L’ebraismo, la religione dell’ama il prossimo tuo come te stesso. Un’introduzione

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Pubblichiamo il capitolo sull’ebraismo, tratto dal libro sulle religioni. Dove si cerca di dare una visione diversa del concetto di “popolo eletto”, o del presunto odio anticristiano contenuto nel Talmud, e altri concetti spesso travisati. Per far amare questa religione anche a chi non la conosce. Perchè la conoscenza è il primo passo per risolvere il pregiudizio e l’intolleranza.


Capitolo V
L’ebraismo
E’ impossibile dire alle
persone come dovrebbero servire Dio. Per qualcuno la strada migliore è lo
studio, per qualcun altro la preghiera per altri il digiuno o il darsi ai
banchetti; per altri ancora servire il proprio vicino.
Il valore della religione
sta nel conservare gli esempi dei molti modi per raggiungere l’unione con Dio.
Il problema con la
religione è che essa spesso insiste sul fatto che una sola di queste strade è
quella legittima. Quando si parla di spiritualità, non lasciamoci affascinare
dall’idea che – come se si trattasse di un maglione – sia una taglia unica che
va bene per tutti.
Scegliamo il nostro
maglione della taglia giusta e indossiamolo con orgoglio.
Rami Shapiro, Un silenzio
straordinario, Racconti Chassidici.
  1. Premessa. 1.1. le difficoltà di uno studio
    dell’ebraismo. 1.2. Il problema dell’ebraismo per il profano. 1.3. Il
    funzionamento della lingua ebraica. 2. In cosa credono. 3 I principali
    concetti.3.1. Dio. 3.2. Il popolo di Israele. 3.3. L’amore. 3.4. L’anima.
    3.5. La reincarnazione. 3.6. Il libero arbitrio. 3.7. I precetti.  3.8. Cristo. 4. I riti. 5. I personaggi.
    6. La storia. 7. I testi. La Bibbia. La Torah. La genesi. Il Talmud. Lo
    Zohar. Il sepher yetzirah. 8. Le correnti.
    9. Il cabalismo.
1) Premessa.
1.1. Le difficoltà di
uno studio dell’ebraismo
.
La grossa difficoltà per chi si approccia
a studiare l’ebraismo sta nel fatto che i libri di testo sulle religioni di
tutto trattano, tranne che della religione ebraica. L’affermazione suona come
un paradosso ma non è così. Come abbiamo detto diverse volte in questo libro,
per capire una religione bisogna capire la concezione che essa ha di Dio,
dell’uomo, dell’anima, dei mondi sovrasensibili, e dei riti che si seguono per
potersi elevare spiritualmente. I libri sull’ebraismo invece trattano la storia
del popolo di Israele, il sionismo, l’olocausto, e, quando va bene, parlano dei
riti quotidiani e della festività, nonché del rapporto col cristianesimo, che è
un po’ come se per spiegare l’induismo avessimo parlato del kumba mela e della
Shiva Linga (la prima è un’importante festa induista, la seconda una statua di
Shiva a forma di fallo), o se per spiegare il cristianesimo si dovesse dire che
il fedele va a messa la domenica, fa la prima comunione, la cresima, si
battezza, poi si spiegasse di che materiale sono fatte le ostie consacrate, ecc.
Alla cabala vengono dedicate
poche righe confuse e inidonee a spiegare cosa essa sia, nonostante essa sia
parte integrante della religione ebraica e ne costituisca la parte più
importante; ed essa viene talvolta presentata come un “movimento”, che in
alcuni casi è stato definito “fantasioso e irrazionale”.
In secondo luogo, i principali
concetti teologici che vengono spiegati sull’ebraismo sono sbagliati e nascono
da una profonda ignoranza non solo dell’ebraismo, ma anche delle altre
religioni. L’affermazione più comune degli studiosi, infatti, presente in tutti
i testi, è che l’ebraismo fu una religione monoteista in contrapposizione ad
altre politeistiche (compreso l’induismo).
Come abbiamo potuto vedere,
invece, l’induismo è tutt’altro che politeista, e sono esistite molte altre
tradizioni monoteiste prima dell’ebraismo.
L’altra affermazione sbagliata è
l’idea che al centro della religione ebraica ci sia il patto di alleanza tra
Dio e Israele. Nessuno nega che tale patto esista nella bibbia, ma, a parte il
fatto che la Bibbia non va letta e interpretata alla lettera, va detto che tale
patto esiste praticamente in tutte le religioni.
Nel buddismo di Nichiren Daishonin
il buddismo proteggerà il giappone rispetto alle invasioni di altri popoli;
nell’induismo c’è spesso l’idea che i veda proteggano l’India; nel
cristianesimo viene protetto chi sceglie di combattere in nome di Cristo, tanto
è vero che si narra che Costantino trovò in cielo la frase “in hoc signo
vinces” e disegnò la croce per poter vincere in battaglia; i crociati invece
andarono in terra santa convinti di avere una missione divina, e in tempi
recenti Bush, quando attaccò l’iraq disse che “Dio era con lui”; nell’islam
alcuni sostengono che Allah debba essere diffuso ovunque, anche se poi tale
concetto non è presente nel corano.
Insomma, il patto di alleanza, o
è presente nei testi sacri o i singoli popoli se lo sono inventati ad hoc per
legittimare i loro comportamenti di conquista verso chi non la pensava come
loro.
L’idea del popolo eletto quindi è
un’idea che non è tipica degli ebrei ma è presente, in vari modi e con varie
manifestazioni, nella maggior parte delle religioni.
Non solo i testi che parlano di
ebraismo trattano prevalentemente la storia del popolo ebraico e non la
religione ebraica, ma per giunta la maggior parte di quelli a disposizione
dello studioso italiano fino a poco tempo fa erano di matrice cattolica, quindi
tendono ad avere una visione parziale e completamente errata del fenomeno.
Questa confusione è resa
possibile dal fatto che una vera e propria “religione” ebraica non esiste;
infatti, a parte la credenza in un Dio unico, e nella Torah come libro sacro,
l’ebraismo non ha un vero e proprio corpus dogmatico e teologico. L’ebraismo
non prevede dogmi e neppure credere in Dio è un dogma, scrive Moni Ovadia che aggiunge
anche: “l’ebraismo non è una religione”. Ma questo non significa che
nell’ebraismo non vi sia una religione. L’ebraismo, invece, contiene in sé la
religione ma “la religione sta all’ebraismo come la feccia necessariamente sta
al buon vino”.
Per semplificare e spiegare
meglio potremmo dire che ebraismo significa aderire ad una religione, ma anche
essere parte di un popolo e di una serie di riti ed usanze; la religione
ebraica in senso stretto è una religione universale, valida per chiunque e
adattabile anche ad altri contesti (tanto è vero che dall’ebraismo nasceranno
due grandi religioni, il cristianesimo e l’Islam, oltre ad una serie di
dottrine magiche ed esoteriche di varia natura; cristianesimo e islam sono, in
pratica, degli ebraismi a cui sono stati innestati alcuni concetti teologici
estranei al popolo ebraico, come la trinità o la divinità di Cristo o la legge
islamica); invece, l’adesione al popolo ebraico, e ai suoi riti, fa parte
dell’essere ebrei e non della religione.
In questo capitolo noi ci
occuperemo solo della “religione” ebraica, e non dell’appartenenza al popolo
ebraico, per quanto le due cose siano, entro certi limiti, a volte
inscindibili.
La differenza tra l’essere
ebrei e l’essere di religione ebraica è ben descritta da questa divertente
novella ebraica.
Si narra che all’epoca
della redazione del Talmud babilonese alcuni maestri avessero deciso di
discutere l’esistenza di Dio. La cosa può sembrare blasfema a chi non conosce
il pensiero ebraico eppure se si considera che nell’ebraismo non vi sono dogmi,
la cosa diventa del tutto lecita.
Il confronto tra le
opinioni durò molti mesi e alla fine si mise la questione ai voti.
La maggioranza decise che
Dio non esisteva.
Terminata la votazione,
uno dei rabbini si accorse che stava calando la sera e allora disse: “su,
compagni, è l’ora del vespro, dedichiamoci alla preghiera”. Gli altri
stupefatti dissero “ma che ti prende sei uscito di senno? Abbiamo appena votato
a maggioranza l’inesistenza di Dio”.
E quello: che vuol dire
questo? Forse però non siamo più ebrei?
Moni Ovadia, Vai a te
stesso.
1.2. Il problema
dell’ebraismo per il profano
.
Perché questa situazione di
ignoranza?
Il problema è che per secoli
l’ebraismo, per uno studioso occidentale, è stato materia off limits. Gli ebrei
sono stati perseguitati per secoli, chiusi spesso in ghetti, e di conseguenza
la loro cultura è stata sempre osservata dall’esterno senza essere capita a
fondo; per circa 1500 anni nei paesi di matrice cattolica le pratiche
cabalistiche erano addirittura sospettate di magia nera e satanismo.
Allo studioso occidentale che si
affacci senza preconcetti all’ebraismo si pone poi un altro grandioso
interrogativo.
La cultura ebraica è penetrata in
profondità nella cultura occidentale europea e americana permeando tutti gli
aspetti del vivere civile e religioso. Questo fenomeno è possibile osservarlo
ponendo attenzione a due fenomeni, uno più nascosto e uno evidente a chiunque:
1) In primo luogo la Bibbia
(l’ottanta per cento del cui contenuto viene dal popolo e dalla storia di
Israele, e anzi E’ la storia di israele) è il libro che ha influenzato più di
ogni altri la cultura e la storia europea e americana; in base ad essa si sono
combattute guerre, sono nati e morti imperi; eppure si tratta, curiosamente, di
un libro di storia, non di un libro sacro in senso stretto. Abbiamo quindi un
libro pensato e scritto appositamente per un popolo, che è utilizzato dalla
maggior parte dei popoli della terra.
2) in secondo luogo mediante la
massoneria, i templari e i rosacroce. In massoneria si fa riferimento alla
ricostruzione del tempio di Gerusalemme, e ovunque ci sono i simboli del candelabro
a sette braccia, della stella di Davide, e altri simboli ebraici. Spesso si sente
addirittura affermare che lo scopo della massoneria è la ricostruzione dl
tempio di Gerusalemme.
Ora, per chi conosce l‘importanza
di tale istituzione nel presente e nel passato, sorgono lecite alcune domande:

come è possibile che una cultura e una religione
minoritaria come l’ebraismo possa aver penetrato un’istituzione come la
massoneria?

Come è possibile che magia ed esoterismo, in occidente,
non siano spiegabili, studiabili, e pensabili, senza la cabala e altri
corrispondenti concetti provenienti dall’ebraismo?

Se l’ebraismo è la religione di un gruppo minoritario
di persone che credono in un Dio unico, e si limitano solo a seguire i 613
precetti del talmud, cosa possono aver donato alla cultura esoterica
occidentale oltre a quello che viene insegnato ufficialmente?

Come è possibile che i due avversari storici e
millenari, Chiesa e Massoneria, abbiano come fondamento culturale l’uno la
Bibbia ufficiale (ebraica) e l’altro i principali concetti tratti dall’ebraismo
mistico e segreto?
Queste domande costituiscono un
vero rompicapo per lo studioso, che si trova quindi di fronte ad una vera e
propria contraddizione: da una parte una religione minimalista che ha pochi
concetti teologici e spirituali di rilievo (così almeno ce la presentano);
dall’altra una totale penetrazione di questa religione in tutti gli aspetti del
vivere civile e religioso occidentale.
A questa contraddizione tenteremo
di dare una spiegazione nei prossimi paragrafi, come tenteremo di dare una
spiegazione al problema del loro rapporto con la figura di Cristo, e tali
spiegazioni, come vedremo sono totalmente differenti da quelle ufficiali.
La nostra spiegazione, lo diciamo
da subito, sarà da una parte completamente diversa rispetto a quelle che
vengono date sino ad oggi; sarà però senz’altro semplicistica e incompleta,
perché nessun fenomeno si spiega con una sola ragione, ma sempre per un
complesso di ragioni di varia natura, molte delle quali necessarie di
approfondimento.
Tuttavia, ancorchè semplicistica,
è una spiegazione che bisogna tentare di dare, se non altro per stimolare un
dibattito futuro e un approfondimento in tutti coloro che sono davvero
interessati alla ricerca religiosa intesa come ricerca spirituale e non come un
mero elenco di formalità da eseguire giornalmente o annualmente.
►Curiosa la pretesa di
sapere cosa sia l’ebraismo. Bizzarro pretenderlo, visto che gli ebrei provano
da 4000 anni a capire chi siano e non ci sono ancora riusciti, e dire che non
fa loro difetto l’intelligenza.
Moni Ovadia, Vai a te
stesso.
1.3. Il funzionamento
della lingua ebraica
.
La prima cosa che bisogna sapere
per capire l’ebraismo è il funzionamento della lingua ebraica. L’ebraico è
composto da 22 lettere. A ciascuna lettera è associato un numero e un concetto.
Ad esempio la prima lettera, Alef, è associata al numero 1, e al concetto di
bue.
Quando un ebreo legge una parola
di tre lettere, quindi, non legge solo una parola, ma legge anche,
contemporaneamente, un numero e una serie di concetti.
E viceversa.
Questo comporta una conseguenza
importantissima. La lingua ebraica si presta senza particolari difficoltà per
l’ebreo colto ad essere anche un linguaggio cifrato, in codice. In un quadro
con tre elementi, un bue, una casa, e dell’acqua, l’ebreo non si limita a
vedere i tre oggetti, ma vi leggerà anche le consonanti alef, bet, e mem, e il
numero 1211.
Peraltro parole e lettere ebraiche raggiungono un grado di perfezione
costruttive e spirituali sbalorditiva, al che non ci si stupisce quando si
sente affermare che l’alfabeto ebraico è costituito dai mattoni della
creazione. Si consideri ad esempio la lettera Alef; essa – che è la prima
lettera e quindi anche una delle più importanti per certi versi – è composta
dalle tre consonanti Alef , Lamed, e Pe, che alludono al concetto Alef
(divinità) Lamed (insegnare) Pe (tradizione orale).
Per questo motivo è stato detto
che “il rapporto tra l’alfabeto ebraico e le parole della lingua ebraica è
uguale a quello che lega gli elementi chimici delle formule”.
Infine, per capire il
funzionamento della lingua ebraica, è fondamentale sapere che essa è scritta
solo con consonanti, mentre le vocali sono riempite da chi legge; il che
comporta che ogni parola ha un numero di varianti pari al numero di possibilità
di vocalizzazione delle consonanti.
Questo ha una ulteriore
conseguenza, assolutamente fondamentale per capire l’ebraismo. La bibbia, così
come la leggiamo noi, non ha solo il significato che le attribuiamo alla lettera,
ma ha anche altri significati nascosti, che si possono trarre dalla lettura del
testo in una sequenza diversa rispetto a quella ordinaria (da destra verso
sinistra). Così, ad esempio, nel brano in cui il popolo ebraico attraversa il
Mar rosso e le acque si aprono per far passare la moltitudine in cammino verso
la terra promessa, oltre al suo significato letterale, vi si può leggere anche
la formula usata da Mosè per ordinare alle acque di separarsi, nonché uno dei
72 nomi di Dio.
Della bibbia quindi noi conosciamo
solo il significato letterale, praticamente nullo dal punto di vista
spirituale, che ci è stato tramandato fino ai giorni nostri nella versione che
la Chiesa ha permesso.
Altri, ben più profondi, sono
però i suoi significati ed è a quelli che occorre riferirsi se si vuole capire
a fondo l’ebraismo.
Questa concezione della lingua
ebraica non è propria solo degli indirizzi cabalistici ed esoterici
dell’ebraismo, ma si ritrova anche nel Talmud, sia pure con minore enfasi, il
quale riporta: Betzael sapeva come
combinare le lettere con cui il cielo e la terra furono creati, poiché è
scritto: l’ho colmato di spirito divino, di saggezza, intelligenza e conoscenza[1].
La seconda cosa che bisogna
sapere è che l’ebraico antico è considerato una lingua magica, oltre che sacra.
In questo, in realtà, non c’è nulla di strano. L’idea che le parole, e il
suono, siano le vibrazioni fondamentali da cui è nato l’universo, e che possano
produrre mutamenti nella realtà circostante, in realtà è presente in tutte le
culture, induista, buddista, islamica, sciamaniche, ecc[2].
In pratica solo il Cristianesimo
cattolico nega il valore della magia e la potenza del suono, il che spiega come
mai ad un occidentale questi concetti suonino estranei, e per certi versi
“primitivi”.
Alcuni passi della Bibbia, o
dello Zohar, quindi, recitati in modo particolare e con una intonazione
particolari, diventano vere e proprie formule magiche. Ogni lettera
dell’alfabeto ebraico ha una qualità magica. E molti concetti apparentemente
“solo” religiosi, come quello dei 72 nomi di dio, sono in realtà anche formule
magiche per ottenere determinati risultati.
Ciò però spiega anche perché nei
secoli gli ebrei siano stato perseguitati e accusati di satanismo. L’ebreo che
recitava le formule cabalistiche veniva accusato di stregoneria e spesso nelle
comunità sorgeva una specie di isteria collettiva e provocava una vera e
propria caccia alle streghe.
Come abbiamo potuto vedere
trattando delle altre religioni, questa prerogativa non è solo della lingua ebraica.
Anche al sanscrito si attribuiscono poteri magici; gli islamici recitano il
corano con una determinata intonazione, induismo e buddismo sono spesso
incentrati sulla recitazione di mantra, ecc[3].
►Duemila anni prima della
creazione del mondo le lettere erano tenute segrete e il santo, sia benedetto,
le contemplava deliziandosene.
Prima dell’inizio dei
tempi, in un luogo che non è un luogo, al di là della comprensione umana, non
esisteva nient’altro che la danza delle grandi lettere nella luce originaria
nate dal pensiero del Padre e della Madre come manifestazione del loro amore.
►Io sono Tav, l’ultima
delle 22 grandi forze che hanno creato gli universi. Sono uno dei 22 raggi di
questo unico sole di cui tutto ciò che vive canta le lodi.
Mi chiamano anche Stella
di verità, e sono la croce.
Perché sono simile alla
sfinge che pone la domanda cruciale a chi si mette in cammino. Del resto la
vita sulla terra è piena di domande, e l’uomo si incarna per rispondervi.
Proprio per questo deve diventare profondamente consapevole del suo libero
arbitrio.
Non ti viene chiesto di
disprezzare la materia, ma al contrario di amarla per comprendere e vivere lo
splendore che essa nasconde. Devi accettare di morire a tutto ciò che eri per
rinascere nel nuovo, questo è il mio cammino.
La croce presenta due
aspetti. Il primo è la porta che conduce al secondo. Il primo aspetto della
croce richiede il sacrificio senza condizioni del tuo ego.
Il secondo è quello della
resurrezione nella Coscienza dell’unità.
Al centro di questa croce
fiorisce eternamente la rosa, il grande cuore di Dio, che insuffla la vita divina
in tutta la creazione.
Perciò sono l’ultima delle
lettere, rappresento la morte di quello che non può entrare nel nuovo.
Il sacrificio sulla croce
è quello dell’Ego, dell’uomo vecchio alla luce della verità. Ti viene chiesto
di morire a te stesso per correggere gli schemi di pensiero che separano il
mondo fisico dal divino e proclamare la vita divina sulla terra, in un corpo
materiale finalmente ricollegato alla sorgente.
In ogni momento puoi
rivolgerti a me, nel silenzio del tuo essere, e ti aiuterò a sentire la voce
della tua anima. Da oggi sarò sempre al tuo fianco. E non dimenticare che se il
sole dovesse tramontare, la stella della notte si alzerà per mostrarti la via.
►Lo Zohar racconta: la
lettera Alef rimase al suo posto senza presentarsi. Il santo, sia benedetto, le
disse: Alef, perché non ti sei preparata davanti a me come hanno fatto tutte le
lettere?
Lei rispose: Padrone
dell’universo, vedendo che tutte le lettere si sono presentate davanti a te
inutilmente perché avrei dovuto presentarmi anche io? Allo stesso modo, siccome
tu hai giò accordato alla lettera Bet il suo dono prezioso, ho compreso che non
si addice al re dei cieli il riprendere il dono che ha fatto ai suoi servitori
per darlo ad un altro.
Il santo, sia benedetto,
le rispose; Oh Alef, alef, anche se mi servirò della lettera Bet per operare la
creazione del mondo, tu sarai la prima di tutte le lettere e io ritroverò
l’unità solo in te. Tu sarai la base di tutti calcoli e di tutti gli atti
compiuti nel mondo, e non si potrò trovare l’unità da nessuna parte se non
nella lettera Alef.
Marie Elia, Verso lo
splendore, il potere di guarigione delle lettere ebraiche.
►A fianco della Sofia, i
mistici individuano altre realtà eterne e preesistenti al mondo, come il nome
divino. Nel contesto ebraico il nome non è una nozione astratta, bensì una
realtà vivente che affonda le sue radici nella lingua parlata, che è essa
stessa sacra, in quanto, secondo la mistica, si tratta di una lingua cifrata,
segreta, che contiene la chiave della natura spirituale del mondo e di Dio.
L’equivalente terrestre del verbo creatore di Dio. Per il mistico pronunciare
il nome significa quindi pronunciare la vita.
Alla mistica del nome si
lega la mistica del linguaggio, fondamentale nella spiritualità ebraica, dal
momento che in tutti i suoi percorsi ritorna la nozione di alfabeto come scala
per il divino.
La lingua ha un valore
mistico, e raggiunge Dio perché procede essa stessa da Dio.
Il creato del resto prende
forma quando riceve un nome. Dio nomina la luce la luce compare. Adamo dà un
nome agli animali.
Dante stesso, nel 1200,
diceva che “nomina sunt consequantia rerum”.
Burrini, I grandi temi
della mistica ebraica.
►Quella di dare il nome
agli animali fu una delle prime azioni di Adamo, dato l’Adam, a quel punto,
faceva ancora parte dell’uno e non aveva coscienza della dualità non sceglie i
nomi in modo arbitrario, ma constata semplicemente l’esistenza di essi,
rivelando la loro stessa origine nelle lettere ebraiche della creazione.
(Gabriella Samuel)
►Ventidue lettere, Egli le
tracciò, le scolpì, le combinò, le pesò, le scambiò, e con esse produsse
l’intera creazione e tutto ciò che è destinato a venire in essere.
►Per mezzo delle 22
lettere, dando loro una forma e un modello mescolandole combinandole in modi
diversi, Dio fece l’anima di tutto ciò che è stato creato e che sarà. E’ su
queste stesse lettere che il Santissimo benedetto egli sia, ha fondato il alto
e santo nome.
►Queste sono le 22 lettere
attraverso le quali Dio ha operato. Da queste lettere prima egli ha ricavato
tre numeri, poi ha creato il mondo nel suo complesso.
Sefer yetzira
2) In cosa credono
gli ebrei
.
Purtroppo l’onnipresenza della
cultura cattolica in ogni settore della vita per secoli ha fatto si che tali
concetti e tali fenomeni non fossero mai studiati seriamente, e quella ebraica
è stata sempre presentata e tramandata fino a noi come una religione basata su
un unico Dio, un popolo eletto, e 613 precetti di vita quotidiana.
Le cose stanno invece in modo
molto differente rispetto a come ci sono state raccontate; la verità è che
l’ebraismo è una religione complessa, ma anche profonda, viva, affascinante, il
cui approfondimento permette di entrare in un mondo poetico e magico al tempo
stesso, e le cui punte del misticismo si incontrano ai vertici, con quelle
islamiche dei sufi e cristiane dei rosacroce
Fatte queste premesse si può
quindi fare la sintesi e individuare il nocciolo delle credenze ebraiche che
sono – in questo senso hanno ragione i testi tradizionali – la credenza in un
dio unico, e la Torah come libro sacro rivelato da Dio a Mosè.
I testi tradizionali di religione
e storia delle religioni aggiungono poi che caratteristica dell’ebraismo sarebbe
il patto di alleanza tra Dio e il popolo ebraico, che sarebbe quindi il popolo
eletto da Dio per portare il monoteismo all’umanità. Molti commentatori infatti
aggiungono anche, ansiosi di far vedere che condividono il concetto, che il
grande apporto che l’ebraismo ha dato all’umanità è proprio il monoteismo.
Senz’altro il rapporto tra Dio e
il popolo di Israele è un rapporto particolare, struggente, di intima
compenetrazione, drammatico, che a tratti può diventare umoristico o tragico a
seconda del contesto; un rapporto che in certi casi diventa quasi amicale, da
pari a pari, come vedremo meglio in seguito. Ma questa caratteristica è tipica
di tutti i mistici di tutte le tradizioni e da questo punto di vista non c’è
poi nulla che contraddistingue un mistico cristiano, sufi, o ebraico.
Come vedremo meglio in seguito e
come abbiamo anticipato anche nel primo capitolo di questo libro, il monoteismo
è appannaggio anche di altre religioni, quindi da questo punto di vista l’ebraismo
non ha apportato alcunché al cammino religioso dell’umanità.
Anche il patto di alleanza va
molto ridimensionato perché è tipico di molte altre religioni.
Anzi, da questo punto di vista
per secoli tale patto ha caratterizzato, perlomeno nel modo in cui veniva
presentato alle masse, proprio il suo acerrimo nemico, il cristianesimo; molti
teologi o pensatori cattolici infatti, nei secoli hanno affermato, sia pure con
sfumature diverse, che siccome gli ebrei non avevano riconosciuto il messia,
Gesù, tale patto era stato rotto e quindi – non lo si diceva per implicito ma
era assolutamente evidente nei fatti e nei comportamenti – i nuovi contraenti
del patto di alleanza erano i cristiani. Non a caso la Chiesa cattolica porta
in sé nel suo nome (cattolica, ovverosia universale) la sua idea di essere
l’unica depositaria della volontà divina, e quindi l’unica legittimata da Dio a
portare nel mondo la sua parola, anche a costo di sterminare chi non voleva
convertirsi.
La scelta della Chiesa Cattolica di
assumere come libri sacri anche la Torah e la maggior parte dei testi biblici
dell’ebraismo è quindi apparentemente incomprensibile, se si tiene presente che
nella Bibbia, a parte la credenza nel Dio unico, non c’è assolutamente nulla
che richiami concetti della fede cristiana e tanto più lo diventa se si tiene
conto che il corpus biblico finisce per essere un mix senza senso composto –
nella traduzione di un qualsiasi testo di media grandezza redatto in lingua
europea – da un migliaio di pagine del vecchio testamento (di cui il 90 per
cento riguarda la storia ebraica) e 200 del nuovo testamento (questo si,
contenente l’insegnamento di Cristo).
In particolare, per quanto
riguarda il patto di alleanza, molti cabalisti e rabbini ne danno una lettura
diversa, ulteriore rispetto a quella che viene ripetuta dalla cultura
ufficiale, e che analizzeremo in seguito.
3) I principali
concetti
.
3.1 Dio.
Veniamo all’aspetto più
importante della religione ebraica: Dio. Non che nelle altre religioni tale
concetto non sia importante, nell’induismo il fedele attraverso la meditazione
cerca di unirsi a Dio, nell’islamismo tutto si incentra sulla devozione a Allah
ecc. Da questo punto di vista ogni religione dà importanza a Dio nella stessa
misura dato che essa altro non è che un modo per trovare il divino nella vita
umana.
Ma nell’ebraismo il concetto di
Dio assume una particolare importanza per capire la religiosità ebraica, in
rapporto a quella di altre religioni.
Se letta alla lettera, la Bibbia
non dà una visione univoca di Dio. Accanto a descrizioni di un Dio d’amore,
talvolta poetiche e suggestive (come quelle di Elia che va alla ricerca di Dio
e arriva una tempesta, ma Dio non era lì, poi un terremoto, ma Dio non era nel
terremoto, finchè alla fine gli giunge una brezza leggera e quello era
finalmente Dio), ne esistono altre che sono tutto l’opposto.
Se visto con le lenti del
cristianesimo cattolico l’ebraismo ci è sempre apparso come una religione che
adora un Dio cattivo, crudele vendicativo e terribile, con attributi molto
umani (troppo umani, diremmo). “Io sono un dio geloso” afferma anche il Dio
biblico, e aggiunge: “che punisce
la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per
quanti mi odiano” (quindi non esattamente il Dio d’amore e di giustizia che è del nuovo
testamento).
Uno dei rabbini più noto al mondo
contemporaneo, Yeuda Berg, afferma che in effetti alcune espressioni e
comportamenti del dio biblico lasciano quantomeno interdetti, se si prende alla
lettera la Bibbia.
Questo ha fatto affermare ad
alcuni pensatori nel passato e nel presente che il Dio biblico sarebbe in
realtà un demone (e da qui al passaggio che tutti gli ebrei fossero satanisti
il passaggio è stato molto breve).
In realtà il Dio ebraico è un Dio
eterno, immutabile, creatore di tutto, trascendente e immanente al tempo
stesso; tanto è impersonale il Dio di Israele che non può essere rappresentato
in immagini e ogni rappresentazione che pretenda di riportarlo a dimensioni
umane è considerato un oltraggio.
I suoi attributi sono: unico,
incorporeo, onnipresente onnipotente, onnisciente, eterno, santo. Sono, cioè,
gli attributi che vengono considerati da ogni religione, gli stessi che vengono
attribuiti dai mistici islamici, cristiani, e induisti.
La creazione è la
manifestazione di Dio. Cielo e terra, sacro e profano, l’Uno e i molti sono
tutti Dio. Dio non è una proiezione astratta, un’idea. Dio è la sorgente e la
sostanza di tutta la realtà. Dio non è compreso in qualche reame etereo ma è
qui e ora, nel nascere e morire del mondo naturale. Menachem Mendel era un
rabbi perché vedeva Dio ovunque e in ogni cosa, e non si tratteneva
dall’abbracciare L’Uno nei molti.
Dio è ovunque e ogni cosa.
Dio comprende tutto il dualismo in un non dualismo più grande, Male e bene,
giusto e sbagliato, alto e basso, maschio e femmina, materia e spirito, sono
tutti compresi nell’Uno e unico. E se è così non abbiamo alcun modo per
definire Dio. Possiamo cercare di comprendere Dio attraverso la metafora, ma
Dio è al di là di qualsiasi concettualizzazione,
Dio non può essere oggettivato,
ma lo possiamo incontrare.
Rami Shapiro, un silenzio
straordinario.
Scrive Dag Tessore che l’ex
rabbino capo di Roma, Elio Toaff, paragonava le diverse religioni ai differenti
ordini monastici all’interno del cattolicesimo: ognuna ha le sue caratteristiche
specifiche, e le sue differenze, ma il messaggio di cui si nutrono è lo stesso
per tutti.
Ed Elia Benamozegh, rabbino di
Livorno nel XIX secolo, scriveva che “la varie religioni non sono altro che
diverse forme di culto di una medesima religione per cui il Mosaismo è un
aspetto particolare della vera religione e non è destinato a tutto il genere
umano”.
Secondo Tessore, è per questo che
gli ebrei non hanno mai avuto missioni per cercare di convertire i non ebrei.
Se fossero stati convinti di avere l’unica verità e salvezza, sarebbe stato
naturale cercare di portare luce anche agli altri[4].
La principale preghiera del credo
ebraico è lo Shemà Israel (ascolta Israele), formato da tre passi biblici, due
del deuteronomio e uno del libro dei numeri. Ascolta Israele, Jahvè è il nostro
Dio, Jahvè è uno amerai Dio con tutto il cuore e con tutte le tue forze.
Gli ebrei osservanti tengono queste
parole sempre vicine, le pronunciano spesso sia in casa che fuori, e le
recitano al risveglio e prima di addormentarsi, e talvolta le scrivono su muri
e porte di casa.
Quello che, da studiosi esterni,
colpisce subito del rapporto tra l’ebreo e Dio è il particolare rapporto che si
instaura non solo con il popolo di Israele, ma tra il singolo fedele e Dio
stesso. Un rapporto intimo, quotidiano, di rispetto ma anche di amicizia al
tempo stesso, di subordinazione ma anche di parità.
A tale proposito c’è un racconto
chassidico, molto particolare, da cui emerge con tutta la sua forza il
particolare rapporto tra Dio, legge ebraica, popolo di israele e singolo
fedele:
un ebreo voleva sposare sua
figlia ma non aveva i soldi per farlo, perché l’imperatore Giuseppe II imponeva
agli ebrei, e solo a loro, il pagamento di 400 talleri per far sposare i propri
figli.
L’uomo allora convocò il
tribunale rabbinico che, come per legge, dovette riunirsi, e chiamò in giudizio
Dio stesso, chiedendo che venisse giudicato per ingiustizia. Se Dio aveva
permesso questa legge ingiusta – questa era la tesi dell’uomo – Dio non poteva
essere amorevole e giusto; diversamente la legge doveva essere cambiata.
Il tribunale fu costretto a
riunirsi perché così diceva la legge, e non potè esimersi dall’instaurare il
processo, perché non trovò nel Talmud nessuna regola che vietasse di chiamare
in giudizio Dio.
Al momento della riunione del
collegio, come voleva la legge, il tribunale chiese alle parti di allontanarsi
dall’aula. L’uomo si allontanò, ma Dio – ovviamente – no, perché Dio è ovunque,
e permea ogni cosa, dalla più piccola alla più grande.
Il tribunale, allora, seguendo la
legge talmudica, fu costretto a condannare Dio, per un vizio processuale,
perché le legge prevedeva che se una delle parti in causa non si allontanava
dall’aula come previsto, la causa veniva decisa a suo sfavore.
L’indomani venne promulgata e
pubblicizzata la sentenza.
L’imperatore, venuto a sapere
della sentenza, saputo che Dio era stato condannato a cambiare la legge
ingiusta, decise di abolire la legge, per evitare di andare contro la volontà
di Dio e con essa abolì tutto il cosiddetto “Editto di tolleranza” che
prevedeva disumane leggi entiebraiche[5].
In questo racconto si possono
cogliere molti aspetti particolari del rapporto che l’ebreo instaura con dio.
Il rapporto intimo tra l’uomo e la divinità, tanto che l’uomo può permettersi
anche di giudicarlo; ma il timore di Dio, tanto che la legge viene cambiata
solo per paura di andare contro la sua volontà; il continuo rapportarsi,
interrogarsi, discutere con Dio stesso, come se fosse un rapporto da pari a
pari, ma in cui alla fine, comunque, la prevalenza finale è quella della
volontà di Dio nonostante questa parità.
►Un giorno Dio desiderò
specchiarsi e creò così il tempo e lo spazio.
Isaac Luria.
►Tutti gli aspetti della
creazione in tutte le sue sfaccettature, dell’interno e dell’esterno, sono
completamente prestabiliti col solo fine di sviluppare in essa l’essere umano,
affinchè si elevi nelle sue qualità, fino a essere in grado di percepire la
Divinità allo stesso modo in cui percepisce un amico.
Baal HaSulam, L’essenza
della religione e il suo scopo
►Se solo ascolterai,
se solo aprirai il tuo
cuore,
inizierai a vedere
che egli vuole parlare con
te,
che egli ti sta parlando.
Tutto ciò che passa
Attraverso la sua mente e
il tuo cuore
All’interno di te e
attorno a te, sono tutte sue parole.
Tutto ciò che senti, tutto
ciò che vedi
È soltanto lui.
Non vi è nulla.
Nessuna persona
Nessun altro.
Tu stai parlando solo con
lui
E questo è il suo
linguaggio.
L’apparenza del mondo
La sensazione della realtà
La sensazione del sé
Sono tutte il reatore che
parla con te.
Leitman, Lo Zohar
rivelato.
►Si racconta che
l’imperatore Adriano disse una volta a Rabbi Joshua Chananyah: voglio vedere il
tuo Dio.
Impossibile, rispose
quello.
L’imperatore insisteva e
allora il rabbi lo pregò di guardare il sole.
Non posso, disse
imperatore.
Disse allora il Rabbi: tu
ammetti di non riuscire a guardare il sole, che è solo un satellite di Dio.
Quanto deve superare le tue possibilità la vista di Dio stesso.
Abraham Cohen, Il Talmud.
►Uno scolaro era
tormentato dal dubbio: come era possibile che Dio conoscesse tutti i suoi
segreti e i suoi pensieri, anche i più fugaci e indistinti?
Per la gran pena andò a
trovare il suo maestro, per pregarlo di dissipare il turbamento dal suo cuore.
Rabbi Pinhas stava in
piedi accanto alla finestra e lo guardava avvicinarsi. Appena lo scolaro fu
entrato e dopo averlo salutato, stava per sfogare il suo tormento, lo Zaddik
disse: “Lo so amico, e se lo so io, come non dovrebbe saperlo Dio?”
►Un giorno due rabbi si
incontrarono per la prima volta per parlare di Dio.
Andarono in una stanza da
soli, sedettero l’uno davanti all’altro, e tacquero a lungo. Dopo un’ora si
alzarono e andarono dagli altri: “Abbiamo finito”, dissero.
I due rabbi sono la figura
di una comunione che non ha più vie espressive, perché hanno raggiunto l’unità
di Dio.
►Quando Rabbi Isacco Meir
era un bambinetto, qualcuno gli chiese: “Isacco Meir, ti do un fiorino se mi
dici dove abita Dio”.
Egli rispose: ti do due
fiorini se mi dici dove non abita.
Emanuela Ghini, I segreti
dei chassidim.
►Noi evitiamo di studiare
la vera natura del divino, e di conseguenza il concetto di Dio si è offuscato.
Il punto più intimo della consapevolezza di Dio è divenuto così debole che
l’essenza di Dio è concepita solo come ptoere inflessibile al quale non si può
sfuggire, al quale bisogna sottomersi. Se ti poni al servizio di Dio con queste
sterili basi, gradualmente perderai la luminosità, reprimendo la tua coscienza.
Lo splendore divino sarà sradicato dalla tua anima.
►Ogni definizione di Dio
conduce all’eresia, la definizione è idolatria spirituale.
►Dio esiste in ogni
esistente. Non dire, questa è una pietra, non Dio. Piuttosto, tutta la tua
esistenza è Dio, e la pietra è una cosa pervasa dalla divnità”.
Daniel Matt, L’essenza
della Cabala, il cuore del misticismo ebraico.
►Dio è, ed è, un dialogo:
Ascolta Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è uno.
Si può dire cioè che
attraverso il testo biblico e i testi che lo seguirono poi nei secoli, l’ebreo
non si domanda chi o cosa è Dio, ma va con Dio, a volte dietro lui, a volte
avanti a Lui, come Abramo. Non è la teologia in quanto ricerca della natura di
Dio che preoccupa l’ebreo, ma la halakà, se intendiamo halakà nel suo
significato originario di cammino che è un “cammino con” e se è un cammino con,
si tratta di relazione, non di essenza.
Lea Sestrieri, cit. in:
Alessandro Nangeroni, La Cabala, l’ebraismo esoterico.
►Credo nel Dio di Israele,
anche se ha fatto di tutto perché non credessi in lui. Credo nelle sue leggi,
anche se non posso giustificare i suoi atti. Il mio rapporto con lui non è più
quello di uno schiavo con il suo padrone ma di un discepolo verso il maestro.
Chino la testa dinanzi alla sua grandezza ma non bacerò la testa con ciu mi
percuote. Io lo amo, ma amo di più la sua legge e continuerei ad osservarla
anche se perdessi la fiducia in lui. Dio significa religione ma la sua legge
rappresenta un modello di vita, e quanto più moriamo in nome di quel modello di
vita tantoèiù esso diventa immortale.
Brano di Zwi Kolitz,
citato in: Moni Ovadia, Vai a stesso.
3.2 Il popolo di Israele e il patto di alleanza.
Tutti i libri di religione
concordano sul dato di fatto (errato) che la religione ebraica si confonda con
l’essere appartenenti al popolo di Israele che avrebbe stretto un patto di
alleanza con Dio e che, di conseguenza, come popolo eletto da Dio, gli ebrei si
sentirebbero superiori agli altri popoli.
E’ innegabile che alcuni ebrei
possano interpretare in questo modo la Bibbia, come è innegabile che vi siano
alcuni islamici che rivendicano la superiorità della loro religione, come del
resto fanno molti Cristiani e, sia pure in misura minore e con conseguenze meno
gravi per l’umanità, alcuni buddisti e induisti.
Tuttavia esiste una possibile, e
diversa, lettura di questo patto, poco conosciuta alle masse, ma fatta propria
da molti cabalisti.
Le dodici tribù di Giuda, secondo
questa diversa interpretazione, sarebbero in realtà dodici gruppi etnici cui
apparteneva l’umanità quasi 6000 anni fa.
Tali tribù si sarebbero disperse
per il mondo dando luogo alle varie etnie come noi le conosciamo ora, e il
patrimonio spirituale del popolo di Israele, contenuto nella Cabala, sarebbe
andato disperso, per poter essere riproposto in tempi recenti.
I vari popoli della terra
sarebbero quindi tutti discendenti,, in via diretta o indiretta, del popolo
ebraico, e la missione di Israele sarebbe quella di unificare tutti i popoli
sotto un’unica religione che non sarebbe, però, la religione ebraica così come
tramandata nelle sue forme essoteriche e ufficiali (la religione di Yavèh), ma
nelle sue forme esoteriche.
Il che trova conferma nel fatto
che il misticismo ebraico, cristiano, e islamico, condivide identici concetti e
identici contenuti; e che tali concetti e contenuti sono, tra l’altro,
coincidenti con analoghi concetti spirituali del taoismo, del buddismo e
dell’induismo. Si tratta, in definitiva, dell’idea che Dio sia nel tutto, e che
tutto converga in Dio, che lo scopo dell’anima sia quello di unirsi a Dio
progredendo spiritualmente nei millenni, e che il lavoro spirituale consista
nel perfezionare sempre più se stessi, fino all’illuminazione, o all’unione col
divino.
Trascrivo alcuni passi dal libro
di Leitman “Lo Zohar rivelato”, per spiegare meglio il concetto:
Il processo di occultamento e
rivelazione della saggezza non è una novità. Esso iniziò quasi 5800 anni fa con
il primo essere umano a scoprire il mondo spirituale, Adamo (il cui nome era
Adame la Elyon, colui che è simile al superiore).
Adamo è quindi considerato il
primo Cabalista.
Il giorno in cui Adamo iniziò a
rivelare la forza superiore è chiamato “il giorno della creazione del mondo” e
in quel giorno l’umanità entrò in contatto con il mondi spirituale per la prima
volta.
Tali nozione furono passate a
Mosè, poi Noè, e Abramo.
Al tempo di Abramo si volle
costruire la torre di Babele, che simboleggia la crescita dell’ego; tappa che
serviva ad un preciso disegno per l’evoluzione umana.
“Torniamo ora a quelle persone
che non potevano recepire le nozioni di Abramo nell’antica Babilonia. Quando
lasciarono Babele, si sparsero in tutto il globo in 70 nazioni e progredirono
materialmente.
Da soli non avrebbero mai potuto
apprendere la nozione spirituale. Peraltro, se non potevano riuscirci, questo
avrebbe contraddetto lo scopo della creazione: portare tutte le persone al
livello del Creatore. Il punto di contatto, quindi, fra Israele e tutte le
nazioni del mondo doveva essere ricreato.
Questo processo si realizzò
tramite l’accrescimento dell’ego in seno ad Israele, dopo il quale il popolo
cadde dal suo grado e si disperse tra le nazioni. L’idea era di mescolare le
anime di Israele con le anime delle nazioni del mondo, per spargere i semi
della spiritualità dentro le altre nazioni.
Come avvenne ciò? Il popolo di
Israele si immerse nell’egoismo e nella corporalità come le altre nazioni, così
ora vi fu un terreno comune tra loro. Tuttavia dobbiamo tenere a mente che all’interno
delle anime di Israele, il seme era già stato piantato. Mentre essi erano in
esilio, Israele si guardò bene dall’assimilarsi fisicamente alle altre nazioni,
i Goim ad esempio, mentre sul piano interiore la mescolanza avvenne. I gentili
dominarono Israele tiranneggiandola, ma assorbendo da essa anche una certa
irradiazione interiore.
Così si raggiunse il risultato
spirituale desiderato, e le scintille delle anime di Israele ora permeavano le
nazioni, permettendo loro di unirsi ad Israele nel processo della correzione
generale.
Così si raggiunse il risultato
spirituale desiderato e le scintille delle anime di Israele permeavano le
nazioni, permettendo loro di unirsi ad Israele nel processo della correzione
generale. Nel complesso Israele ha attraversato 4 esili, nei quali ebbe luogo
tale mescolanza tra Israele e le altre nazioni.
Prima dell’esilio, nel secondo
secolo dell’era cristiana, fu scritto il libro dello Zohar da rabbi Shimon Bar
Yochai, e dai suoi studenti. E’ stato scritto in aramaico e contiene e contiene
la descrizione di tutti gli stati futuri che l’umanità è destinata ad
attraversare fino alla fine della correzione generale”.
Appena terminata la scrittura lo
Zohar fu celato, nel XVI secolo lo conoscevano solo alcuni e solo in questo
periodo è destinato ad essere rivelato a tutti, per il bene dell’intera
umanità.
Da questo punto di vista la Bibbia tutta, e la storia del popolo di Israele,
sono tappe (anche metaforiche in molti casi) di un cammino evolutivo
dell’umanità.
Il tempio di Gerusalemme
rappresenta la saggezza dell’uomo, e la distruzione di esso rappresenta il
predominio dell’ego e della barbarie sulla spiritualità.
I vari patriarchi e personaggi
biblici sono l’incarnazione degli attributi di Dio (Abramo la bontà, Isacco il
rigore, Giacobbe la misericordia; in Melchisedek il volto umano dell’Angelo
Michele, nel popolo di Israele lìopera della Sekinah, della grazia divina)[6].
Gerusalemme, che significa non a
caso “città della pace” è la città più bagnata di sangue della storia dell’umanità,
perché è il centro propulsore della spiritualità mondiale, e solo quando sarà
tornata la pace a Gerusalemme, sarà edificata anche quella “Gerusalemme
celeste” o “interiore” di cui parlano Rosacroce, massoni, Sufi, e Cabalisti.
►Eretz Israel significa
terra d’Israele. La parola Israel è composta dalle radici El, uno dei nomi
sacri di Dio, e Iasar, andare dritti. Israele simboleggia quindi la
trasformazione della coscienza esemplificata dal racconto biblico di Giacobbe,
ribattezzato da D*o “Israele”.
Giacobbe è il simbolo
della trasformazione di tutti gli esseri umani, perché lotta con le forze
angeliche e demoniache, uscendone vincitore, a illustrare la natura indomita
della Neshamah (l’anima divina) dell’essere umano.
Gabriella Samuel,
Kabbalah, tutti i segreti del misticismo ebraico.
►Se dunque Israele è il
popolo eletto, non è allo scopo di ricevere da Dio speciali attestazioni di
favoritismi. Lungi dall’essere in condizioni più favorevoli delle altre nazioni
dal punto di vista materiale, come conseguenza di tale elezione Israele porta
con sé una maggiore responsabilità ed è maggiormente esposto ai castighi.
Poiché Dio amò Israele,
moltiplicò le sue sofferenze (Esodo R, I,1,)
Tre doni preziosi fece il
santo che benedetto sia, a Israel, e tutti glieli dette a mezzo di sofferenza:
La Torah, la terra di Israele, e il mondo avvenire (Ber.).
Abraham Cohen, Il Talmud.
►Questo popolo è stato
paragonato alla polvere e alle stelle. Quando scende, scende fino alla polvere,
quando sale, sale fino alle stelle.
►Perché è stato paragonato
a un olivo?
Per insegnare che, come
l’ulivo non perde le foglie né d’estate né d’inverno, così Israele non cesserà
mai di esistere, né in questo mondo, né nel mondo avvenire.
►La Gerusalemme celeste
non sarà come le Gerusalemme terrena, dove entra chi vuole. Nella Gerusalemme
celeste entreranno solo coloro che saranno invitati.
(a cura di) Giuseppe
Luras, I racconti del Talmud.
►Essere un ebreo. Di Aaron
Zeitlin.
Essere un ebreo vuol dire
sempre correre da Dio
persino quando si è in
fuga,
stare in ascolto in un
qualunque giorno
persino se si è atei
della voce del corno del
messia.
Essere un ebreo vuol dire
Saper niente all’infuori
di Dio
persino se uno vuole
e non sapere smettere di
fare una preghiera
persino dopo tutte le
preghiere
persino dopo tutti i
persino.
Da. Emanuela Ghini, Il
segreto dei Chassidim.
►Ritengo che la terra sia
santa quando la si abita in santità santa. Il precetto autentico, a mio parere,
è quello di abitare la terra, non di possederla, e lo desumo dall’annuncio del
giubileo. Dio parla agli ebrei (levitico 25,23): la terra è mia, voi vi
abiterete come soggiornanti, residenti, ma la parola gher, in ebraico,
significa anche straniero. Dio prosegue: vi abiterete insieme allo straniero il
quale dovrà godere dei vostri stessi statuti. Ricordate che foste stranieri in
terra d’egitto, Io sono il Signore. Me se ancora non fosse chiaro, Dio aggiunge
perentoriamente: Davanti a me siete tutti stranieri soggiornanti.
Davanti a Dio si sta come
stanieri.
Credo che il nazionalismo
sia una delle peggiori pesti che ammorbano l’umanità, una vera metastasi. Se
vogliamo vivere in pace su questa terra dobbiamo coltivare in noi la condizione
di straniero, certo avendo una terra dove abitare, ma sapendo che non ci
appartiene e che in quel luogo dobbiamo starci da stranieri.
Dobbiamo imparare a
diventare stranieri noi stessi, perché lo straniero è la parte di Dio in noi.
Moni Ovadia, Perché così
fa Dio, in: tre volte Dio, a cura di Daniele Lobaccaro.
3.3 L’anima.
Anche nell’ebraismo il corpo è
solo un involucro di terra, che prende vita quando il soffio divino (ruach)
viene insufflato nel corpo e così l’anima (neshamà) rende l’essere umano
completo, con una personalità unica (nefesh).
La relazione tra Dio e l’anima –
scrive Rami Shapiro – è analoga a quella tra il sole e i propri raggi. Noi
siamo l’estensione di Dio nel tempo e nello spazio. Noi dunque siamo sempre
allineati con Dio, mentre il mancato allineamento è solo una condizione mentale
che si determina quando dimentichiamo la nostra vera relazione con Dio e agiamo
come se Dio fosse qualcosa di diverso.
Quando Rabbi Shmelke e suo
fratello Pinchas tornarono dalla loro visita al maggid di Mezeritz, il padre
chiese loro: Cosa avete imparato?
Una sola cosa, risposero.
Fino ad oggi avevamo creduto che l’anima fosse la buccia e il corpo fosse il
nocciolo, per questo motivo abbiamo mortificato il corpo. Adesso abbiamo
imparato che l‘anima è il nocciolo, e il corpo la buccia.
Daniel Lifschitz, Quando
Israele era bambino, La sapienza dei chassidim.
Essendo l’uomo un contenitore
dello spirito di Dio ogni essere umano è sacro perché contiene una parte divina
e il compito dell’uomo è consacrare ogni momento della propria vita a Dio
affinchè l’anima si conservi pura.
Nella letteratura cabalistica  e anche nel Talmud si parla di cinque diverse
anime associate all’essere umano, di cui solo le prime tre risiederebbero nel
corpo, mentre le altre due risiederebbero al di fuori.
1)
nefesh
2)
neshamà
3)
ruach (che molti identificano con lo spirito, più che
con una componente dell’anima).
4)
chajia
5)
jechidah
Nella Torah invece quando si
allude all’anima non si fa distinzione di livelli.
In queste tre anime
troviamo un’esatta immagine di ciò che è in alto nel mondo celeste. Poiché
tutte e tre formano un’anima sola, un essere dove tutto è uno, Nefesh non
possiede alcuna luce in se stessa. E’ perciò che essa è così strettamente
congiunta al corpo cui procura i piaceri e gli alimenti dei quali ha bisogno.
Al di sopra di nefesh vi è
Ruach, che domina nefesh, le impone regole di vita e la illumina.
Più in alto al di sopra di
ruach c’è neshamà che a sua volta dirige ruach e spande sopra di essa la luce
della vita.
Ruach è illuminata da
questa luce e ne dipende totalmente. Dopo la morte ruach non ha riposo. Le
porte del paradiso non si aprono permettendole di entrare fino al momento in
cui neshamà non è risalita fino alla sua sorgente, all’Antico essere fra gli
antichi, allo scopo di essere riempito da lui per l’eternità. Neshamà risale
infatti sempre indietro fino alla sorgente.
Zohar.
Oltre all’anima individuale vi
sono poi le cosiddette anime generali. Da Adamo ed Eva infatti nacquero diversi
figli, ciascuno con anime differenti, che crebbero fino a diventare 600.000;
ciascun anima generale avrebbe si sarebbe divisa poi in diverse anime
individuali, per costituire l’attuale umanità, che discenderebbe quindi tutta
da Adamo.
In tutti i testi che parlano di
ebraismo si indica l’immortalità dell’anima, anche se non tutti parlano poi
esplicitamente della reincarnazione.
►Come dio riempie tutto il
mondo, così l’anima riempie tutto il corpo.
Come Dio vede e non è
visibile, così l’anima vede e non è visibile.
Come Dio alimenta tutto il
mondo, così l’anima alimenta tutto il corpo.
Come Dio è puro così
l’anima è pura.
Come Dio alberga nei
recessi più nascosti, così l’anima alberga nei recessi più nascosti.
(a cura di) Giuseppe Luras,
I racconti del Talmud.
►Al tempo in cui Dio creò
l’universo, questo si formò nella sua volontà davanti a lui, ed egli formò
tutte le anime che furono destinate ad essere distribuite ai figli degli
uomini. Le anime stettero tutte davanti a lui nelle form che era loro destino
assumere all’interno del corpo umano. Dio le guardò una per una, e vide che
molte di loro avrebbero agito corrottamente nel mondo. Quando venne il momento
di ciascuna essa fu chiamata davanti a Dio che le disse: “Và in quella parte
dell’universo e racchiuditi in quel corpo”.
Ma l’anima replicò: O
sovrano dell’universo, io sono felice nel mondo presente e non desidero di
lasciarlo per qualche luogo in cui sarò fatta schiava e mi macchierò.
Allora Dio disse: dal
giorno della tua creazione tu non hai avuto altro destino che quello di andare
nell’universo dove io ti mando.
L’anima, che vide che
doveva obbedire, prese dolorosamente la via della terra e discese ad abitare in
mezzo a noi.
Zohar.
3.4. La reincarnazione (Ghilgulim, o Ghigul).
Non tutti nell’ebraismo sono
d’accordo sulla reincarnazione, ma quel che è certo è che, comunque essa è
comunque compatibile con la religione ebraica.
Nella Torah non esistono cenni,
perlomeno nella sua versione letterale, alla reincarnazione.
Della reincarnazione parlano però
i cabalisti. Nello Zohar c’è scritto esplicitamente che “la nascita dell’uomo,
al pari della morte, provoca solo uno spostamento dello spirito che è tolto da
un luogo e posto in un altro”.
Isaac Luria, uno dei cabalisti
più famosi, sosteneva – come sostengono le tesi induiste – che ogni anima
arriva sulla terra per una missione precisa, e che ogni vita è solo una tappa
del cammino dell’anima. Tra l’altro, secondo lo Zohar, non solo l’anima ha una
missione precisa, ma sono già decise in anticipo la data di nascita e di morte:
“Tutti gli uomini hanno un’ora fissa per il termine della loro vita”.
Secondo Luria l’anima arriva
sulla terra e deve perfezionarsi nel suo percorso di avvicinamento a dio, e se
non vi riesce completamente deve tornare per completare il ciclo. Una volta
terminato il ciclo può tornare per aiutare altre anime deboli nel proprio
cammino.
Studiosi successivi hanno
elaborato una complessa teoria della reincarnazione, con varie regole, e
individuato anche nella bibbia delle corrispondenze animiche tra personaggi
diversi come, ad esempio, tra Mosè e Abele, considerato il primo la
reincarnazione del secondo.
La reincarnazione viene vista
come un’ espressione delle misericordia del creatore “che non getta via nessuno
per sempre” e offre un’occasione di riscatto anche per i più malvagi.
Tra i cabalisti troviamo poi
concezioni molto simili a quelle induiste e buddiste, per cui i giusti
(ovverosia gli illuminati) si reincarnano non più per perfezionare la loro
anima ma per il bene dell’umanità[7].
Tra i vari cabalisti poi c’è chi
crede nella trasmigrazione anche tra piante animali e uomini e chi la nega,
così come troviamo il fenomeno dei cosiddetti walk-inn, ovverosia di chi si
reincarna nel corpo di una persona già adulta, nel corso dell’esistenza.
A differenza di quel che avviene
nell’induismo e nel buddismo, però, il concetto di reincarnazione non è
centrale nella religione ebraica ufficiale nel senso che non è uno dei principi
fondanti (anzi, molti studiosi la criticano apertamente e la considerano “una
superstizione primitiva”); infatti per l’ebreo è importante questa vita, non le
prossime, ed è in questa vita che egli deve realizzare la sua unione con Dio,
osservando con scrupolosità i 613 precetti.
Il concetto di reincarnazione è
invece fondamentale nel misticismo.
In pratica, con riferimento alla
reincarnazione, all’interno dell’ebraismo osserviamo lo stesso fenomeno che
avviene all’interno delle religioni islamica e cristiana: a livello ufficiale
essa non è considerata, ma essa è ben conosciuta (e anzi ne costituisce uno dei
pilastri fondamentali) dal misticismo (sufismo, rosacrocianesimo, templarismo,
mandeismo, gnosticismo, ecc.).
►Tutte le anime devono
essere soggette alla trasmigrazione; e gli uomini non comprendono le vie di
Dio. Essi non sanno che vengono portate davanti al tribunale prima di entrare
in questo mondo, e dopo averlo lasciato. Essi non sanno le mote trasmigrazioni
e le prove nascoste che devono subire, né conoscono il numero delle ruach e
delle nefesch che entrano nel mondo e che non ritornano al palazzo del Re dei
cieli.
Zohar.
►Questa trasmigrazione
delle anime si spiega col fatto che, secondo i cabalisti, le anime devono
raggiungere il più alto stadio della loro evoluzione spirituale per poter
essere ricevute nel palazzo celeste.
Alessandro Nangeroni, La
Cabala, l’ebraismo esoterico.
►Chiesero ad un rabbino il
perché la vita è così breve, e perché c’è la morte.
Rispose: perché solo così
la vita è preziosa. Le cose che durano per sempre, non sono mai preziose.
Aneddoto tratto da:
Matthew Fox, In principio era la gioia.
3.5. Il libero arbitrio ed il male.
Già nel racconto letterale della
genesi c’è molto chiaramente l’idea del libero arbitrio dell’uomo. Nonostante
il Dio della Bibbia sia un Dio vendicativo e punitivo, nell’ebraismo non c’è
l’idea del peccato in senso cristiano. La parola peccato infatti è indicata con
i due termini chet e avon, che significa allontanarsi, perdere l’obiettivo,
ovverosia si indica un allontanamento da Dio, o dal proprio vero sé.
La differenza rispetto alla
dottrina cristiana cattolica è che il peccato non è comunque connaturato
all’uomo, tanto che costui nasce con il “peccato originale”. Alcune dottrine
ebraiche sostengono una concezione simile a quella cattolica, ma altre invece
se ne discostano.
Secondo la cabala
nell’anima di Adamo erano contenute tutte le anime di tutti gli uomini. Perciò
grava su di lui, sua progenie, il peso del peccato ereditario, da noi commesso
assieme ad Adamo.
Il santo rabbi Uri diceva
però che quando Adamo si accinse a commettere il primo peccato, alcune anime
fuggirono dal suo intimo, perché non volevano peccare, e così non mangiarono il
frutto proibito e perciò su di loro non grava il peccato ereditario.
Il santo rabbi Uri era
appunto una di quelle anime candide.
Jiri Langer, Le nove
porte, I segreti del Chassidismo.
Secondo l’insegnamento della
Cabala, Dio creò il male perché le persone potesse superarlo, sradicarlo, e
rivolgessero tutta la creazione verso il bene ultimo, l’unione  con Dio. “Il male è posto tra le persone in
modo tale che posseggano esattamente ciò che necessita loro per vincerlo e
cancellarlo (Gabriella Samuel).
Un esempio è quello della Shoa;
dai morti dei campi di sterminio è nata la possibilità di avere per il popolo
di Israele, la terra promessa; per questo motivo il giorno della memoria dei
caduti è un lutto per Israele, ma tale giorno viene seguito dai festeggiamenti
per la creazione dello stato ebraico.
►Iddio fece anche queste
cose che sono opposte ad esse: il bene opposto al male, e il male opposto al
bene; il bene del bene e il male del male; il bene separato dal male, come il
male separato dal bene; il bene limitato dal bene, come il male limitato dal
bene.
L’opposto della vita sta
nella morte; l’opposto della pace nella malvagità; della scienza
nell’ignoranza, della ricchezza nella povertà, della grazie nella deformità;
della generazione nella sterilità; della potenza nella servitù.
Sefer yetzirà.
►Non vi è alcuna luce che
non sia quella che esce dall’oscurità. Questo perché quando il lato oscuro si
arrende, il creatore si eleva al di sopra e la gloria cresce. Oltre a ciò, il
lavoro del creatore è solo fuori dall’oscurità e non vi è alcun bene che non
sia dentro al male. E quando si entra in una cattiva via e la si abbandona, il
creatore si eleva nella sua gloria. La perfezione del tutto, quindi, è bene e
male insieme, e in seguito partire per il bene. E non vi è bene tranne quello
che esce dal male. E in quel bene, la gloria del creatore aumenta, e questo è
completare il lavoro.
Leitman, Lo Zohar
rivelato.
Una bellissima spiegazione delle
origini del male viene dalla Cabala. Il male sarebbe la giustizia, o la forza,
senza l’amore.
Scrive Elizabeth Clare Prophet
che fra le diverse spiegazioni, quella più diffusa sostiene che il male abbia
le sue radici nel giudizio (Gevurah) non mitigato dall’amore (Hesed) e dalla
pietà. Tale concezione è ripresa anche nelle Zohar e riappare nelle dottrine di
Isaac Luria.
Giudicare qualcosa o qualcuno,
senza amore e pietà, porta alle guerre, ai conflitti, alle liti personali.
Anche perché il giudizio
personale è sempre fallace; decidere se una cosa è buona o no, può portare alla
sua volontà di estirpazione qualora decidiamo che ciò che vediamo sia “un
male”. Ed è in virtù del giudizio che si scatena la guerra, o una lite, sol
perché si pensa che l’altro sia in errore.
Il male è quindi un’azione
(qualsiasi azione dalla più piccola alla più grande) compiuta senza amore.
Ed è per questo che tutti i saggi
del mondo insistono sulla necessità del “non giudizio”. Perché l’uomo è un
essere imperfetto, e il giudizio finale spetta solo a Dio.
►Il primo atto di
ribellione avvenne quando Din disse: “voglio essere il giudice supremo senza
essere obbligata a stemperare il mio giudizio con la pietà”.
Angeli caduti,
personificazioni di giudizio severo e inflessibile, hanno cercato di
soppiantare l’autorità della vera Gevurah/Din. Rifiutandosi di mitigare il
giudizio con la pietà, hanno spogliato Gevurah dai suoi abiti di giustizia
divina, l’hanno deposta dal trono, e hanno diffamato il nome Hesed. Il loro
grido di battaglia è quello della ribelle Din: Io dominerò.
Elizbeth Clare Prophet,
Cabala, La chiave del potere interiore.
►Dal punto di vista
contemplativo e psicologico il male va affrontato, non evitato. Il ricercatore
spirituale si purifica conoscendo e resistendo all’oscura parte inferiore della
saggezza.
Daniel Matt, L’essenza
della cabala, il cuore del misticismo ebraico.
3.6. L’amore.
Nell’Antico Testamento la regola
dell’amore è enunciata nel levitico (19,18): ama il prossimo tuo come te
stesso; molteplici e ricchi di spiegazioni sono di conseguenza i riferimenti all’amore
che vengono effettuati dal misticismo ebraico e dai cabalisti.
►Un precetto
importantissimo della Torah ci dice “ama il prossimo tuo come te stesso”.
Questa Mitvah è poi completata dalle seguenti parole: Io sono D*o, Per riuscire
ad amare il prossimo quando i nostri istinti inferiori, come la difesa del
proprio territorio, l’aggressività, la competitività, ci spingono a comportarci
negando le leggi di armonia e di verità che governano l’universo, dobbiamo
rimanere concentrati sulla divinità. Il versetto, nel mettere in correlazione i
due concetti, ci ricorda che il rapporto con Dio dipende dal perfezionamento
del rapporto con chi ci sta intorno,
Daniela Abravanel, Cabala
e trasformazione con le lettere ebraiche.
Si distinguono diversi tipi di
amore, quello per il mondo, quello per Dio (differenziato in amore puro e in
amore egoistico chiamato anche “piccolo amore”),
Nelle mistica ebraica esiste poi
il concetto di Ahavah musteret, amore nascosto. Tale amore è legato all’anima
ed è nascosto nel cuore di ognuno, ed è considerato un dono provenienti dai
patriarchi e dalla matriarche della Bibbia, come una sorta di eredità
collettiva.
Questo amore spinge l’individuo a
riconnettersi gradualmente a Dio, e ai precetti divini.
Tale concetto è una delle idee
chiave non solo della Cabala, ed è spiegato soprattutto in una classica opera
cabalistica, il Tanjia (Gabriella Samuel).
►La regola “ama il
prossimo tuo come te stesso” non è una legge morale che mira ad obbligarci ad
amare gli altri. E’ piuttosto un mezzo tramite il quale ci connettiamo
all’intera realtà. Abitualmente amiamo alcune persone, siamo indifferenti ad
altre e altre ancora non le apprezziamo. Questo modo di rapportarci deriva
dalla sensazione che gli altri siano fuori di noi. Tuttavia, quando riusciamo a
unirci a queste parti di noi, diventiamo completi e percepiamo la realtà.
Perché siamo stati creati
in questo modo, distaccati dalla realtà vera? Al fine di connettere
volontariamente tutte queste parti di noi stessi. In tale processo, studiamo le
leggi e i fenomeni che esistono dentro la realtà vera e diventiamo uguali al
creatore.
Baal HaSulam, lo descrive
nel modo seguente: E non ti manca nulla, se non di raccogliere tutti questi
fiacchi organi che sono caduti fuori dalla tua anima e unirli in un solo corpo.
In quel corpo completo, il creatore instillerà per sempre la sua divinità
incessantemente, e la fontana della grande saggezza e gli altri flussi di luce
saranno sorgenti perenni. E allora ogni luogo sul quale poserai i tuoi occhi
sarà benedetto.
Leitman, Lo Zohar
rivelato.
L’amore per molti cabalisti è il
motore dell’intero universo. Il male sarebbe nient’altro che una mancanza di
amore nelle azioni e nei pensieri.
Chi uccide l’altro pensa di fare
un bene, sia pure anche solo un bene per se stesso; il problema è che in tal
modo ha distrutto una vita, generando odio e dolore, senza creare molto di
buono.
Facendo una cosa con amore,
invece si costruisce, si crea, si migliora, se stessi e gli altri.
Per questo la creazione stessa è
un atto di amore, è anzi il primo atto di amore nella storia dell’umanità.
►Sara, la figlia di rabbi
Mendel viveva lontano e un giorno si ammalò. Prese quindi l’abitudine di
mandare ogni giorno un telegramma al padre per rassicurarlo sul suo stato di
salute.
Un giorno non arrivò alcun
telegramma e il rabbi era molto angosciato. Passarono alcune ore e alla fine il
telegramma arrivò, sia pure con ritardo. Il figlio annunciò a Rabbi Mendel la
notizia, ma costui anziché gioire scoppiò in lacrime.
Ma perché piangi padre,
non sei contento della buona notizia, domandò il figlio.
Non è questo il punto,
rispose il rabbi. Tratto dopo tratto ho purificato il mio carattere per fare di
me stesso un puro contenitore divino ed eliminare ogni traccia di egoismo. Ma
c’è un aspetto che ho trovato impossibile dominare, ed è amare il mio prossimo
come me stesso. Tutte le settimane ricevo lettere di dolore e sofferenza da
parte di altri, ma quando non ho ricevuto la lettera di tua sorella ho reagito
come un padre, e non come un rabbi. Amo ancora di più mia figlia di tutti gli
altri, e questo mi rattrista.
Rami Shapiro, Un silenzio
straordinario, Racconti chassidici.
►Rabbi Aronne arrivò un
giorno nella città in cui cresceva il piccolo Mardocheo, il futuro rabbi di
Lechowitz. Il padre di questi gli condusse il ragazzo e si lamentò che non
avesse costanza nello studio.
“Lasciatemelo qui un poco”
disse rabbi Aronne.
Quando fu solo col piccolo
Mardocheo si distese e strinse il bambino al suo cuore. E in silenzio ve lo
tenne vicino fino a che il padre tornò. Gli ho fatto un discorsino, disse rabbi
Aronna, d’ora in poi la costanza non gli mancherà.
Quando raccontava questa storia,
il rabbi aggiungeva: Ho imparato allora come si convertono gli uomini.
Emanuela Ghini, Il segreto
dei Chassidim.
3.7. I precetti.
I 613 precetti di vita in teoria
dovrebbero essere inseriti nel paragrafo dedicato ai riti. Quando si parla però
dell’ebraismo, è forse più corretto inserirli tra i fondamenti dell’ebraismo,
in quanto l’osservanza di essi non è (o meglio non dovrebbe essere)
un’osservanza solo formale, ma sostanziale.
L’osservanza dei precetti ha –
per fare un paragone – un’importanza pari a quella del Bakti yoga e dal Karma
Yoga nell’induismo, ponendosi quasi come una sintesi di entrambe le forme di
yoga.
Il fedele, osservando le regole,
si pone in contatto con Dio, si ricorda di lui, vive secondo le sue regole,
vive, quindi, in simbiosi con lui.
Già infatti il numero dei
precetti è significativo e indica qualcosa in più della semplice osservanza di
una regola, si tratta infatti di 365 divieti, e 248 doveri e il primo numero
richiama i giorni dell’anno, mentre il secondo le parti di cui si compone
l’essere umano, a ricordare che ogni giorno e ogni parte del corpo sono
espressione di Dio e a lui deve essere dedicata.
“Seguire i precetti solo per
motivi pratici ridurrebbe le norme divine a norme umane ed esalterebbe un
comportamento autonomo privo della relazione con Dio”; d’altronde anche
seguirli perché costretti da un Dio autoritario e vendicativo farebbe perdere
all’uomo la sua libertà d’azione e il valore nel seguirli. L’osservanza dei
precetti è quindi un atto di libero arbitrio, con cui l’uomo rinnova la sua
alleanza con Dio e consacra ogni atto della sua giornata (Luzzatti e Della
Rocca).
► Si dice che in Abramo
erano presenti tutte le anime, che l’anima risulta come prigioniera del corpo
grossolano, che solo il risveglio dall’alto può aiutare l’uomo a vedere la
grandezza del suo essere che l’uomo è comunque parto di Dio e che questa sua unità
con l’essere divino verrà restaurata mediante l’attuazione del tikkun, grazie
all’osservanza dei precetti.
Daniela Leoni, I maestri
del cassidismo, insegnamento, vita, leggenda.
►Abituati a concepire
l’ebraismo come una serie di azioni meccaniche, molti adempiono ai precetti
della Torah privi di entusiasmo. Altri, incapaci di dare un senso alla pratica
delle mitzvoth, preferiscono credere che esse siano obsolete e eprtanto da
abolire. Lo studio, il rapporto con i maestri, il diventare noi stessi maestri
di vita ebraica e il lavorare per il bene della comunità sono tutti modi per
rinnovare ogni giorno il nostro rapporto con la Torah”
Luzzati, Della Rocca,
Dizionario dell’Ebraismo.
►A proposito delle parole
del Deuteronomio (10,21) “Egli è il tuo salmo, ed egli, lo stesso, è il tuo
Dio” Rabbi Pinhas diceva:
La preghiera con quale
l’uomo prega, la preghiera stessa è divinità.
Colui che prega e crede
che la preghiera sia qualcosa di diverso da Dio è come il supplicante a cui il
re fa sorgere ciò che egli ha chiesto.
Chi invece sa che la
preghiera stessa è divinità, è simile al figlio del re che prende dai tesori
del padre ciò che desidera.
►Rabbi Michal ordinò ai
suoi figli:
Pregare per il bene dei
vostri nemici. E se doveste credere che questo non sia servire Dio, sappiate:
più di ogni altra preghiera questo è servire Dio.
Emanuela Ghini, Il segreto
dei Chassidim.
3.8. Cristo.
Normalmente in un saggio
sull’ebraismo non bisognerebbe parlare di Cristo, ma nel nostro caso è
necessario farlo perché, come abbiamo detto, tenteremo di spiegare il motivo
per cui gli ebrei non hanno riconosciuto Cristo come il Messia.
Un primo motivo è dovuto al fatto
che, secondo le profezie ebraiche, dopo la venuta di Cristo sarebbe venuta
un’epoca di grande prosperità e pace, il che, invece, non è avvenuto, e questo
sarebbe già un buon motivo per non riconoscere Cristo come il messia.
►Un giorno un gruppo
numeroso di fedeli si presentò al suo rabbino annunciandogli “rabbi rabbi, è
venuto il messia. Ne siamo sicuri, abbiamo le prove. Egli fa cose straordinarie
e dice cose straordinarie. Vieni anche tu da lui”.
Il rabbi ascoltò con calma
i suoi amici e fedeli e rimase sereno, senza mostrare alcuna emozione.
Gli altri, accortisi della
sua reazione, iniziarono a domandarsi perché il rabbi non diceva nulla. Forse
non credeva alle capacità straordinarie di quest’uomo venuto da fuori? Forse lo
riteneva un impostore? Forse non credeva alle loro parole e pensa avessero
preso un abbaglio.
Il rabbi con calma aprì la
finestra, guardò in strada, poi osservò il gruppo di persone radunate in casa
sua che iniziavano a litigare tra loro per capire il perché della sua reazione,
e infine disse: “sono sicuro che la persona di cu mi parlate sia un uomo
straordinario. Ma non è il messia. Il giorno della sua venuta ci sarà un’epoca
di grande pace e prosperità sulla terra, e io non vedo nulla di nuovo
nell’aria, né tra voi, né in strada”.
C’è poi un altro motivo
fondamentale, probabilmente ancora più importante.
Cristo era un ebreo, parlava agli
ebrei, e utilizzava concetti comprensibili dagli ebrei, e lui stesso disse che
non era venuto ad abolire la legge dei profeti. Il messaggio di Cristo, quindi,
per un ebreo colto, non era particolarmente innovativo. Come abbiamo detto tale
messaggio può essere sintetizzato nei concetti di amore e forza di volontà; ma
questi concetti erano presenti anche agli ebrei, perché contenuti già nella
Torah.
Cristo quindi, da parte ebraica,
non apporta alcuna novità. La novità del suo insegnamento era che parlava alle
masse, da esse si faceva capire, e quindi la sua pericolosità era in ciò.
Non abbiamo difficoltà quindi a
immaginare che dovesse farsi dei nemici anche tra gli ebrei colti e da questo
punto di vista non c’è da stupirsi che la sua morte fosse voluta anche da
alcuni ebrei.
Incomprensibile è poi per gli
ebrei tutto il mistero della resurrezione e del sacrificio salvifico per redimere
l’umanità dal peccato, e l’antropomorfizzazione di un Dio che dapprima manda
suo figlio (generato da una donna, quindi da un essere umano) e poi permette
che lo torturino.
Che ci voglia un sacrifico
cruento per perdonare gli uomini da un peccato che, tra l’altro, avrebbe voluto
e permesso lo stesso Dio, è inconcepibile.
Infine, ciò che assolutamente non
può tollerare un ebreo, col suo monoteismo e il suo divieto di idolatria spinto
ai massimi livelli, è l’idea di divinizzare la figura di Gesù, perché significa
creare un altro idolo oltre a Dio, in contrasto con quei dieci comandamenti che
sono prescritti da Mosè e che sono il fulcro della religione ebraica.
Per la religione ebraica il
messaggio e la figura di Cristo non sono incompatibili con l’ebraismo; ciò che
divide ebrei e Cristiani sarebbero solo “quelle ultime 72 ore della storia di
Gesù, tra la sua morte e la resurrezione”.
Quanto diciamo si conferma
leggendo Hans kung, il famoso teologo tedesco, che, nonostante ignori tutto il
misticismo non solo Cristiano ma anche ebraico, racconta alcuni episodi significativi
in tal senso e che confermano quello che noi diciamo.
Secondo il teologo tedesco
numerosi ebrei definiscono il rapporto tra ebrei e Gesù in questo modo: “la
fede di Gesù ci unisce, la fede in Gesù ci divide”[8].
►Ciò che Cristo e la sua
chiesa significano nel mondo è una cosa su cui siamo d’accordo: nessuno viene
al padre, se non per mezzo di lui.
Nessuno viene al padre,
però è diverso se uno non ha alcun bisogno di venire al Padre perché p già
presso di lui. E’ questo il caso del popolo di Israele.
Lettera di Franz
Rosenzweig a Rudof  Ehrensburg, citata in
Moni Ovadia, Vai a te stesso.
3.9. Il rapporto con le altre religioni.
Una delle accuse che si muovono
agli ebrei in determinati ambienti è quella di voler dominare il mondo, ed
imporre la loro religione; e tale visione è confermata (come sa bene poi chi ha
letto i miei libri precedenti) dal fatto che molte delle persone di potere, nel
mondo, che ricoprono i posti chiave nelle banche, nei mass media, in politica,
sono ebree. In particolare, i grandi banchieri che muovono i destini del mondo
sono di discendenza ebrea.
Come prova della volontà di
dominio degli ebrei, poi, al di là del dato di fatto dell’identità di questi
personaggi, vengono portate soprattutto due prove: i cosiddetti “Protocolli dei
Savi di Sion” e alcuni passi del Talmud, dichiaratamente e accanitamente
anticristiani.
Del problema dei protocolli
abbiamo parlato in altre sedi, così come abbiamo parlato del perché siano ebrei
molti personaggi chiave nel mondo.
In questa sede interessa parlare
solo del Talmud.
Se è vero che nel Talmud esistono
dei passi decisamente anticristiani, occorre però contestualizzare tali passi,
per capire l’errore di fondo che si commette quando si citano.
Tale opera è stato redatta dopo
la distruzione del tempio di Gerusalemme, per evitare che l’esilio e la
dispersione degli ebrei mettesse in crisi la trasmissione del patrimonio orale
che era stato tramandato fino ad allora.
Tale distruzione fu operata dai
Romani, che poco tempo dopo aderirono formalmente (ma non sostanzialmente, come
abbiamo visto) al Cristianesimo e da lì a poco iniziarono la persecuzione degli
ebrei che non volevano seguire le regole imposte dal Concilio di Nicea.
Logico, quindi, che si trovino
dei passi ferocemente anticristiani all’interno del Talmud.
Sarebbe vano però trovare da
qualche parte, nel Talmud, passi contro qualsiasi altra religione, e impresa
infruttuosa è effettuare analoga ricerca nei principali scritti cabalistici.
Il Dio ebraico infatti è il Dio
di tutti, e gli ebrei non ritengono che per credere nel Dio unico occorra
osservare i precetti dell’ebraismo; i precetti particolari dell’ebraismo (le
613 mitza), e le sue feste, devono essere seguite da chi appartiene al popolo
ebreo, ma ciascun popolo poi può dare a questo Dio unico la veste che egli
crede.
A tacer d’altro, ciò è dimostrato
dall’estrema varietà di sette ed orientamenti all’interno dell’ebraismo stesso.
Per far capire questo punto sarà
utile un esempio.
I cabalisti costituiscono la
parte mistica dell’ebraismo, come i Rosacroce e i templari costituiscono la
parte mistica del cristianesimo. I cabalisti stanno, insomma, agli ebrei, come
i rosacroce stanno ai cristiani; e dunque potremmo dire, forzando ancora
l’analogia, che i cabalisti e gli Hassidim stanno agli altri rami dell’ebraismo
come i rosacroce stanno ai cristiano-cattolici. Il rapporto è lo stesso.
Ora, mentre la letteratura
cattolica ignora totalmente il pensiero rosacrociano, che non viene mai
menzionato, e nessun dialogo intercorre ufficialmente tra le due parti, tanto
che i cattolici in genere ignorano la stessa esistenza della parola
“Rosacroce”, la stessa cosa non avviene all’interno dell’ebraismo, dove gli
Hassidim vengono riconosciuti a tutti gli effetti come di religione ebraica,
pur avendo divergenze su molti punti fondamentali; tra le varie parti
intercorre però un dialogo stretto, tanto che è possibile trovare testi (come
il Talmud di Cohen, che riteneva strambe e folkloristiche le teorie esoteriche)
che vengono pubblicati con prefazione da parte di ebrei con pensiero
completamente diverso (Alfredo Toaff).
Se una persona qualunque va in
libreria e trova un libro di Yeuda Berg sulla Cabala, capisce che il libro è
scritto da un ebreo e proviene dalla cultura ebraica.
Se va in libreria e trova “La
sapienza dei rosacroce” di Steiner, il cattolico non sa che si tratta di un
libro “Cristiano”, scritto da un grande maestro spirituale cristiano.
4) I riti.
Tra i principali riti c’è
l’osservanza del sabato, in cui l’ebreo non deve lavorare, né utilizzare l’energia
elettrica, né mettersi in viaggio. Lo scopo di questa tradizione è quella di
facilitare il contatto con Dio, e dedicare l’intera giornata o alla meditazione
o alla preghiera in sinagoga.
Le festività più importanti sono
lo Yom Kippur, dedicata all’espiazione dei peccati per iniziare il nuovo anno
con coscienza limpida, in cui si pratica il digiuno; il pesach, la Pasqua,
commemorazione della fuga dall’egitto che inizia il quindicesimo giorno del
mese di Nissan (aprile); Sukkot, detta anche festa delle Capanne o dei
tabernacoli che ricorda quando ci si recava al tempio di Gerusalemme per
offrire doni sacrificali.
Tra le prescrizioni importanti ci
sono quelle alimentari, con un elenco di cibi di cui è permesso mangiare,
contenuto nella Torah; gli animali devono essere uccisi con il metodo chiamato
Kasher
La massima autorità religiosa è
il rabbino, figura che anticamente indicava un saggio conoscitore della legge
divina (anche Gesù è indicato col termine di rabbi nel Vangelo). Attualmente il
rabbino rappresenta la comunità ebraica all’esterno, predica nella sinagoga e
gestisce le attività pastorali della comunità.
Per l’ebreo vero, ovverosia per
colui che vie religiosamente la vita, in realtà ogni momento della giornata è
un atto sacro (in tal senso questa filosofia ha molti punti in comune con la
filosofia del buddismo zen, o del karma yoga induista).
In particolare è un atto sacro lo
studio della Torah e dei testi religiosi, tanto che alcuni affermano che “lo
studio della Torah può essere un atto che porta a Dio”.
Secondo il Talmud tra i doveri
più importanti della vita di un individuo dovrebbe rientrare l’onorare i
genitori e amare il prossimo portando pace e armonia nell’ambiente in cui si
vive. “Ma lo studio della Torah è uguale a tutte queste altre cose.
5) I personaggi.
Mentre nel cristianesimo abbiamo
un caleidoscopio di personaggi importanti e che hanno segnato punti di svolta
notevoli nella storia del Cristianesimo, Maria, la Maddalena, San Giuseppe, San
Francesco, ecc., nell’ebraismo in realtà non ci sono personaggi di rilievo da
inserire in un ipotetico Pantheon.
Da questo punto di vista la
religione ebraica non conosce il fenomeno dei santi, né ha affiancato
personaggi femminili alle divinità maschile, né, tantomeno ha personificato la
figura di Dio attribuendogli comportamenti umani come quello di far scendere
sulla terra un figlio. Dio per l’ebreo è unico, è ovunque, come abbiamo visto
ed è solo a lui che occorre dedicare il proprio tempo e le proprie energie.
I personaggi importanti della storia
dell’ebraismo, quindi, sono personaggi biblici che fanno parte della storia di
Israele.
Abramo. E’ il capostitipite di tutto il
popolo di Israele proveniente dall tribù di UR.  Abramo e Sara, ormai
molto vecchi, non erano riusciti ad avere figli. Un giorno Dio parlò ad Abramo
ordinandogli di lasciare la sua terra e di dirigersi nel paese che egli stesso
gli avrebbe indicato (questo avviene circa 2000 anni prima di cristo). Abramo
obbedì: radunò le sue greggi e partì con sua moglie. Quando arrivò nel paese di
Canaan  (la Palestina), Dio gli fece la
promessa che in Lui sarebbero state benedette tutti i suoi discendenti,
numerosi come le stelle del cielo e i granelli di sabbia del mare e rivelò
allora che Sara avrebbe avuto un figlio e lo avrebbe chiamato Isacco.
Sara, non
credette a questa promessa, perché era troppo vecchia per avere un bambino.
L’anno dopo, a primavera, Sara ebbe un figlio e lo chiamò Isacco, che significa
sorriso di Dio.
Quando Isacco
era un bambino, Dio mise alla prova Abramo: gli disse di andare su un monte e
di sacrificare il suo unico figlio. Abramo, seppur a malincuore, accettò.
Mentre Abramo, sul monte Moria, legava Isacco per il sacrificio, però, apparve
un angelo che disse ad Abramo di non far male a suo figlio e che Dio aveva
apprezzato la sua ubbidienza.
Isacco. Figlio
nato da Abramo e Sara; secondo il racconto biblico egli un giorno viene portato
dal padre su un monte, per ordine di Dio che vuole verificare la sua fede, per
essere sacrificato e ucciso, ma viene fermato all’ultimo momento da un angelo.(Genesi
15-35). Nell’Islam è chiamato Ishaq, e la sua vita è narrata nel Corano. Il suo
nome signifca “egli ride”, a causa della reazione di sua madre Sara
all’udire la profezia della sua nascita.
Sposò Rebecca, la figlia di Bathuel, della Mesopotamia. Il
matrimonio ebbe luogo nel “paese del sud” dove Isacco viveva e
continuò a vivere dopo aver accompagnato Ismaele, il fratello, a seppellire il
corpo del padre nella grotta di Machpelah. Da Rebecca ebbe due gemelli, Esaù, che
era il suo favorito e Giacobbe, che al contrario era il preferito di Rebecca.
Trasferitosi in egitto, i Filistei con cui viveva, invidiosi
della sua prosperità, iniziarono a perseguitarlo e si trasferì nuovamente a Bersabea.
Durante gli ultimi anni della vita di Isacco, venne poi
nominato come suo successore Giacobbe, invece che il fratello Esaù, e Isacco promise
di proteggere Giacobbe dal risentimento del fratello che voleva ucciderlo. Dopo
il ritorno di Giacobbe, Isacco morì a Mamre, all’età di 180 anni e fu
seppellito dai suoi figli nella grotta di Machpelah.
Giacobbe. Da Giacobbe, figlio di Isacco, vengono le dodici tribù di
Israele. Il suo nome venne cambiato in Israele, ed è per questo che il popolo
ebreo si chiama anche popolo di Israele.
Le sue vicende sono narrate nel
libro della Genesi. Giacobbe era figlio di Isacco e di Rebecca, e fratello
gemello di Esaù, ma fu quest’ultimo che uscì per primo dal ventre della madre.
Esaù era il favorito di Isacco, mentre Giacobbe della madre Rebecca. Esaù divenne
un cacciatore ed era abbastanza turbolento, Giacobbe invece mostrava un
temperamento tranquillo. Con l’astuzia Giacobbe riuscì a farsi cedere ad Esaù
la primogenitura; essendo un giorno Esaù molto affamato, Giacobbe gli promise
un piatto di lenticchie come partita di scambio
(da cui il detto di scambiare qualcosa di valore con un piatto di
lenticchie); in seguito, quando Isacco era in punto di morte, approfittando
della momentanea assenza del gemello, carpì la benedizione prevista per Esaù
indossando una pelliccia di animale, così da poter passare per il fratello, che
era molto peloso. Esaù ovviamente si arrabbiò moltissimo e Giacobbe fuggì
presso suo zio Labano.
Durante la fuga ebbe la visione
della scala celeste e la promessa della discendenza. Arrivato al campo di
Labano si innamorò della figlia, Rachele. Giacobbe voleva pernderla in sposa e  Labano gli propose in cambio di dargli
Rachele, se lo avesse servito per sette anni. Decorsi gli anni previsti, Labano
tentò di dargli in sposa l’altra figlia, Lia, perché quello era il costume
locale, mentre per avere anche Rachele gli impose di servire per altri sette
anni.
Giacobbe si sposò infine con Rachele,
e dalle due mogli e dalle ancelle ebbe complessivamente dodici figli, dalla cui
discendenza avranno origine le dodici tribù di Israele.
Giacobbe poi fece pace con Esaù. A
questo punto avvenne un episodio centrale nella Bibbia. La notte prima
dell’incontro tra i due fratelli Giacobbe ingaggiò una lotta con un uomo fino
all’alba. L’uomo lo colpì al nervo sciatico e Giacobbe iniziò a zoppicare ma continuò
la lotta, finché l’uomo gli chiese di lasciarlo andare. Giacobbe lo lasciò
andare ma prima chiese di essere benedetto, e allora l’uomo gli cambiò il nome
da Giacobbe in “Israele” (che significa uomo che vide Dio o uomo che lotta con
Dio). E’ da questo momento che nasce il divieto di cibarsi di carne da tagli
attraversati dal nervo sciatico.
Uno dei figli di Giacobbe,
Giuseppe, divenne ministro di un faraone, e negli anni di carestia fece
trasferire le Tribù di Israele in Egitto.
Mosè
Mosè è colui che conduce gli
ebrei dall’egitto alla terra promessa attraverso il Mar Rosso, e che consegna
al popolo ebraico il Decalogo con i Dieci comandamenti, nonché la Torah.
Il nome Mosè significa
“salvato dalle acque”. Fu infatti messo in una cesta e abbandonato
sul Nilo dalla madre, per salvarlo dalla persecuzione che il Faraone aveva
intrapreso contro i primogeniti maschi. La figlia del faraone, Batya, trovò il
bambino e lo allevò come suo figlio.
Venuto a sapere di essere ebreo,
Mosè guidò il suo popolo fuori dall’Egitto per salvarlo dalla schiavitù.
Davide.
L’ultimo giudice di Israele è
Samuele, che era contrario alla monarchia, ritenendo che l’unico re degli ebrei
dovesse essere Dio stesso, sotto pressione delle invasioni di popoli vicini
cede alle pressioni del popolo e nomina re Saul, della tribù di Beniamino.
Questi riesce ad unificare le tribù e alla sua morte gli succede David noto per
aver sconfitto in battaglia il gigante Golia grazie alla sola fionda.
Egli porta la pace tra le varie tribù e trasferisce la
capitale da ebro a Gerusalemme, dove porta anche la cosiddetta Arca
dell’alleanza.
Alla sua morte gli succede il padre, Salomone.
Salomone
Salomone è famoso alle cronache
per la sua saggezza, tanto che l’aggettivo salomonico è entrato nell’uso comune
ad indicare una decisione saggia ed equa, e per la costruzione del primo tempio
di Gerusalemme, dedicato a Dio, che era il più forte desiderio del padre.
Il Re Salomone è stato il più
importante dei re d’Israele e regnò circa dal 970 a.C. al 930 a.C. Fu figlio di Davide e
Betsabea, che fu moglie di Uria l’Hittita. Il suo regno viene considerato dagli
ebrei come un’età ideale, simile a quella del periodo augusteo a Roma. La sua
saggezza viene considerata insuperabile. Durante la sua reggenza venne
costruito il Tempio, che divenne leggendario per le sue molteplici valenze
simboliche.
Il punto di snodo del regno di
Salomone fu la richiesta a Dio di dargli la sapienza, necessaria secondo lui
per governare un popolo. Dopo questo fatto la sua potenza e ricchezza
divenirono leggendarie. Nel 976
a.C. iniziò la costruzione del Tempio (1 Re 6:1) che
terminò nel 969 a.C.
(1 Re 6:28), impiegando circa sette anni. Questo dato è importante per capire
la grandezza di Salomone, poiché Erode impiegò quarantasei anni nel ricostruire
il tempio di Zorobabele (Gv 2:19), non riuscendo, forse, a riportarlo allo
stato originario. Come ogni altro re di quel periodo, prese a circondarsi di
mogli, sia per motivi politici, dato che poteva così stringere alleanze con i
popoli vicini, sia per dimostrare il proprio potere. Ma così attuò anche una
decadenza spirituale all’interno di Israele, dato che ogni nuova moglie adorava
dèi diversi, e anche Salomone prese ad adorarli. Il fatto portò alla decisione
divina di dividere il regno in due parti, ma solo dopo la morte di Salomone,
una a Roboamo, il discendente legittimo, che avrebbe dovuto regnare sulle tribù
di Giuda e Beniamino, e una a Geroboamo, che regnò su tutte le altre, creando
il regno di Israele.
Alla morte di Salomone il regno
si divide quindi in Regno di Giuda, e regno di Israele. La causa della rottura
pare fosse nel rifiuto di alcune tribù di versare le tasse al successore di
Salomone, Roboamo, il che porta alla creazione del regno di Israele e
all’innalzamento dei santuari di Dan e Bethel e alla proclamazione di Samaria
come capitale del regno. Dieci tribù quindi si separano e fondano questo regno,
lasciando isolato il regno di Giuda.
Quando il regno di Israele cade
per mano Assira, scompariranno anche tutte le tribù di Israele, e rimarrà solo
la tribù di Giuda.
Tecnicamente i giudei (e il
termine giudaismo) sarebbero i discendenti della tribù di Giuda e gli israeliti
sarebbero i discendenti della tribù di Israele; mentre ebrei in senso stretto
sarebbe il termine riferito ai discendenti di Abramo (che la Bibbia definisce
ebreo probabilmente in quanto discendente da Eber).
6) La storia.
La storia del popolo ebraico è
narrata in tutti i libri di religione.
Per quanto ci riguarda invece
cercheremo di capire il motivo della persecuzione del popolo ebraico nei secoli
e la loro religione a partire dall’anno 0 dell’era cristiana.
Iniziando dall’arrivo di Cristo, occorre
considerare che a quell’epoca gli ebrei vivevano sotto la dominazione romana.
Avevano quindi la loro religione e i loro credo, che erano però ben occultati
agli occhi dei romani.
La storia di Roma è infatti la
storia della distruzione sistematica di tutto ciò che di spirituale incontrano
sul loro cammino; Roma distruggerà gli etruschi, cancellando ogni traccia della
loro religione; più tardi perseguiterà il Cristianesimo, e come abbiamo visto,
quando non riuscirà a fermarlo se ne approprierà dettando essa stessa le regole
religiose da seguire; in seguito la Chiesa cattolica, erede dell’impero romano
anche nel nome (Chiesa cattolica e apostolica romana), distruggerà ogni traccia
della spiritualità dei nativi pellerossa, dei nativi dell’America del sud, e,
perseguiterà ferocemente tutte le forme di spiritualità che ad essa si opporranno
anche dall’interno, come il catarismo.
Logicamente, quindi, della
religione ebraica dell’epoca a noi non è giunto quasi nulla, tranne i testi
biblici, che non sono però un libro sacro, che contenga i principi fondanti la
religione ebraica, ma la storia del popolo di Israele.
Tuttavia alcuni indizi di quale
poteva essere la loro religione all’epoca li abbiamo.
Gesù infatti era un ebreo, della
corrente degli esseni. Gli esseni credevano nella reincarnazione, nella cura
dell’anima, nel dio unico e nel potere della volontà. Quando Gesù venne a
predicare in Palestina, disse apertamente che non era venuto ad abrogare la
legge mosaica, ma che si poneva con essa in continuità.
In cosa credevano quindi gli
ebrei di allora? Probabilmente il loro credo non era molto diverso rispetto a
quello della Cabala odierna, ma ovviamente tale conoscenza era tramandata solo
ad alcuni ebrei più colti, e non era per le masse.
In effetti il messaggio di Cristo
non era particolarmente innovativo rispetto a quello cabalistico, e la sua
portata eversiva risiedeva solo nella sua semplicità che era, per così dire,
per le masse.
Egli rappresentò quindi in seno
all’ebraismo quello che Budda rappresentò per l’induismo: la semplificazione.
Era questo il pericolo per Roma,
che quindi provvedette ad eliminare dapprima Cristo, successivamente il suo
messaggio, appropriandosene e distorcendolo, come abbiamo visto.
Per gli ebrei però il messaggio
di Cristo non rappresentò nulla di particolarmente eccezionale e un po’ per
questo, un po’ per ignoranza, un po’ per questioni di potere, la sua figura
passò completamente ignorata.
La religione ebraica seguì quindi
le sorti di tutte le altre forme di misticismo e spiritualità: dovette essere
tramandata in segreto, per evitare persecuzioni.
A questo punto la domanda nasce
spontanea: se Cristo era un ebreo, i suoi seguaci erano ebrei, in quale momento
avviene la frattura tra Cristiani ed ebrei? Ovvero: in che momento nasce il
Cristianesimo, a fronte di un ebraismo giù esistente? Non certamente con Cristo
che, peraltro, come abbiamo detto più volte non aveva alcuna intenzione di
fondare una nuova religione.
La risposta è abbastanza
semplice. Nasce quando per la prima volta vengono messe nero su bianche le
prime regole fondanti della nuova religione Cristiana, ovverosia nel Concilio
di Nicea.
E’ qui che si stabilisce la
divinità di Cristo e, soprattutto, una data diversa per la Pasqua cristiana
rispetto a quella della pasqua ebraica.
Ne conseguì che gli ebrei che
credevano nel messaggio di Cristo, lo condividevano, leggevano i vangeli, ecc.,
ma, ad esempio, non festeggiavano la Pasqua Cristiana, oppure affermavano che
cristo era comunque un uomo, vennero considerati eretici.
Nacque in questo momento la
frattura tra cristianesimo ed ebraismo.
Il concilio di Nicea, in altre
parole, sancisce la nascita sia del cristianesimo, sia dell’ebraismo che
altrimenti, di fatto non sarebbe mai esistito.
Di più.
Potremmo dire che senza il
Concilio di Nicea il cristianesimo sarebbe stato un ebraismo tra i tanti,
ovverosia una tra le tante correnti esistenti, come i Chassidim, o una
qualunque altra corrente. In fondo, tra gli ebrei, ci sono correnti che si
richiamano molto alla Cabala, altre che tengono come base il Talmud e altre
ancora che rifiutano il Talmud, e ve ne sono alcune che differiscono molto sul
valore da dare alla stessa Torah. Il cristianesimo sarebbe stato quindi uno dei
tanti ebraismi esistenti, senza l’intervento di Roma.
Non passò molto tempo quindi che
gli ebrei che, pur credendo in Cristo, non ne riconoscevano la natura divina,
oppure non volevano festeggiare secondo una tradizione diversa, vennero
considerati eretici e dovettero operare in clandestinità.
Il Concilio di Nicea quindi, non
crea solo il cristianesimo, ma crea anche l’ebraismo dividendo due religioni
che altrimenti sarebbero state unite.
Arriviamo ora al 1200 facendo un
salto di 12 secoli.
Perché questo salto?
Il motivo è semplice ed è che, al
di là delle notizie storiche che vengono tramandate in tutti i testi che
parlano dell’ebraismo, non sappiamo cosa effettivamente successe alla
“religione” ebraica in quei secoli.
Nel 1200 però qualcosa cambia,
come abbiamo visto parlando della storia del Cristianesimo.
In quest’epoca il potere che fu
prima di Roma e poi della Chiesa era fortemente indebolito. Cominciavano ad
emergere i poteri di nuovi sovrani, di cui alcuni appoggiavano segretamente la
spiritualità templare, rosacrociana, cabalistica e sufica.
Non a caso è in questo periodo
che si inizia ad intravedere – nel mondo occidentale – il germe di una
spiritualità alternativa. Nel periodo in cui iniziano a fiorire le università e
la cultura inizia a diversificarsi, abbiamo questi fenomeni:
– In Islam emerge il sufismo;
– In seno al cristianesimo la
corrente giovannita comincia ad emergere in modo sempre più evidente, con la
creazione dell’ordine dei templari, con la cattedrali gotiche dedicate a Maria
Maddalena, con la divina commedia dantesca che rappresenta la prima epopea
rosacrociana, ecc.
– In ambito ebraico è da questo
periodo che si hanno tracce esplicite dei cabalisti. Abbiamo infatti le prime
“tracce” della Cabala, con lo Zohar, che compare in spagna ad opera di Moses de
Lion e non si sa bene chi l’abbia redatto, addirittura alcune fonti sostengono
che esso sia opera di diversi autori.
Ora la cabala e il misticismo
ebraico sono la vera e più profonda essenza dell’ebraismo, mentre il Talmud e
la Torah nel suo significato letterale ne sono solo le punte di emersione, per
le masse.
E’ da questo periodo in poi che
emerge l’alchimia.
Gli alchimisti erano in realtà
maghi ed esoteristi. Ed erano quindi, necessariamente, persone dotate di
profonda spiritualità.
L’alchimia era solo un modo per
mascherare la loro vera ricerca, quella interiore. In altre parole,
l’alchimista, sotto una serie di simboli e di formule celava in realtà una vera
e propria ricerca spirituale.
Spieghiamo meglio questo
concetto.
Gli alchimisti, non potevano effettuare
una vera e propria ricerca spirituale, altrimenti sarebbero stati perseguitati
come eretici, di conseguenza escogitarono questo “trucco” e sotto lo schermo
della ricerca alchemica nascosero in realtà una ricerca spirituale e dei
concetti spirituali.
Nei testi degli alchimisti si
ritrovano anche concetti cabalistici, e altri tratti dal sufismo, perché sufi,
rosacroce, templari, e cabalisti, in realtà, avevano le stesse credenze e gli stessi concetti di fondo.
Non a caso cabalisti, rosacroce,
sufi, insistono moltissimo su un punto importantissimo: per raggiungere
l’illuminazione, per sentirsi tutt’uno con Dio, occorre praticare la
meditazione. Il cabalista può insistere maggiormente nella meditazione sulle
lettere, o sui 72 nomi di Dio; il rosacroce può insistere sulla meditazione
incentrata sulla rosa e sulla croce; il sufi può consigliare la meditazione incentrata
sull’amore divino, ma al fondo della questione, tutte le tecniche portano allo
stesso risultato.
Si noti poi questo particolare:
anche tutti i mistici cristiani, san Francesco, Santa Teresa D’Avila, Ildegarda
von Bingen, ma anche Ignazio di Loyola, insistevano sulla meditazione e
insegnavano forme di meditazione.
E a questo punto si noti
un’ulteriore fenomeno: che la meditazione è stata invece fortemente avversata
dalla Chiesa Cattolica e sconsigliata per secoli. Tuttora alcuni preti la
sconsigliano perché affermano che in meditazione si è più sensibili alle lusinghe
del demonio; in alcuni paesi sudamericani e degli Usa alle porte delle Chiese
ci sono manifesti che indicano le attività sconsigliate, e tra queste figura
spesso lo yoga; mentre padre Amorth poco tempo fa ha sostenuto che lo Yoga
(quindi la meditazione) è una tentazione del demonio, perché “porta
all’induismo” “e quindi al politeismo”. Ignazio di Loyola fu accusato di eresia
per i suoi “esercizi spirituali” che – a parte le penitenze corporali
autoinflitte, per il resto sono molto simili a una qualsiasi altra forma di
meditazione.
In realtà la Chiesa cattolica ha
avversato sistematicamente la meditazione perché essa, in tutte le tradizioni,
è il mezzo più efficace per conquistare la pace interiore e l’equilibrio psicofisico
e nei casi migliori l’esperienza mistica dell’illuminazione.
Le tradizioni spirituali, quindi
conducono tutte alla stessa meta. E i cabalisti avevano le stesse conoscenze (e
le condividevano) di esoteristi, rosacroce, sufi, e conducevano le stesse
ricerche spirituali, ma il loro contenuto non poteva essere divulgato. Basti
pensare che Abulafia, uno di più famosi cabalisti, nel 1200, prese le sue
tecniche di meditazione dalla yoga e dai sufi.
Nell’alchimia, quindi, tramandata
in segreto nelle varie organizzazioni segrete, troviamo concetti esoterici,
cabalistici, ma anche di altre tradizioni, il tutto per perseguire, in segreto,
quell’obiettivo di elevazione dello spirito dell’essere umano che era impedito
dalla Chiesa.
Sufi, Rosacroce, Templari, cabalisti, avevano le stesse conoscenze, le
condividevano, e dialogavano tra loro avendo tra loro uno stesso fine
(perfezionare se stessi come esseri umani) e mezzi analoghi (meditazione e
ricerca spirituale).
Tornando alla religione ebraica,
è per questo motivo, ovverosia per l’impossibilità, che dura da quasi due
millenni, di divulgare certi concetti e di confrontarli serenamente con quelli
raggiunti da altre religioni che, ad oggi, la maggior dei testi di religione non
riesce a capisce l’essenza più profonda della religione ebraica e finisce
quindi per presentare la storia – e non la religione – del popolo ebraico.
Se infatti lo studioso di
religione si ferma a quanto è stato tramandato ufficialmente nei testi di
studio in voga ufficialmente nelle università, non riuscirà ad andare oltre un
generico  accenno ad un Dio unico e ad
una analitica storia del popolo ebraico, completamente inutile al fine di poter
penetrare nella spiritualità ebraica.
E’ necessario invece spingersi
dentro al misticismo ebraico per capire a fondo l’ebraismo, come del resto è
necessario spingersi nel misticismo cristiano per capire il cristianesimo.
Addentrandosi quindi nella
Cabala, e da lì cercando di capire il rapporto di essa con la magia, con l’esoterismo,
e con il misticismo rosacrociano, templare, massonico, e sufico, è possibile
scorgere la sostanziale unità di fondo della spiritualità Cristiana, Islamica
ed ebraica.
Ovviamente tale visione è negata
da molti studiosi, e considerata quasi una follia.
Ma non c’è da stupirsi di ciò.
Come abbiamo detto, la maggior parte degli studiosi di religione è atea, o
comunque ha un approccio molto poco spirituale al problema religioso, quindi
non riesce a cogliere il nucleo fondamentale di ogni religione. Nucleo che
consiste nell’avvicinarsi a Dio. Ma se Dio è unico per tutti, il fine è
ugualmente unico per tutti, perché la verità può essere solo una. E se è una,
tutti coloro che raggiungono la vetta più alta del misticismo, siano essi
islamici, ebrei, cristiani, o buddisti, vedono la stessa cosa.
7) I testi.
La Bibbia (Tanakh). Il testo di base dell’ebraismo è quella che noi
chiamiamo Bibbia, in particolare il vecchio testamento. Ci sono delle
differenze tra la raccolta biblica cristiana e quella ebraica.
Quella ebraica comprende:
1)
I pofeti: Giosuè, Giudici, Samuele I e II, Re I e II,
Isaia, Geremia, Ezechiele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, ichea, Nathum, Abacuc,
Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia
2)
Scritti: Salmi, Giobbe, proverbi, Rut, Cantico dei cantici,
Ecclesiaste, Lamentazioni, Ester Daniele, Esdra, Neemia, Cronache I e II.
La Torah.
La Torah (lett. Legge), definita
anche da qualcuno la “patria mobile degli ebrei”[9], è
costituita dal cosiddetto pentateuco, ovverosia dai primi 5 libri della Bibbia,
tradizionalmente attribuiti a Mosè che la espose in 70 lingue.
Il termine Torah deriva dalla
parola Horaa (istruzione) e Ohr (luce)
In linea di massima troviamo
scritto che la Torah contiene la storia del popolo ebraico e il patto di
alleanza tra Dio e gli ebrei, ma non è così.
La Torah invece ha diversi
livelli di interpretazione, e se letta nella traduzione letterale ha già
diversi significati possibili.
Ma la cosa si complica se il
testo viene letto non nella sequenza ordinaria, ma secondo altri schemi di
lettura. In tal caso essa diventa un testo che contiene sia le nozioni base sul
funzionamento dell’universo sia ulteriori significati esoterici segreti,
trasmessi e spiegati tramite la Cabala.
In tal senso la Torah è
considerato un manuale, un metodo, una guida, per correggere l’ego, le persone
e l’umanità stessa.
Dio avrebbe infatti dato la Torah
a Mosè, affinchè la Torah diventasse patrimonio dell’umanità e venisse diffusa
in tutto il mondo.
In tal senso quindi la Torah non
è destinata al solo popolo ebraico il quale, peraltro, come narra il Talmud,
non ha particolari meriti per essere la destinataria di questo libro, ma la
ricevette solo perché gli altri popoli cui fu offerta la rifiutarono.
Narra una leggenda nel Talmud
infatti che Dio si manifestò a tutte le nazioni per offrire la Torah. I figli
di Esaù la rifiutarono, perché c’era scritto di non uccidere, ed erano un
popolo sanguinario; I figli di Ammon e Moab la rifiutarono perché nella Torah
c’è scritto di non commettere adulterio, e tale popolo nacque da un atto di
impudicizia. Allora andò dai figli di Ismaele, che la rifiutarono perché c’era
scritto di non rubare, e il loro stile di vita era basato sul furto.
Alla fine fu solo Mosè che
accettò la Torah, che venne quindi rivelata direttamente da Dio; e anzi,
afferma il Talmud che “l’intero universo fu creato solo per amore della Torah”
Molti ebrei considerano per
questo la torah un libro non solo magico (in senso ampio), ma in continua
evoluzione. “Quando nell’ebraismo si parla di Torah – scrivono Luzzati e Della
Rocca –  ci si riferisce non solo ad un
libro da leggere e studiare ma, soprattutto,, ad un libro da vivere che
contiene in sé una fonte di esperienze e di saggezza umana. La parte
insostituibile apportata da ogni ebreo al messaggio ricevuto fa sì che questa
ricchezza si manifesti solo nella pluralità degli individui e nel succedersi
delle generazioni”.
E Avraham Azulay, cabalista
sefardita, disse che nel mondo a venire ogni ebreo avrebbe studiato la Torah
secondo la prospettiva della sua anima, che la Torah ha 600.000 lettere e ogni
ebrei ne ha una propria, cioè ha una sua possibile interpretazione (Abravanel).
►Dio si è incarnato nella
Torah e nelle sue sante lettere, e in tal modo si è offerto a noi. Prima che
nascesse il mondo, c’era la Torah, la segreta legge di Dio. Era scritta con
fuoco bianco su fuoco nero come dice il Talmud. E nel santo Zohar sta scritto:
Dio, Torah, e Israele sono la stessa cosa.
Jiri Langer, Le nove
porte, I segreti del Chassidismo.
►Come nel corpo dell’uomo
ci sono membri e articolazioni, e come ci sono organi che hanno un’importanza
vitale, e altri che sono meno necessari per la vita, così si presenta anche la
Torah. Certe sezioni e versi appaiono degni di essere gettati nel fuoco, a
colui che non capisce il loro senso nascosto. Ma a coloro che è riuscito a
percepire il loro vero senso appaiono come elementi essenziali della Torah.  E quindi chi toglie dalla Torah anche
soltanto una lettera o un punto è come qualcuno che asporta qualcosa da una
costruzione perfetta. Ne deriva anche che se si considera il suo carattere
divino non c’è alcuna differenza essenziale tra la sezione della Genesi 36, che
elenca i capi discesi da esaù, e i dieci comandamenti, perché tutto è un unico
complesso e un unico edificio.
Scholem, la Kabbalah e il
suo simbolismo
►Un antico midras insegna
che otterrà eterna beatitudine anche chi recita tutto il giorno un solo
versetto della Torah.
Se l’uomo pronuncia parole
della Torah, genera continuamente potenze spirituali e nuove luci che escono
come farmaci da combinazioni quotidianamente nuove degli elementi e delle
consonanti. E quindi persino se per tutto il giorno legge un unico versetto
raggiunge la beatitudine eterna, perché in ogni tampo, anzi in ogni attimo, cambia
la composizione interna degli elementi del linguaggio secondo lo stato e
l’ordine di quell’attimo e secondo i nomi che sfavillano in quell’attimo.
►A ogni uomo di Israele è
prescritto di considerarsi sempre come se stesso presso il Monte Sinai, per
ricevere la Torah. Perché per gli uomini c’è passato e futuro, ma non per Dio;
ogni giorno egli dà la Torah.
Cit. da: Gabriele Burrini,
I grandi temi della mistica ebraica.
►Rabbi Shim’on ha detto:
Misero è quell’essere umano che afferma che nella Torah si trovano semplici
storie e parole comuni.
Se così fosse, potremmo
senza indugio comporre una Torah con parole comuni, anche migliori di quelle.
Persino coloro che
governano il mondo possiedono parole più elavate. Se è così seguiamole e
facciamo di essere una Torah.
In realtà tutte le parole
della Torah sono parole eccelse, eccelsi segreti.
Chiunque creda che la
veste sia la vera Torah e non qualcos altro, possa il suo spirito sgonfiarsi.
Egli non avrà una parte nel mondo che verrà. Perciò David diceva: apri i miei
occhi, così che possa  vedere le
meraviglie della Torah”, ovvero ciò che è sotto la veste della Torah.
Vieni a vedere. C’è una
veste visibile a tutti. Quando gli stolti scorgono qualcuno con una bella veste
non guardano oltre, ma l’essenza della veste è il corpo, l’essenza del corpo è
l’anima.
Così è con la Torah. Essa
ha un corpo, i precetti della Torah, chiamati l’incarnazione della Torah.
Questo corpo è avvolto in vesti: le storie di questo mondo.
Gli stolti guardano solo
alla veste.
Nei tempi a venire i saggi
sono destinati a guardare all’anima dell’anima della Torah.
Daniel Matt, L’essenza
della cabala, il cuore del misticismo ebraico.
►Quando Dio volle creare
il mondo, guardò la Torah, parola per parola, e in corrispondenza di esso compì
l’arte del mondo, giacchè tutte le parole e tutte le azioni di tutti i mondi
sono nella Torah.
Zohar.
►Ogni lettera della Torah
nasconde un segreto profondo. I segreti più grandi sono contenuti nelle vocali,
e quelli ancora più grandi nelle annotazioni. Ma il segreto più eccelso è
sommerso dal mare bianco che circonda da tutte e parti le lettere. Nessuno sa
decifrarlo, nessuno lo penetra. Il segreto del bianco della pergamena è così
immenso che tutto questo mondo non è capace di contenerlo. Nulla esiste che
possa contenerlo. Solo il mondo futuro lo capirà. E allora non si leggerà più
ciò che è scritto nella Torah ma ciò che in essa non è scritto: la pergamena
bianca.
Jiri Langer, Le nove
porte, I segreti del Chassidismo.
Per capire la complessità della
Torah limitiamoci a prendere come esempio il solo libro della Genesi.
La genesi.
Stando alla versione letterale
consegnataci fino ad oggi, la genesi contiene la storia dell’origine
dell’umanità, con la nota storia di Adamo ed Eva, a cui Dio mette a
disposizione il suo paradiso ma proibendogli solo di mangiare dall’albero delle
mele, e del serpente, che tenta dapprima la donna, la quale a sua volta convince
l’uomo a mangiare il frutto proibito.
In realtà già oltre a questo
significato letterale si possono attribuire al racconto biblico vari livelli di
lettura metaforici. Vediamone alcuni:

visto dal punto di vista del rapporto tra l’uomo e Dio
la genesi può essere letta come un racconto di ciò che succede quando l’uomo si
discosta dalla parola di Dio, ad opera di tentazioni esterne che, non a caso,
sono identificate con l’altro sesso e con la sete di conoscenza (che in questo
caso rappresenta il potere); l’uomo perde la felicità ed è costretto a vivere
una vita prevalentemente materialistica, ma dura e difficile. Il racconto, in
questa prospettiva, è anche la metafora del rapporto tra l’uomo e la donna e
della nascita dell’ancestrale odio di genere insito nell’umanità. Alcuni
daranno la colpa alla donna per aver tentato l’uomo; d’altronde altri diranno
che Adamo ha comunque scelto liberamente, e quindi il dare la colpa alla donna
è uno scaricarsi da una responsabilità che invece è sempre e unicamente sua.

Visto dal punto di vista delle conoscenza è la storia
di come la conoscenza venga occultata quando si obbedisce agli ordini divini in
modo acritico; Dio infatti (che qui simboleggia la religione) permette ogni
cosa all’uomo, e costui vive felice senza responsabilità e senza fatica, ma non
deve mangiare la mela, altrimenti subirà un castigo; la mela dà all’uomo la
conoscenza, tanto è vero che Adamo si accorge di essere nudo, cosa che prima
non sapeva, perché non aveva la capacità di discernere il bene dal male. Il
serpente, quindi, lungi dall’identificare il diavolo, è colui che dà all’uomo
la possibilità di conoscere, di capire e distinguere. Quando l’uomo conosce,
precipita però in una sorta di inferno perché capisce che tutto non dipende più
da Dio, ma da lui stesso. La conoscenza insomma genera infelicità.
L’incoscienza rende sereni e non ci accorge di essere nudi, ignoranti, ecc.
Questa è, ad esempio, una delle interpretazioni che ne danno i seguaci del
culto di Lucifero, che sarebbe non colui che porta al peccato l’uomo, ma colui
che dà la conoscenza (la luce) all’uomo.

Un’altra ottica da cui guardare il racconto è quello
dell’essere umano e del suo libero arbitrio. Dio ha creato l’uomo libero;
poteva crearlo come un burattino, docile, remissivo, e obbediente alla sua
volontà in tutto, ma poi sarebbe stato uno schiavo. L’uomo è invece dotato di
libero arbitrio e può fare sia il bene che il male, e questa dualità gli crea
una serie di difficoltà, ma è anche ciò che lo distingue dagli animali, e che
gli permette di elevarsi spiritualmente.

Letta ancora da un’altra ottica il serpente è il
simbolo della kudalini, l’energia ch passa attraverso la spina dorsale, ed è
tramite quella che si acquista conoscenza spirituale; anche la mela, non è un
frutto scelto a caso, perché in realtà è il frutto perfetto, con cui ci si può
nutrire in modo completo.

Infine, si può considerare lo stato di grazia in cui
viveva Adamo come uno stato di inconsapevolezza; egli viveva in un paradiso ma
non se ne accorgeva. Nel momento in cui mangia la mela della conoscenza,
diventa consapevole di essere un uomo, limitato, e scopre che deve faticare e
soffrire per tornare ad uno stato di purezza e di felicità, con la differenza
che questa volta vi tornerà consapevole, apprezzando quello che riuscirà ad
ottenere con le sue forze. Il momento dell’inconsapevolezza è anche il momento
dell’unità col divino, che però ha bisogno della separazione e della dualità
per poter percepire se stesso.
La Genesi, insomma già a livello
metaforico e semplicistico può essere letto in vari modi. Ma se letta con le
lenti della lingua ebraica originale, e interpretata quindi nell’accezione
cabalistica, acquista altri significati, completamente diversi.
Prima della nascita
dell’universo la sola realtà esistente era un’infinita energia non fisica che
si espandeva senza fine. La cabala chiama Luce tale espansione infinita. La
luce racchiudeve in sé ogni forma di piacere. Dai piaceri derivati dal sesso e
dal cibo alle celestiali sensazioni di serenità e di pura grazia, tutto ciò che
una persona poteva concepire, desiderare, o bramare era racchiuso in questa
luce di felicità. Era il regno di Dio creatore. Non esistevano né tempo né
spazio. Il creatore allora diede vita a tutte le anime dell’umanità per un
unico grande scopo. Far piovere su di noi questa infinita Luce di felicità.
La luce ci fu offerta
gratuitamente. Ma non era una situazione molto divertente perché tutto era lì
davanti ai nostri occhi a portata di mano. Era un omaggio della casa. Un obolo.
Un atto di carità. In altre parole noi fummo creati, aprimmo gli occhi
metaforicamente parlando e tutta la felicità era lì davanti a noi.
Ma mancava qualcosa.
Essenzialmente
l’ingrediente mancante era il piacere della sfida. La nostra esistenza sarebbe
stata ancora più bella e appagante se il paradiso lo avessimo creato con le
nostre forze, invece di riceverla passivamente.
Così dicemmo al creatore:
Giochiamo a nascondino, tu nascondi la luce, e noi ci mettiamo a cercarla.
Quando ce la mettiamo
tutta per trovare la luce, proviamo una sensazione di appagamento, sentiamo di
avere in prima persona la responsabilità per la nostra felicità. Ci sentiamo la
causa.
Yehuda Berg, la kabbalah e
i 72 nomi di Dio.
Il Talmud.
La parola significa dottrina. Il
testo è stato redatto nei primi secoli dopo cristo, ed è stato definito “il
tesoro della saggezza del popolo ebraico”.
 E’ costituito dalla Misnah, una raccolta di spiegazioni e commenti della Torah che
inizialmente furono trasmessi solo oralmente che comprende principi etici e regole
da seguire, nonché norme di diritto civile e penale e dalla Ghemarà (opinioni a
complemento delle norme).
E’ un’opera immensa, tanto che
gli ebrei lo indicano a volte come “il mare del Talmud” che in genere scoraggia
dalla lettura, quindi tutti ne parlano ma nessuno lo ha mai letto in verità.
Ve ne sono due versioni: il
talmud palestinese e quello babilonese, di compilazione quasi contemporanea,
attorno al V secolo dc, di cui il palestinese molto più ampio e di maggiore
diffusione nei secoli successivi.
A proposito del Talmud è bene
fare una precisazione. Proprio per essere un mare immenso, dentro di esso c’è
tutto e il contrario di tutto.
Per secoli il Talmud non venne
messo per iscritto ma era costituito dalla tradizione orale tramandata di
generazione in generazione e questo ne garantiva una certa “freschezza” e
aderenza al mutare dei tempi. Dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme e
l’inizio della diaspora degli ebrei si rese necessario mettere per iscritto il
patrimonio orale del popolo ebraico per preservarlo da una possibile
distruzione. Ci vollero dei secoli per codificarlo interamente ma dal momento
della sua redazione definitiva quello che era il patrimonio orale divenne un
patrimonio scritto, e quindi meno soggetto a cambiamenti.
La critica antiebraica ha avuto
gioco facile a estrapolare alcuni passi di esso e evidenziare un odio contro i
cristiani, con frasi come “il migliore dei Cristiani deve essere ammazzato” e
“la nostra redenzione sorgerà appena Roma sarà distrutta”[10].
Ma a tale proposito vanno fatte
alcune osservazioni.
La prima è l’epoca in cui il
Talmud fu creato; ma, come abbiamo già detto, Roma aveva distrutto il popolo
ebreo e il tempio di Gerusalemme, e con esso la spiritualità ebraica, come
abbiamo visto nel capitolo sul Cristianesimo, quindi la cosa più logica è che
nel periodo immediatamente successivo fosse diffuso l’odio contro i romani.
La seconda è che estrapolare dal
Talmud alcuni pezzi, senza integrarli nel contesto non solo storico e
culturale, ma anche spirituale, in cui questi nascono, è un’operazione senza
senso.
Per fare un solo esempio, si
sente spesso dire che gli ebrei attendono da sempre il Messia. Ma chi sia, da
dove debba provenire, quale sia il suo nome, nessuno può capirlo dal Talmud,
dove esistono decine di interpretazioni. L’opinione prevalente è che il Messia
debba venire dalla stirpe di David, ma esistono opinioni che lo identificano
con David stesso, e altre scuole rabbiniche che ne danno le versioni più
disparate (Abraham Cohen, Il Talmud, pag. 413).
Scrive Cohen che nel Talmud, per
ogni pensiero e ogni affermazione si cerca una prova nel testo sacro e ciascuna
dichiarazione infatti è sempre preceduta dall’espressione “come è detto, come è
scritto…”.
E nella prefazione di Laras ai
racconti del talmud si legge che “accanto ad insegnamenti di alto contenuto
religioso e morale validi sempre e comunque, possono rinvenirsi testimonianze e
sentenze che, in quanto legate a situazioni contingenti, sono da considerarsi
valevoli solo in situazioni particolari. Né mancano elementi accenni e
descrizioni di pratiche magiche che affondano le radici nella superstizione
popolare”.
Proprio per questo però,
pretendere di prelevare una frase da un testo del Talmud per addurla come prova
certa e inconfutabile di un qualsiasi fenomeno, è un’operazione faziosa e
disonesta dal punto di vista intellettuale.
►Dopo
aver studiato il Talmùd per più di cinquant’anni, e dopo avergli dedicato anche
qualche libro, non sono tuttora in grado di darne una buona definizione.
Qualsiasi definizione presenta così tante eccezioni e necessita di così tante
rettifiche che servirebbe solo a rendere più oscuro l’argomento. Forse il
miglior modo per farsi un’idea di quest’opera consiste nel considerare che non
esiste nessun altro libro come il Talmùd, in nessuna letteratura. Si può
affermare che la maggior parte del Talmùd è composta da discussioni sulla legge
ebraica. E, dal momento che la legge ebraica abbraccia pressoché ogni aspetto
della vita, queste discussioni sono altrettanto sfaccettate: filosofiche,
teologiche, legali e filologiche. Il Talmùd non pretende di essere un’enciclopedia,
tuttavia si occupa di tutto, dall’astrologia alla zoologia, dalla medicina
all’economia, così come tratta di demoni e di angeli. Il suo stile è conciso,
fino a risultare criptico; si ripropone di fornire prove sicure, come in
matematica, ma la sua struttura è costruita sulle libere associazioni, come
nella poesia.
(A.
Steinsaltz, Cos’è il Talmud)
► La ricerca logica e razionale del rabbino
non è mera logica cavillosa. Si tratta di un impegno profondamente serio e
sostanziale di individuare in banalità i principi fondamentali della volontà
rivelata da Dio, per guidare e santificare le azioni più specifiche e concrete
nel mondo quotidiano… Ecco il mistero dell’ebraismo talmudico: la convinzione
aliena e remota che l’intelletto non sia uno strumento di incredulità e
desacralizzazione, ma di santificazione.
Neusner, Invito al Talmud.
►Mosè ricevette la Torah
dal Sinai e la trasmise a Giosuè. Giosuè agli anziani, gli anziani ai profeti,
e i profeti la trasmisero agli uomini della grande assemblea. Questi dicevano
tre cose: Siate misurati nel giudicare:
suscitate molti discepoli e fate una siepe attorno alla Torah.
Shimon il Giusto era uno
degli ultimi membri della grande assemblea. Egli soleva dire: Su tre cose il mondo sta: sulla Torah, sul
culto e sulle opere di misericordia.
Antigono di Sokho
ricevette la Torah da Shimon il Giusto. Egli soleva dire: Non siate come servi che servono il padrone a condizione di ricevere un
salario e il timor del cielo sia su di voi
.
Questi sono i primi tre
detti del Talmud.
Paolo De Benedetti, Detti
dei padri (dal Talmud).
Lo Zohar (il libro dello splendore).
Lo Zohar, o libro dello
splendore, è uno dei testi base della Cabala. E’ attribuito a Moses de Leon nel
1300 circa, e contiene la spiegazione esoterica dell’origine del mondo.
Secondo altre fonti, invece, lo
Zohar risale addirittura ad Abramo e fu creato da dieci cabalisti, guidati da
Rabbi Shimon Ben Yochai, e nei secoli ne andò perduta una gran parte, di
conseguenza oggi possediamo solo una porzione del manoscritto originale
(Leitman).
Dio originariamente era uno,
infinito, intangibile, inconoscibile. L’universo si produsse per contrazione
(una sorta di Big bang, ed è impressionante quanto le teorie cabalistiche siano
simili a quelle scientifiche che vedono nel big bang l’origine di tutto); Dio,
per conoscere se stesso, produsse il tutto, il che significa che in ogni cosa
esiste la scintilla divina e ogni cosa fa parte del tutto (l’altra cosa
sorprendente è vedere la similitudine tra queste teorie ebraiche cabalistiche e
la concezione induista del Bhraman).
In questo testo compare anche per
la prima volta la teoria delle dieci sephirot e dei 32 sentieri.
Qualcuno lo considera il libro
più importante del misticismo mondiale. Se non è il più importante libro
mistico, è comunque senz’altro il più importante libro esoterico, dal momento
che la Cabala e i concetti presenti in essa hanno influenzato tutte le società
esoteriche, segrete e non, della storia del mondo occidentale. Contiene,
secondo gli insegnamenti della tradizione magica, tutti gli insegnamenti sul
funzionamento del mondo, della vita, sui regni superiori, sugli angeli e i
demoni, commentando le parti principali della Torah, in un linguaggio però non
comprensibile e quindi non accessibile ai non iniziati.
Il libro insegna che esistiamo in
un solo vasto sistema chiamato natura o Elokìm, il creatore; malgrado ciò
percepiamo solamente una piccola frazione di tale sistema, comunemente
identificata con il nostro mondo esterno.
Lo scopo della nostra esistenza è
di innalzarci sopra i confini di questo mondo, e di sentire l’interezza del
sistema chiamato “natura”, la “forza superiore”. Quando conseguiremo questo
grado, scrive Leitman, “saremo colmati di abbondanza, piacere infinito e luce,
di una percezione sublime e di comprensione, con un senso di equilibrio,
completezza e armonia, preesistenti alla natura generale”.
Quando scopriremo la realtà superiore, capiremo che tutta l’evoluzione
sviluppatasi nei millenni ha avuto luogo solo per portarci a una consapevolezza
e ad una percezione più ampia della realtà; per non lasciarci in quella
condizione di piccolezza nella quale viviamo e moriamo, e di nuovo nasciamo e
ancora moriamo. Invece, conosceremo la vita nella sua forma eterna, sconfinata
e illimitata. L’uomo è stato creato per innalzare i cieli.
In precedenza, fino al 1500, non avevamo bisogno della Cabala; oggi
invece è il mtivo primo della sua comparsa nelle nuove generazioni.
Lo studio della natura, ci insegna che tutti gli organismi viventi sono
creati secondo il principio del prendersi cura degli altri. Le cellule in un
organismo si connettono tra loro tramite una dazione reciproca, con lo scopo di
sostenere l’intero organismo. Ogni cellula riceve il necessario per la propria
sopravvivenza e con le energie restanti si preoccupa di tutto il corpo. Una
cellula che non rispetta il proprio ambiente e lo utilizza per il proprio
tornaconto è una cellula cancerogena. Un tale agire egoistico conduce alla
morte dell’intero organismo.
Michael Laitman, Lo Zohar
rivelato.
Lo studio dello Zohar costruisce i mondi.
Rabbi Shalom Ben Oshe
Buzzaglio, Il trono del re.
Il Sepher Yetzirah (il libro della formazione).
E’ il più antico testo
cabalistico (secondo alcuni risalirebbe al II o III secolo). E’ definito “il
più breve il più antico e il più misterioso” tra tutti i libri della Cabala.
Descrive la creazione del mondo
per mezzo delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico e delle dieci sephirot.
Designa poi delle corrispondenze tra le parti del corpo umano e le lettere.
Di quest’opera molto breve sono
stati prodotti molti commenti, e alcuni cabalisti hanno fondato su di esso la
meditazione con le lettere ebraiche ed è da qui che prende avvio l’idea che
ogni lettera abbia un potere magico e combinata con altre lettere possa formare
vere e proprie formule magiche.
Nella prefazione di Georges Lahy
al commento del Sepher yetzirah si legge che “la lettura di questo trattato
richiede solo qualche minuto, ma la sua comprensione richiede anche una vita
intera”.
La tradizione lo fa risalire ad
Abramo, ma gli storici non concordano pur dando le opinioni più disparate sul
momento della sua effettiva redazione; secondo Scholem sarebbe stato scritto
tra il 200 e il 400 dc, Kellinek lo colloca nel primo secolo e Graets tra l’800
e il 900.
Più che un trattato è un vero e
proprio codice, per la cui lettura occorre una chiave interpretativa adeguata e
la conoscenza della tradizione su cui si appoggia il libro; la sua
interpretazione non è affidata alla autorità tradizionale, ai rabbini, ma ad
esperti di esoterismo e cabalismo.
8) Le correnti.
Le correnti dell’ebraismo sono molte ma schematicamente
possono dividersi nelle seguenti.
1)
ebraismo ortodosso, che postula la permanenza
dell’attaccamento alla tradizione del Talmud; rientrano in questo macrogruppo
altri microgruppi, come i chassidim, i Musàr, i Chabad, i Charedim, che vestono
alla maniera tradizionale e criticano la creazione dello stato di Israele
perché non fondato sulla Torah ma su principi plitici e giuridici estranei ad
essa;
2)
ebraismo riformato, che si apre ad altre culture; ad
esempio per questa linea di pensiero si considera ebreo chiunque abbia un
genitore ebreo e non necessariamente entrambi; vi rientrano gli Hiskalà, che
abbinano alla tradizione basata sul talmud quella di altre tradizioni, e altri
gruppi più intransigenti che propongono addirittura di rifiutare l’intero corpo
talmudico e che vedono la rivelazione di Mosè sul Sinai non come un evento
religioso ma storico, e quindi da relativizzare;
3)
ebraismo conservatore, da cui prende avvio il movimento
sionista.
Abbiamo poi il cabalismo, che
merita una trattazione a parte.
9. Il cabalismo.
9.1. Cos’è la cabala.
Il cabalismo non è una corrente
in senso stretto, ma una tendenza.
La cabala è infatti
l’interpretazione mistica dell’ebraismo e, se volessimo fare un parallelo, sta
all’ebraismo come il rosacrocianesimo sta al cristianesimo, e come il sufismo
sta all’islam. E’ insomma il ramo mistico dell’ebraismo, che ha influenzato
trasversalmente tutte le correnti.
Secondo Gersom Sholem i cabalisti
“attinsero ampiamente nella letteratura dei Sufi, i mistici dell’Islam, nonché
nella devota tradizione ascetica cristiana”.
In pratica, il cabalismo attinge
dall’interpretazione mistica della Torah, dall’islamismo e dal cristianesimo,
ma anche da dottrine orientali.
Se consideriamo che anche i
rosacroce vengono influenzati da sufi e cabalisti, e che i sufi vengono a loro
volta influenzati da cabalisti e rosacroce, ne discende una conseguenza
importantissimo: il cabalismo si intreccia in modo indissolubile con il sufismo
e con il rosacrocianesimo.
A mio parere è quasi impossibile,
allo stadio degli studi attuali, capire quale religione influenzò le altre, e
quali furono influenzate, perché esistono su questo punto teorie diverse, e
ovviamente talvolta parziali; è però probabile che sia il cabalismo e la
mistica ebraica ad aver influenzato siua il sufismo che il rosa crocianesimo, e
non il contrario.
Quel che è certo è che alla
sommità, i vertici di queste religioni si incontrano, condividono le stesse
esperienze e le stesse conoscenze, se le scambiano e ciascuno prende il meglio
dell’altra.
Molti personaggi importanti della
storia sono stati, infatti, allo stesso tempo sufi e rosacroce. Induisti e
rosacroce. O tutte queste cose insieme.
Secondo alcuni Cabalisti fu Abramo il primo cabalista, ed insegnò alle persone
come scoprire l’anima e gradualmente percepire un mondo superiore attraverso
essa (Leitman). Egli trasmise il suo sapere da una generazione all’altra fino a
Noè e poi per altre dieci generazioni ad Abramo. Successivamente furono
necessarie delle correzioni al metodo di Abramo a partire da Mosè e qui venne
creata la Torah, che sarebbe secondo Leitman, “un adattamento del metodo di
Abramo per la generazione di mosè; la Torah non è un libro di storia, o
un’opera di etica, bensì un metodo, una guida, un manuale, per la correzione
dell’ego”.
Essa, fino all’anno 0 dell’era
cristiana, fu conosciuta solo tra i discendenti di Israele; poi, dopo la
distruzione del secondo tempio nel 70 dc fu tenuta nascosta alle masse, per
riapparire timidamente a partire dal 1200 ed essere diffusa alle masse nei
tempi odierni.
Dopo il 1200 in particolare i primi
cabalisti erano abbastanza restii a condividere il loro sapere con le masse, e
vennero poste alcune restrizioni allo studio di questa scienza: occorreva
essere uomini, sposati, di almeno 40 anni di età, e occorreva conoscere tutta
la Torah.
►Il mio insegnante,
Pitagora, che è il padre della filosofia, non ricevette questi insegnamenti dai
greci; li ricevette dagli Ebrei, e lui fu il primo a convertire il nome
kabbalah, sconosciuto ai greci, in “filosofia”.
►La filosofia di Pitagora
fu emanato dal mare infinito della Cabala.
►La cabala non ci lascia
spendere la nostra vita nelle cenere, ma piuttosto innalza il nostro intelletto
al vertice della conoscenza.
Johannes Reuchlin, De Arte
Cabalistica.
►Tutti voi, che vedete la
terra al di là dell’orizzonte, che avete letto libri e missive sigillate e
segrete, che andate in cerca di tesori nascosti sottoterra e dietro ai muri,
voi che insegnate un’arte così eccelsa, una così grande saggezza, ricordate che
dovrete fare profondamente vostri gli insegnamenti della cabala se vorrete
ottenere ciò a cui aspirate.
Paracelso.
Come scienziato trovai estremamente entusiasmante scoprire nel corso
della mia ricerca che tra fisica e kabala esiste una stupefacente somiglianza
nella descrizione dell’universo e della sua origine.
Amir Aczel, matematico,
citato nel libro: Il potere della Kabala, di Yehuda Berg.
9.2. Scopo della Cabala.
Scopo della Cabala è il
perfezionamento dell’essere umano, affinchè la sua anima possa ricongiungersi a
Dio, utilizzando come tecnica la mente, per farle vincere la materia.
Secondo il chiarissimo libro di
Gabriella Samuel, la cabala non è un libro, come pure talvolta viene affermato.
Non è neanche, come affermano altri, uno studio o una meditazione, sebbene
comprenda anche queste tecniche. La cabala può essere considerata una dottrina,
un sistema esoterico, un “vastissimo campo che contiene vari elementi:

studio della Torah

Indagine delle strutture sacre alla base della vita

Indagine della natura dell’anima umana

Reincarnazione

Salmodie

Angeologia e demonologia ben definite

Gematria (analisi numerica delle lettere e della parole
ebraiche per svelare significati nascosti

Meditazione e stadi alterati di coscienza

Preghiera e contemplazione

Filosofia e Musar, modalità ed etica

Interpretazione dei sogni

Canto e danza

Aderenza ai principi spirituali, morali ed etici
dell’ebraismo
Oltre al tema centrale del
raggiungimento di uno stretto rapporto con Dio, gli obiettivi individuali per
chi segue il cammino della cabala, tramite i propri pensieri, preghiere, parole
e azioni, sono:

Soggiogare l’anima alla volontà divina;

Raggiungere l’altruismo

Mirare alla rettifica spirituale e alla riparazione
dell’anima

Accelerare la rettifica spirituale del mondo e la
riparazione degli errori del mondo

Scegliere consapevolmente pensieri parole ed azioni che
accelerino l’evoluzione spirituale del mondo con l’avvento profetizzato del
Messia.
►Tutta la saggezza della
Cabala esiste solo per conoscere la guida della volontà superiore, perché essa
ha creato tutte queste creature, cosa desidera da esse, e cosa vi sarà alla
fine di tutti i cicli del mondo.
Ramchal, Porte della
saggezza, porta n. 30
►Tutto lo scopo della
saggezza della Cabala è di insegnarci a sviluppare i nostri stessi strumenti
per poter percepire un campo costituito da informazioni più elevate, chiamato
“il Creatore”. Ciò può essere fatto solo se cambiamo noi all’interno, di conseguenza,
cambiando, anche noi stessi diventiamo come quel campo e quindi simili al
Creatore.
►Non vi è cosa più
naturale che entrare in contatto con il proprio creatore. Di fatto, ogni
creatura è in contatto con il suo creatore, ma non lo si sa e non lo si
avverte. E’ come il caso di una persona che ha in tasca un tesoro e non lo sa.
Leitman, Lo Zohar
rivelato.
►A un autore di libri che
lo interrogò sulla Cabala, sulla dottrina segreta e sulle kavvanot (intenzioni
segrete), rabbi Moshe di Lobrin disse: “rifletti che la parola Cabala deriva da
Kabbel che significa accettare, accogliere, e kavannà Kavven, dirigere o
guidare qualcosa. Allora il significato più profondo della saggezza della
Cabala è questo: addossarsi il giogo della volontà divina. E il significato
dell’arte della kavannot è: indirizzare il proprio cuore a Dio. Questa
espressione vuole significare: egli è mio e io sono suo.
In quel momento come è
possibile che l’anima non esca dal corpo?
Alessandro Nangeroni, La
Cabala, l’ebraismo esoterico
9.3. I 72 nomi di Dio.
Il più importante nome è il
tetragramma YAVH, che viene indicato con le sole lettere senza dover essere
pronunciato.
Vi sono poi altri sette nomi,
(che possono essere scritti, ma non pronunciati, e per nessun motivo
cancellati) e sono:
  1. El
  2. Elohim
  3. Ehjieh
    asher Ehjie
  4. Adonai
  5. Tzeva’ot
  6. Shaddaj.
La bibbia, essendo un vero e
proprio criptogramma, contiene inoltre i cosiddetti 72 nomi di Dio, celati per
quasi 3400 anni in tre versetti biblici ciascuno dei quali costituito da 72
lettere ebraiche.
Ogni nome si riferisce a Dio, ma
prendendo in considerazione i modi particolari con cui il Creatore si manifesta
nella creazione.
I 72 nomi di Dio sono un
messaggio rivolto all’umanità intera. Come le parole della Bibbia e i caratteri
ebraici che li compongono i nomi non sono patrimonio di uno specifico gruppo
religioso, tanto è vero che da qualche anno sono sempre più diffusi testi che
trattano questo argomento in varie forme e a vari scopi.
Qualcuno li ha definiti
“strumenti spirituali potentissimi, una vera e propria tecnologia di guarigione
protezione e metamorfosi positiva” per “sviluppare il potere della mente sulla
materia”; “una spiritualità attiva, pratica, progettata per raggiungervi nel
pantano in cui vi trovate adesso e tirarvene fuori” (Yeuda Berg).
Tali nomi sono:
  1. vav hey vav (Vehuia), perdonarsi per le cattive
    influenze passate e affrontare meglio il futuro. (20 marzo 24 marzo)
  2. yud lamed yud (Ieliel), ritrovare la motivazione
    (25-29 marzo)
  3. samekh yud tet (Sitael), rimuovere gli ostacoli
    negative (30 marzo 4 aprile)
  4. ayin lamed mem (elemiah), eliminare pensieri
    negativi (4-8- aprile)
  5. mem hey shin (Mahasiah), guarigione fisica e
    psicologica (9-3 aprile)
  6. lamed lamed hey (Lelahel), liberarsi dalla materia
    (14-18 aprile)
  7. alef kaf alef (Aehaia), acquistare un senso nella
    vita (19-23 aprile)
  8. kaf
    hey taf (cahetel), eliminazione stress (24-28 aprile)
  9. hey zayin yud (Haziel) modificare in meglio il modo
    di vivere e pensare (29 aprile 3 maggio)
  10. aleph lamed daled (Aladiah) protezione contro la magia
    nera (4-8 maggio)
  11. lamed alef vav (Lauiah), purificare gli ambienti da
    influenze negative (9-13 maggio)
  12. hey hey ayin (Haiaha) armonia e amore nella vita e
    consapevolezza di Dio (14-18 maggio)
  13. yud zayin lamed (Iezael), felicità (19-23 maggio)
  14. mem bet hey (Mebahel), evitare i conflitti (24-28
    maggio)
  15. hey resh yud (Hariel), visione a lungo termine (29
    maggio 2 giugno)
  16. hey kuf mem (hakamiah) contro la depressione (3-7
    giugno)
  17. Lamed alef vav (Lauviah), liberarsi dall’ego (8-12
    giugno)
  18. Kaf lamed yud (Caliel) fertilità (13-17 giugno)
  19. Lamed vav vav (Leuviah) sintonizzarsi con Dio
    (18-22 giugno)
  20. Pey hey lamed (Pahaliah) Contro le dipendenze (23
    giugno 27 giugno)
  21. Nun lamed kaf (Nelchael) debellare le piaghe (28
    giugno 2 luglio)
  22. Yud yud yud (Ieiaiel) protezione contro persone
    cattive (3-7 luglio)
  23. Mem lamed hey (Melahel) altruismo (8-12 luglio)
  24. Khet hey vav (Haiuiah) liberarsi dai
    condizionamenti altrui (13.17 luglio)
  25. Nun thaf hey (Nithaia) coraggio e sicurezza (18-22
    luglio)
  26. Hey alef alef (Haaiah), ordine nella nostra
    vita  (23-27 luglio)
  27. Yud resh taf (Ierathel) contro blocchi e negatività
    (28 luglio 1 agosto)
  28. Shin
    alef hey (Seheiah), amore terreno (2-6 agosto)
  29. Resh yud yud (reiiel), abbandonare sentimenti di
    odio e rancore (7-11 agosto)
  30. Alef vav mem (Amael), amicizia (12-16 agosto)
  31. Lamed kaf bet (Lecabel), forza (17-21 agosto)
  32. Vav shin resch (Vasariah), far tesoro dei ricordi
    (22-26 agosto)
  33. Yud khet vav (Iehuiah) analizzare le componenti
    negative del nostro essere (27-31 agosto)
  34. Lamed hey ket (Lehaiah) relativizzare se stessi e
    le situazioni (1-5 settembre)
  35. Kaf
    vav kuf (Chavakiah), energia sessuale (6-10 settembre)
  36. Mem nun dalet (Menadel), coraggio (11-15 settembre)
  37. alef nun yud (Aniel) visione d’insieme (16 20
    settembre)
  38. keth ayin mem ( Haamiah), abbondanza spirituale e
    materiale (21- 25 settembre)
  39. resh hey ayin (Rehael), trasformare il limite in
    risorsa (26 30 settembre)
  40. yud yud zayin (Ihiazel), sintonizzarsi con Dio (1-5
    ottobre)
  41. hey hey hey (Hahahel), sicurezza (6-10 ottobre)
  42. mem yud caf (Mikael), vedere meglio le situazioni
    (11-15 ottobre)
  43. vav vav lamed (Vevaliah), integrazione tra spirito
    e materia (16-20 ottobre)
  44. yud lamed hey (Ielaiah), sviluppare la capacità di
    comprensione (21-25 ottobre)
  45. samek
    alef lamed (Sealiah), prosperità (26-30 ottobre)
  46. ayin resch yud (Ariel), allontanare i dubbi (31
    ottobre 4 novembre)
  47. ayin shin lamed (Asaliah), pace interiore, al fine
    di aiutare il processo di guarigione dell’umanità (5-9 novembre)
  48. mem yud hey (Mihael), vedere meglio le situazioni
    (10-14 novembre)
  49. vav hey vav (Vehuel) fare chiarezza dentro di sé
    (15-19 novembre)
  50. dalet nun yud (Daniel), Fare chiarezza attorno a sé
    (20-24 novembre)
  51. hey ket shin (Hahasiah) eliminazione sensi di colpa
    (25-29 novembre )
  52. ayin mem mem (Imamiah), accendere l’amore per Dio
    (30 novembre 4 dicembre)
  53. nun nun alef (Nanael), agire in modo disinteressato
    (5 dicembre 9 dicembre)
  54. nun yud taf (Nithael), abituarci alla morte, per ricongiungerci
    meglio al divino (10-14 dicembre)
  55. mem bet hey (Mebahiah), portare alla luce
    l’inconscio (5-19 dicembre)
  56. pey vav yud (Poiel) equilibrio interiore (20-24
    dicembre)
  57. num mem mem (Nemamiah), penetrare nella coscienza
    (25-29 dicembre)
  58. yud yud lamed (Ieilael), tagliare i ponti con
    sentimenti negativi (30 dicembre – 3 gennaio)
  59. hey resch keth (Harael), aiuto nei momenti di disperazione
    (4 gennaio 8 gennaio)
  60. mem tsadikh resch (Mitzrael), libertà ed energia (9
    gennaio 13 gennaio)
  61. vav mem bet (Umabel), purificare le emozioni (14-18
    gennaio)
  62. yud hey hey (Iahhlel), legame tra genitori e figli
    (19-23 gennaio)
  63. ayin nun vad (Anauel), gratitudine verso Dio (24-28
    gennaio)
  64. mem khet yud (Mehiel), sviluppare carisma (29
    gennaio 2 febbraio)
  65. daled mem bet (Damabiah), comprendere l’unità del
    tutto (3-7 febbraio)
  66. mem nun kuf (Menakel), auto responsabilità (8-12
    febbraio)
  67. alef yud ayin (Eiael), comprendere la natura del
    tempo (13-17 febbraio)
  68. khet bet vav (Habuhia), comunicare con le anime dei
    defunti (18-22 febbraio)
  69. resch alef hey (Rochel), ritrovare il proprio
    percorso spirituale (23 – 27 febbraio)
  70. yud bet mem (Iabamiah), ordine interiore dal caos
    esteriore (28 febbraio – 4 marzo)
  71. hey yud yud (Haiaiel), sviluppare intuizioni (5-9
    marzo)
  72. mem vav mem (Mumiah), purificazione spirituale (10
    marzo 14 marzo)
Ciascuno di questi nomi viene
anche considerato un angelo custode, che presiede ad un particolare periodo
dell’anno ma anche a particolari ore della giornata.
►Meditando e fissando le
lettere, ricorda continuamente Dio e l’amore di Dio. Fa in modo che il tuo
pensiero non sia separato da Dio.
Se vuoi conoscere il
segreto di come legare la tua anima in alto e unire il tuo pensiero a Dio,
cosicchè per mezzo di questa continua contemplazione tu raggiunga
incessantemente il mondo che verrà, e cosicchè Dio sia con te sempre, in questa
vita e nella prossima, allora poni davanti agli occhi della mente le lettere
del nome di Dio, come se fossero scritte in un libro a caratteri ebraici.
Visualizza ogni lettera che si estende all’infinito. Ciò che voglio dire è
questo. Quando visualizzi le lettere, concentrati su di esse, con gli occhi
della mente, mentre contempli l’infinità. Tutt’e due insieme: fissare e
meditare.
Daniel Matt, L’essenza
della cabala, il cuore del misticismo ebraico.
►L’intera Torah è composta
dai nomi di Dio, e perciò salva e protegge l’uomo.
Sepher simmus theillim

 


[1] Daniela Abravanel, Cabala
e trasformazione con le lettere ebraiche.
[2] Basti
pensare che la famosa formula magica Abracadabra, conosciuta fin da piccoli
perché tramandata nelle fiabe e pronunciata da maghi e streghe, significa in
lingua ebraica “io creo con le parole” ed è la parola con cui Dio iniziò la
creazione e deriva dall’espressione aramaica avarà ve devarà (Moni Ovadia, Vai
a te stesso, pag. 123).
[3]
Neppure avendo studiato nel più prestigioso istituto di orientalistica si
sarebbe totalmente legittimati a pensare di capire e tradurre l’ebraico
biblico, perchè quella lingua è sacra, e può essere indagata solo all’interno
della spiritualità da cui promana. Quella spiritualità non è una qualsivoglia
filosofia dello spirito ma una radicale ortoprassi. Quindi neppure gli
israeliani possono penetrarla per il solo fatto di essere dei madre lingua,
perché l’ebraico biblico è lingua santa, l’ebraico moderno no. (Moni Ovadia,
Vai a te stesso, pag. 106)
[4] Dag e Alberto Tessore,
Dialogo sull’Islam tra un padre e un figlio.
[5] Il
racconto è splendidamente narrato in: Jiri Langer, Le nove porte, I segreti del
Chassidismo, pag. 134.
[6] Burrini, I grandi temi
della mistica ebraica.
[7] Scholem, La cabala, pag,
345 e ss.
[8] Hans Kung, Ebraismo, pag
417.
[9] Moni Ovadia, Prefazione a:
Laura Quercioli Mincer, 101 storie ebraiche.
[10] Vedi ad esempio in tal
senso il libro di Pranaitis, I segreti della dottrina rabbinica.

13 Commenti

  1. Buongiorno Paolo, ho trovato questo capitolo particolarmente interessante, senza voler sminuire però con questa mia affermazione quello sull'Islam, il fatto é che la storia ebraica la conosco di più. Volevo chiedere se nel tuo libro hai trattato anche dei VEDA.
    Anzi, potresti pubblicare l'indice del libro così almeno si conoscono tutti gli argomenti? Ringrazio.

  2. Grazie a Dio che Dio non esiste!

    Osho

    Questo è il problema FONDAMENTALE (ma non solo ) delle religioni, soprattutto le monoteiste.

    Non esiste un "creatore", per cui anche il termine "creazione" è errato.
    Esiste la – VITA – che nasce dall' UNICA POSSIBILE REALTA', ossia dalla composizione di due elementi ASSOLUTI, OPPOSTI ma COMPLEMENTARI, e che si esprimono, nel loro COMBINARSI in GRADI diversi, in una immensa VARIETA' di FORME e GRANDEZZE; in un punto PROPIZIO, INTERMEDIO, tra lo SPAZIO INFINITO ed il SUO CENTRO.

    "Ed oltre il sole, ai confini col nulla…."

    Lilith

  3. Caro Paolo mi piace esprimerti la mia condivisione e ringraziamento per la tua iniziativa di pubblicare sul sito i diversi capitoli della tua Storia delle religioni. Me ne avvarrò per quanto sto scrivendo sulle vicende del Mostro di Firenze e successori. Anche Gabriella pubblicò ed è ancora possibile leggere integralmente e gratuitamente "Il mistero di Giusto", cliccando sul link corrispondente, un suo libro-messaggio del 1992 sul nostro sito http://www.lagiustainformazione2.it
    Il tuo è anche un gesto di armonia e pace che simbolicamente si inserisce nella dinamica universale attuale di popoli in cammino gli uni verso gli altri, dinamica che purtroppo determina da tempo stragi e contrasti speculativamente ispirati da chi non è né cristiano, nè musulmano, nè ebreo… ma è sicuramente interessato a impedire l'inevitabile smascheramento delle grandi e antiche verità da millenni occultate.

  4. @ Anon 13:36
    Pare sia successo una sola volta e dicono sia morto in croce e poi resuscitato. Se poi intende se stesso o altri nel mondo di oggi, la prego di contenersi e non farci ridere.

  5. Ciao Paolo Franceschetti: mi spiace ma l'Ebraismo è la religione della Legge; il Cristianesimo è la religione dell'Amore e l'Islam la religione della Conoscenza. Sono le 3 dee tra cui Paride dovette scegliere "la più bella"; peraltro essere la "religione dell'amore" rende il Cristianesimo più diffuso ma certamente non "la scelta migliore". Questo dipende dalle persone. L'Amore va bene ma senza Legge diventa passione incontrollata, e senza Conoscenza può diventare amore per qualunque porcheria. La Legge, l'Amore e la Conoscenza sono le tre Fasi dell'evoluzione dell'essere umano verso l'illuminazione (Cieli di Mercurio, Venere e Sole). Anche se per vie sotterranee le tre religioni si sostengono a vicenda, all'insaputa dei loro seguaci, ma non di chi li dirige VERAMENTE sul piano spirituale.
    Davide

  6. dopo l'ISLAm "buono", ecco l'ebraismmo "santificato"…. quindi i cattivoni sono i cristiani ed i cattolici in particolare ?!?!?!

    ecco un esempio di ODIO anti cristiano… quello che tanto propaganda la massoneria… di cui questo sito é voce ridicola, ma assai fedele (direi schiava come tutte le propaggini massoniche)…

    COMPLIMENTONI !!!

  7. Caro Paolo Franceschetti,l'articolo sarebbe anche interessante se non fosse per le varie,troppe inesattezze che lo rendono illeggibile;ad esempio il candelabro come lei lo ha definito,non ha sei braccia ma sette e viene appunto chiamato "settenario". Cari saluti

  8. Ciao Paolo, grazie per il bell'articolo. Anche io come te, e vedo alcuni altri qua, mi interesso degli aspetti più intimi della nostra vita. Cosa altro dobbiamo cercare?? Vorrei invitarti, e chi fosse interessato in generale, ad approfondire la questione seguendo Prof.M. Laitman perchè ultimamente stà spiegando in modo molto semplice tutto ciò che è connesso al delicato periodo di transizione che l'umanità sta attraversando, passando per lo scopo della creazione stessa, il ruolo degli ebrei e la causa'dell'antisemitismo, la nascita e la funzione delle religioni rivelate, la crisi sociale ed il metodo per uscire da essa velocemente, tutto dal punto di vista della Kabbalah. Nel caso possa interessarti la cosa, sono a disposizione per suggerirti dove trovare il materiale completamente graatuito- audio/video/ testo- senza dover cercare tra la grande mole di materiale presente sul web. A tua/ vostra disposizione.

    Un caro saluto.

    Stefano

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