Libro “Le religioni”. Prefazione e capitolo introduttivo

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Sommario.
Prefazione.
1. Religiosità e spiritualità. 
2. È possibile una scienza della religione? 
3. Il problema dei miracoli. 
4. La religione unica mondiale. 
5. Il dialogo tra religioni. 
6. Perché nasce questo libro. 
7. Come nasce questo libro. 
8. L’approccio personale di partenza. 
9. Le difficoltà di uno studio comparato delle religioni. 
10. Il metodo seguito. 

Prefazione

Ogni religione del mondo e ogni
maestro spirituale, ha sempre riconosciuto che non esiste una religione
migliore delle altre, ma che tutte costituiscono delle strade diverse, per
arrivare alla medesima meta.
Il Corano dice esplicitamente che
se Dio avesse voluto che per arrivare a lui esistesse un’unica strada, ne
avrebbe creata una sola.
Nell’induismo il principio della
discendenza di tutte le religioni da un’unica “religione universale” è
addirittura uno dei sei principi fondamentali.
L’ebraismo ha tra i suoi miti
quello della ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, che è il simbolo della
pace tra le nazioni e tra le religioni.
Il Buddismo non si è mai occupato
di Dio, ritenendo che ognuno debba avere una sua visione personale, e che solo
nella sua fase finale, quella del Nirvana, giungerà alla comprensione di Dio,
che è inesprimibile a parole.
Solo il Cristianesimo di Pietro e
Paolo (non però quello esoterico, come vedremo) ha affermato di essere l’unica
vera religione, il che ha reso impossibile per secoli, nei paesi di estrazione
cattolica e protestante, uno studio comparato delle religioni che permettesse
una comprensione reale, profonda, dei principi spirituali alla base di tutte le
tradizioni.
Fino al 1965 i cattolici avevano
accesso con difficoltà addirittura ai testi sacri del Cristianesimo essendo
stata proibita per secoli ai fedeli la lettura diretta dell’Antico Testamento e
del Nuovo Testamento. Nelle nazioni con radici protestanti si poteva avere
accesso alla Bibbia, ma non ai testi sacri dell’induismo, del buddismo, per non
parlare di quelli islamici ed ebraici.
Per questo motivo ancora oggi, in
Europa e negli Usa, le masse hanno una falsa rappresentazione della realtà
religiosa altrui, e credono che l’Islam sia intollerante, che il popolo ebraico
si senta eletto da Dio e quindi superiore a tutti, che il buddismo predichi
l’annichilimento e il nulla come meta finale, e che l’induismo sia arretrato e
selvaggio perché adora le vacche e crede nella “superata dottrina della
reincarnazione”.
Questo testo vuol essere un
tentativo di far capire le varie religioni dal punto di vista spirituale,
cercando di chiarire per ogni culto il concetto di Dio, quello di anima, il
senso della vita e della morte, nonché la spiegazione del male.
In compenso eviteremo gli aspetti
formali cioè la spiegazione dei riti, il modo di mangiare, e le festività,
dettagli del tutto inutili per penetrare nel cuore di una tradizione
spirituale.
Se i libri fino ad oggi in
commercio di religioni comparate, salvo qualche eccezione, avevano come effetto
quello di non far capire il nucleo delle altre tradizioni, e soprattutto quello
di allontanare il lettore dalla voglia di avvicinarsi alla religione,
l’obiettivo di questo libro è che, a fine lettura, si ami l’Islam, l’ebraismo,
l’induismo, il buddismo, il cristianesimo, e il lettore possa iniziare, o
approfondire, un proprio percorso spirituale, nella consapevolezza che la meta
finale è uguale per tutti perché, come ha detto uno dei tanti personaggi che il
potere costituito ha condannato a morte da innocente, durante il processo:
“andiamo tutti nello stesso posto”.
Condanna a morte che, ad oggi, è
stata riservata a tutti i grandi maestri spirituali della terra. Pochi sanno
infatti, che se Gesù è stato crocifisso, Maometto venne avvelenato, Budda venne
avvelenato, ma furono uccisi anche molti altri maestri spirituali: Socrate
venne processato e dovette bere la cicuta; Steiner venne avvelenato; Osho venne
avvelenato; Al Hallaj venne crocifisso; Ghandi venne assassinato; Giordano
Bruno fu messo al rogo e la lista potrebbe continuare.
Perché la spiritualità,
l’elevazione dell’umanità e delle coscienze, sono sempre state le cose che il
potere, in tutti i tempi, ha temuto di più.
Il libro è quindi concepito come
una panoramica delle varie religioni dal punto di vista spirituale (e quindi
ogni religione può anche essere letta separatamente dalle altre), ma allo
stesso tempo come un cammino spirituale che ciascuno può effettuare per capire
e meditare sui concetti di Dio, anima, reincarnazione, e sul perché esiste il
male nel mondo. Attraversando le spiegazioni che ciascuna religione offre a
questi importanti e fondamentali concetti spirituali, il lettore viene guidato
a meditare e approfondire questi aspetti dell’esistenza; nel capitolo sulla
spiritualità contemporanea, poi, viene offerta una panoramica di autori, testi
e concetti, su cui il lettore potrà concentrarsi per approfondire un proprio
percorso spirituale.
Il libro ha quindi la pretesa di
far conoscere e amare le religioni diverse dalla propria, o approfondire alcuni
concetti inerenti alla propria fede di appartenenza, ma al tempo stesso fornire
una sorta di panoramica spirituale per coloro che vogliono cimentarsi in un
percorso personale, al di fuori dei percorsi obbligati dei culti tradizionali.
Per la prima volta in un libro di
religioni comparate vengono poi presentati alcuni aspetti poco conosciuti: ad
esempio, per il cristianesimo, la lotta tra cristianesimo cattolico e
cristianesimo esoterico, di stampo giovannita, da cui nascono il templarismo,
il rosacrocianesimo e poi la massoneria, e si ricollocano nella loro giusta
dimensione grandi maestri come Steiner, Scaligero, Osho, Yogananda, ma anche
personaggi come Maria Maddalena, san Francesco e san Benedetto e si dà conto
dei vari studi sorti in questi anni attorno alla figura di Cristo;
nell’ebraismo si darà ampio spazio al misticismo ebraico e alla cabala, mentre
nell’Islam verrà dato ampio spazio al sufismo, per dimostrare come, per quanto
riguarda i principali concetti spirituali, tutte le religioni si toccano al
vertice per portare un identico messaggio di pace, armonia, tolleranza.
Tutte le verità sono già
state dette. Ve le ho dette tutte, fin dal principio dei tempi. Vi ho mandato
un maestro dietro l’altro, ma voi non li ascoltate. Li uccidete.
Li uccidete perché si
contrappongono ad ogni pensiero voi nutriate che mi rinneghi. E dovete negare
me, se non volete negare il vostro io.
Conversazioni con Dio, Neale Donald Walsch.


Capitolo I

 

Introduzione
allo studio delle religioni

Nella mia gioventù santi e dottori ho frequentato
E ho udito discussioni infinite
Su questo o quello ma sempre
Sono uscito dalla porta da cui ero entrato
Lascia le discussioni ai dotti e con me
La disputa dell’universo abbandona
Disteso in un angolo di questa confusione
Prenditi gioco di chi di te si prende gioco
Rubaiyyat
Omar Khayyam
1. Religiosità e spiritualità. 2.
È possibile una scienza della religione? 3. Il problema dei miracoli. 4. La
religione unica mondiale. 5. Il dialogo tra religioni. 6. Perché nasce questo
libro. 7. Come nasce questo libro. 8. L’approccio personale di partenza. 9. Le
difficoltà di uno studio comparato delle religioni. 10. Il metodo seguito. 11.
L’ignoranza spirituale e la Chiesa Cattolica.

1) Religiosità e spiritualità.

In teoria i due termini,
religiosità e spiritualità, dovrebbero avere lo stesso significato.
La spiritualità (o la scienza
dello spirito, per usare un’espressione coniata da Rudolf Steiner) è infatti la
scienza che dovrebbe spiegare il senso della vita, le ragioni per cui moriamo e
nasciamo, l’esistenza di Dio, il rapporto tra noi e Dio, il rapporto con gli
altri, il nostro futuro, il nostro passato e, soprattutto, il nostro presente.
È da questo punto di vista che
religiosità e spiritualità dovrebbero coincidere, perché anche la religione
dovrebbe occuparsi di questi concetti e di conseguenza consistere in un insieme
di regole, scritti, credenze, metodi, per avvicinarsi a Dio e per spiegare ciò
che c’è al di là della materia.
Studiare “religione” dovrebbe
quindi significare studiare “la scienza dello spirito” con l’ulteriore
risultato che una persona religiosa dovrebbe essere, ovviamente, una persona
spirituale e che un approccio “religioso” alla vita dovrebbe significare un
approccio “spirituale” ad essa.
Sennonché nella realtà non è
proprio così e i due termini assumono significato purtroppo molto differenti,
quando non addirittura del tutto opposti.
La religione diventa spesso un
insieme di regole, dogmi e credenze, che allontanano da Dio e fanno precipitare
l’uomo nel materialismo e nell’aderenza alle forme.
Ed è per questo che persone molto
spirituali spesso non si riconoscono in una religione particolare: perché non
trovano, in essa, le risposte a quelle domande dello spirito che stanno
cercando.
Si può quindi essere religiosi ma
non spirituali.
E si può essere profondamente
spirituali, senza aderire ad alcuna religione.
Per Sri Aurobindo “l’insegnamento
spirituale sta al di sopra delle religioni e mira alla verità globale; insegna
ad entrare in relazione diretta con il divino”.
La religione invece può essere
definita “ogni concezione del mondo o dell’universo che venga presentata come
la verità esclusiva in cui si deve avere una fede assoluta”.
La religione è quindi lo sforzo
dell’uomo per avvicinarsi, entro i limiti delle sue possibilità, a qualche cosa
che sta oltre la sua comprensione e al di là del quale egli dà i nomi di Dio,
Spirito, fede, conoscenza o infinito.
Le varie religioni, anche quando
la loro origine è diversa, sono state create con lo stesso metodo e nel modo in
cui funzionano finisce per esserci molto poco di divino.
E l’errore commesso da tutte è quello
di voler standardizzare un’esperienza e imporla a tutti come verità
irrefutabile.
Esse si basano su dei credo, che
sono enunciati in una forma adeguata al livello spirituale dell’interlocutore,
ovverosia quella forma nella quale risultano più facili da comprendere, ma
questo va a discapito della loro purezza e verità integrali.
In tutte le religioni troviamo
dei credenti che hanno manifestato una intensa vita spirituale e che si sono
elevati al là dei limiti imposti dalla religione.
Per il cattolicesimo ricordiamo
Padre Pio, in tempi recenti, o in passato San Francesco, Santa Teresa D’Avila e
molti altri.
Nell’induismo in tempi recenti
Yogananda, Ramana Maharschi, Sri Aurobindo.
Nel buddismo Guru Rimpoche,
Milarepa, Nichiren Daishonin, Thich Nat Han.
Nell’Islam Rumi, Al Hallaj, Ibn
Arabi e molti altri.
In tutti questi casi non è stata
la religione ad imprimere loro una certa spiritualità, ma al contrario sono
loro che hanno impresso una forte impronta spirituale alla loro religione di
appartenenza.
Si può quindi concludere, nel
rapporto tra spiritualità e religione, che “le religioni sono forme troppo
umane della vita spirituale”.
Per rimanere al campo che ci
interessa, quello dei libri di religione, va detto che in genere essi trattano
troppo, o solo, di “religione” (quindi di regole) e non di problemi dello
spirito.
In questo libro abbiamo invece
cercato di invertire la tendenza, quindi pochi cenni sono dedicati alle “regole
religiose” e molti di più alle problematiche spirituali.
La religione non può tollerare la spiritualità. Non la può proprio
tollerare. La spiritualità potrebbe infatti portarvi ad una conclusione diversa
da quella di una particolare religione, e questo non è tollerabile.
La religione vi sprona a
esplorare i pensieri degli altri e ad accettarli come se fossero vostri.
La spiritualità vi sprona
invece ad abbandonare i pensieri degli altri e a trovare i vostri.
Conversazioni con Dio,
Neale Donald Walsch.
Certi intellettuali che citano i profeti sono come grammofoni.
Come una macchina può eseguire registrazioni delle sacre scritture senza
capirne il senso, così molti studiosi che ripetono le sacre scritture non si
rendono conto del loro vero significato. Essi non vedono i profondi valori
delle scritture, atti a trasformare la loro vita. Tali uomini traggono dalle
loro letture non la realizzazione di Dio, ma solo la conoscenza di parole. E
ciò li rende orgogliosi e amanti della discussioni.
Ecco perché vi dico di
leggere meno e meditare di più.
Paramahansa Yogananda, Il maestro disse.

2) È possibile una “scienza della religione”?

Paramahansa Yogananda, il grande
mistico indiano, colui che ha contribuito più di ogni altro ad importare lo
yoga nel mondo, ha scritto un libro dal titolo La scienza della religione.
Rudolf Steiner ha fondato quella
che viene chiamata “la scienza dello spirito”, o antroposofia.
In generale però si parla poco
della religiosità, o della spiritualità, come scienza.
Anzi, scienza e religione vengono
visti come due termini antitetici, quasi come se l’uno escludesse l’altro.
Immancabilmente, poi, quando si
fa il confronto tra scienza e religione, si dà per scontato, o lo si dice
espressamente, che la scienza è tipica degli uomini evoluti, la religione viene
vista come propria degli uomini meno razionali, quasi come una forma di
superstizione.
La scienza, per essere tale deve
essere qualcosa di studiabile e misurabile; e un esperimento è scientifico
quando è ripetibile, e osservabile dall’esterno.
Per questo la maggior parte degli
studiosi concordano sul fatto che non sia possibile fare della religione, o
della spiritualità, una vera e propria scienza.
Questo approccio è profondamente sbagliato,
oltre che fuorviante.
Se è scientifico tutto ciò che è
ripetibile, spiegabile, e calcolabile, la verità è che anche nella religione
troviamo ampio spazio per la ricerca obiettiva e per esperimenti ripetibili.
In primo luogo, dal punto di
vista dello studio delle religioni è possibile enucleare alcune costanti che si
ripetono, ad esempio nei testi sacri, o nelle vite dei fondatori, o dei
personaggi chiave delle varie religioni. Vedremo come tra religioni
apparentemente molto diverse ci siano infatti dei parallelismi sorprendenti; la
vita di Budda segue degli step simili a quelli della vita di Gesù (formazione,
illuminazione, vita pubblica, assassinio, successiva scrittura dei testi sacri
della religione); similitudini eccezionali esistono anche tra la vita di Krisna
e di Gesù, e tra gli scritti cristiani dei vangeli e alcuni sutra buddisti,
nonché tra Maometto e Cristo.
Vi sono poi, come vedremo meglio
in seguito, una serie di costanti “spirituali” o dottrinali. Il fulcro di tutte
le religioni, in fondo, è l’amore e la compassione tra esseri viventi e per
tutto il creato.
Così come una costante di tutte
le religioni è che il rapporto con Dio, la sua comprensione, il dialogo con il
divino, possano essere raggiunti solo per mezzo di una serie di tecniche che
richiedono costanza e impegno (anche se poi tali tecniche variano da religione
a religione).
Individuare delle costanti nelle
varie religioni significa individuare con un criterio scientifico un nucleo di
verità comuni a tutte.
In secondo luogo, da qualche
tempo è possibile analizzare, grazie alla fisica quantistica, i diversi tipi di
energia, e i vari risultati che vengono prodotti con l’uso delle energie. È
quindi possibile verificare e analizzare l’energia di luoghi sacri, di persone,
cose, preghiere, e qualsiasi altra manifestazione connessa direttamente o
indirettamente alla religione.
Basti pensare, tanto per fare un
esempio, che uno studio scientifico su malati di tumore divisi in due gruppi,
ha permesso di evidenziare che il gruppo che era costantemente assistito da
preghiere personali e altrui è guarito prima e meglio rispetto al gruppo per il
quale non era stata effettuata alcuna preghiera.
C’è poi il problema dei miracoli,
cui dedicheremo il prossimo paragrafo. In tutte le epoche, e in tutte le
religioni, coloro che hanno raggiunto le vette dell’elevazione spirituale
provocano i cosiddetti “miracoli” che altro non sono che i risultati cui si può
giungere quando la propria volontà è in linea con quella di Dio.
Producevano grandi miracoli non
solo i santi cristiani più famosi, ma anche santi induisti e buddisti, come
anche persone apparentemente “normali”; pensiamo, nella nostra epoca a Gustavo
Rol, che – per testimonianza diretta di centinaia di persone tutt’oggi in vita
– materializzava e smaterializzava oggetti, guariva persone e aveva il dono
della bilocazione.
Anche nella vita di Maometto sono
documentati diversi miracoli.
In terzo luogo, se è vero, come
dice Yogananda, che il fine di ogni religione dovrebbe essere quello di
raggiungere la beatitudine (nel buddismo si parla di illuminazione, ma il senso
è lo stesso; si tratta della percezione diretta del rapporto con Dio) allora
possiamo arrivare ad una conclusione importante: i risultati cui una religione
aspira possono essere confrontati con lo stato di beatitudine che i fedeli
possono raggiungere grazie alle sue pratiche o alle sue leggi.
Nel buddismo giapponese di
Nichiren, ad esempio, si dice che l’efficacia e la bontà del buddismo deve
essere verificata con i risultati pratici visibili nella vita di ognuno: se la
propria vita migliora, allora anche la teoria che c’è alla base deve essere
ritenuta valida. Viceversa, se la persona pur vivendo una vita “religiosa”
soffre ed è infelice, ciò significa che qualcosa non va.

3) Il problema dei miracoli.

Quello dei miracoli rappresenta
un problema, o una questione se preferiamo, che deve essere analizzata
attentamente per capire le religioni. Non a caso è uno degli argomenti su cui
regna un’ignoranza sovrana (e voluta).
Il miracolo, per la cultura
occidentale, è un avvenimento eccezionale, inspiegabile per la scienza, che
viene attribuito a Dio.
Da un certo punto di vista
l’ottica è corretta, come vedremo, ma il passo successivo è in genere fatto in
due direzioni: 1) lo scienziato e l’ateo, diranno che i miracoli sono
invenzioni dei credenti per accrescere l’aura di divinità di certi personaggi
(così Barthon Ehrman ad esempio nel suo libro su Gesù, pur ammettendo che egli
sia una figura storica, nega che i miracoli siano reali e li attribuisce alla
creduloneria dei primi cristiani che volevano esaltare la figura di Gesù); 2)
il cristiano convinto in genere nega che i miracoli possano essere fatti da non
cristiani.
Per la Chiesa Cattolica solo Gesù
Cristo faceva dei miracoli, e questa era la più grande prova della sua origine
divina. Successivamente sono stati compiuti miracoli da persone particolarmente
sante, ma tali miracoli devono essere “certificati” da organismi appositi
istituiti dalla Chiesa stessa.
Tutto ciò ha prodotto una
mentalità assolutamente scettica verso la possibilità di operare miracoli, al
punto che se un miracolo viene effettuato da una persona normale si addita
spesso la persona in questione come satanista.
In passato, quando una donna
aveva poteri di guarigione, o di veggenza o di altro tipo ancora, veniva
bruciata al rogo come “strega”.
Quanto ai miracoli operati da
santi buddisti, induisti, ebrei, o musulmani, questi non vengono semplicemente
riconosciuti come tali.
La verità invece è completamente
diversa.
Come abbiamo già detto, in ogni
religione sono esistite persone sante, ma anche persone normali, in grado di
operare miracoli.
Le persone più elevate
spiritualmente, in ogni epoca, cultura e religione, sono sempre state in grado
di operare miracoli più o meno grandi.
In alcune culture il miracolo lo
si dà addirittura per scontato e lo si vive come un evento ordinario.
Una serie di esempi chiarirà
quello che sto dicendo.
Uno dei libri più diffusi nel
mondo – ignorato dalla cultura ufficiale, ma ben conosciuto da chiunque abbia
mai intrapreso un cammino spirituale serio alternativo a quello delle religioni
ufficiali – è Autobiografia di uno yogi
di Paramahansa Yogananda. Il libro narra la storia di questo yogi eccezionale,
che si trasferì dall’India all’America per diffondere ovunque lo Yoga, la
scienza induista dell’unione con Dio. Il racconto della sua vita è pieno di
miracoli di ogni tipo, compiuti da Yogananda, o dal suo maestro Sri Yukteswar,
nonché dai vari personaggi incontrati via via sul suo cammino. Tali miracoli
poi sono stati confermati dai suoi allievi che li trovavano assolutamente
normali, perché nella cultura indiana quello che noi chiamiamo “miracolo” è
considerato un evento ordinario. Ordinario, ovviamente, per chi è devoto a Dio;
ma, considerando che l’India è un paese complessivamente dove la religiosità permea
la vita sociale e individuale a un livello molto profondo (a differenza di
quanto accade da noi in occidente, dove la religiosità è vissuta più come
aderenza formale ad un credo, che aderenza sostanziale cui conformare tutti gli
aspetti della vita quotidiana), proprio per questo l’eccezionale diventa
ordinario.
Un altro libro molto diffuso nel
mondo della New Age è Un corso in
miracoli
. Il libro, venduto in centinaia di migliaia di copie in tutto il
mondo, insegna come cambiare il nostro modo di pensare per trovare un accordo
perfetto con la volontà di Dio, e poter infine operare veri e propri miracoli
nella propria vita. Centinaia di migliaia di persone hanno seguito i suoi
insegnamenti e trovano assolutamente normale “vivere nel miracolo”.
Chi segue il buddismo di Nichiren
Daishonin, mediante la pratica del daimoku, opera spesso veri e propri miracoli
nella propria come nell’altrui vita; considerando che solo in Italia esistono
50.000 praticanti di questa religione, possiamo a ben ragione affermare che
decine di migliaia di persone credono nei miracoli e li vivono ogni giorno
considerandoli normali. Che poi i praticanti del buddismo di Nichiren non li
chiamino “miracoli” ma “benefici” non intacca la sostanza del problema ed è
solo una questione di termini.
Miracoli sono normalmente
attribuiti a Padre Pio e la letteratura in materia, nonché le testimonianze di
persone che lo hanno conosciuto e sono state miracolate da questo prete santo,
rendono superflua ogni altra spiegazione o racconto. Costui aveva anche il dono
delle bilocazione e molte persone hanno raccontato come egli sia stato visto
spesso in più luoghi contemporaneamente.
Ma miracoli erano e sono
effettuati anche da persone normali. Gustavo Rol, un personaggio torinese che
frequentava i salotti buoni della città comprendente quasi tutto il gotha
cittadino, aveva il dono della bilocazione, e faceva sparire e apparire oggetti
dal nulla. Egli dichiarava che ciò è possibile quando la propria volontà si
accorda a quella di Dio.
Molti guru della cosiddetta New Age
e della legge di attrazione insegnano come produrre veri e propri miracoli col
denaro o con le cose materiali; uno dei libri più venduti in America si
intitola Expect miracles di Joe
Vitale. Migliaia di persone in tutto il mondo possono testimoniare che le
tecniche insegnate possono funzionare e possono produrre veri e propri
“miracoli”.
Più in generale, le persone che
vivono un’intensa vita spirituale, sono abituate ai miracoli quasi ogni giorno.
Questi possono essere più o meno grandi, andare da improvvise e inaspettate
fortune a guarigioni miracolose che vengono raccontate con una certa
meraviglia, ma non vengono rivestite da un alone di eccezionalità, come invece
avviene nell’ambito della Chiesa cattolica e della comunità scientifica.
Lo scetticismo che regna attorno
al fenomeno dei miracoli e al paranormale in genere dipende solo da un’accanita
volontà delle élite al potere, di non far capire alle persone comuni che esiste
qualcosa di altro oltre alla materia e quindi alla vita materialistica.
Chi assiste ad un miracolo è
infatti naturalmente portato ad avvicinarsi al divino e a cercare una risposta
spirituale alle principali domande della vita. Vedendo un miracolo, molte
persone sono naturalmente spinte a comprendere che ciò che vediamo coi nostri
cinque sensi non è tutto quello che è possibile vedere.
Il che è proprio ciò che la
nostra società vuole impedire.
Proprio per questo esistono
organi come il CICAP, che fingono di indagare i fenomeni paranormali, ma che in
realtà hanno il solo scopo di svilire il fenomeno e dimostrare che il
paranormale non esiste.
Nei giornali e nelle TV i
fenomeni paranormali vengono relegati ad ipotesi di confine, in programmi come
Mistero e Voyager, al fine di indurre nella gente l’errata convinzione che questo
settore sia qualcosa di fantascientifico, fuori dall’ordinario, buono solo per
programmi che hanno lo scopo di fare un po’ di audience e di spettacolo.
Quanto alla magia e
all’esoterismo, si tratta di argomenti che non vengono toccati mai dalle fonti
di informazioni ufficiali; occorre infatti non far sapere alla gente che la
magia esiste e funziona. Ma soprattutto, occorre non far sapere quello che è il
concetto fondamentale della magia: cioè che essa funziona quando il mago si
connette con il divino e riesce ad entrare in pieno accordo con le leggi della
natura.
Questo atteggiamento nei
confronti dei miracoli e della magia è solo ed esclusivamente occidentale, ed è
il retaggio di duemila anni di disinformazione cattolica e di una vera e
propria guerra psicologica condotta su tutti i fronti, con ogni mezzo,
spirituale, informativo, culturale, scientifico.
La guerra alla magia ed ai
miracoli non è stata una guerra ai ciarlatani, come le Tv e i giornali ci
vogliono far credere, ma è stata una guerra alla spiritualità, per farci
credere che la magia e l’esoterismo fossero appannaggio solo di squilibrati o
creduloni.
In realtà in tutte le epoche
magia e miracoli sono sempre stati un fenomeno naturale. E tuttora in ogni
cultura, eccetto quella europea e americana, miracoli e magia sono fenomeni
normali.
Nell’induismo la magia e i
miracoli sono eventi ordinari, come vedremo.
Nel buddismo è la stessa cosa.
Anche nell’Islam magia e miracolo
sono un evento ordinario della vita del fedele.
Per tacere poi delle culture
africane, sudamericane, aborigene.
Una cosa però va detta
chiaramente. La propensione al miracolo e alla magia delle culture africane,
sudamericane, aborigene, non dipende da una loro inferiorità culturale, ma da
una loro superiorità spirituale. È ovvio poi che, trattandosi di popolazioni
che non conoscono la tecnologia, essi considereranno un segno divino la caduta
di un velivolo dal cielo; nel diciannovesimo secolo, un pellerossa americano si
convinse che il funzionamento della locomotiva derivava da un cavallo
ingegnosamente nascosto dove c’era la caldaia. Questo è, ovviamente, un
fenomeno dovuto all’ignoranza.
Ma tale atteggiamento conosce il
suo opposto speculare (e quindi è assolutamente identico) a quello degli
scienziati occidentali che, vedendo Sai Baba materializzare oggetti, lo
considerano un ciarlatano e di conseguenza credono a un qualche trucco; quando
poi, dopo aver esaminato attentamente il fenomeno – come fece il giornalista
Tiziano Terzani – non riescono a vedere alcuna tecnica o manipolazione dietro a
questo evento, concludono semplicemente che… “non sono riusciti a capire il
trucco”.
In questo modo hanno lo stesso
atteggiamento del pellerossa che supponeva esistesse un cavallo nella caldaia.
Si tratta insomma di
atteggiamenti diversi, ma complementari, e con un’unica causa, che è appunto
l’inconsapevolezza di determinati fenomeni. Con una differenza però: che se allo
sciamano o all’aborigeno spieghi che non si tratta di un fenomeno divino, ma di
una costruzione dell’uomo, questi alla fine lo comprendono. Ma se all’uomo di
scienza occidentale spieghi che dietro all’apparizione degli oggetti di Sai
Baba, o materializzati da Gustavo Rol, oppure dietro alle sue guarigioni, non
c’è alcun trucco, egli non ha alcuna speranza di capire e comprendere.
Tornando all’ottica squisitamente
religiosa dei miracoli, nel buddismo e nell’induismo non se ne parla mai
proprio perché li si dà per scontati. Recitando un mantra l’induista e il
buddista ottengono effetti sulla realtà circostante e lo ritengono normale, né
verrebbe loro mai in mente di pensare il contrario. Sarebbe semplicemente
illogico per un induista che qualcuno contestasse questo che per loro è un dato
di fatto.
Anche nell’Islam è considerata
una cosa normale rivolgersi ad Allah e ottenere “miracoli”. Il bellissimo libro
di Shah sui sufi contiene delle stupende pagine dedicate solo ai miracoli, alla
loro interpretazione, ai loro effetti ecc. Un vero e proprio piccolo trattato
sui miracoli, comprensibile e profondo.
Il demenziale e ottuso atteggiamento
occidentale deriva come abbiamo detto dalla propaganda in tal senso effettuata
dalla Chiesa, ed ha come giustificazione teorica il progresso della scienza, e
la non scientificità del fenomeno dei miracoli.
In verità i miracoli, o gli atti
magici se vogliamo, potrebbero essere studiati e talvolta spiegati
scientificamente, specie da quando la fisica quantistica ha permesso di
sperimentare alcuni effetti della veicolazione e dell’uso delle energie.
Ad esempio sono molti i testimoni
che possono raccontare i poteri che aveva un personaggio come Rol, o le
guarigioni operate da Padre Pio. E un evento raccontato da più testimoni
attendibili può essere considerato provato.
Le capacità e risultati
ottenibili da certi veggenti ancora una volta potrebbero essere provati
scientificamente; ad esempio nascondendo un oggetto in un luogo segreto, e
accertando su un gruppo di veggenti quanti riuscissero a trovarlo e
individuarlo, ripetendo l’esperimento più volte. In questo modo si potrebbe
arrivare a provare la veggenza in modo scientifico.
Così come studiando e analizzando
attentamente i casi di guarigione effettuati da persone come Natuzza Evolo o da
altri guaritori famosi, si potrebbe provare in modo scientifico effetti ed
efficacia della cosiddetta pranoterapia.
Nel frattempo, i servizi segreti
di ogni paese da tempo sono a conoscenza dell’esistenza di certi fenomeni;
tanto è vero che esiste un gruppo internazionale di veggenti – che si chiama
gruppo Moebius, di cui in Italia fa parte l’ex ufficiale NATO Umberto Di Grazia
– per prevedere eventi, e cercare cose o persone scomparse in casi di
particolare importanza; e spesso vengono utilizzati sensitivi e medium per
risolvere casi molto intrigati di cronaca giudiziaria.
Nel frattempo, in ogni parte del
mondo, nonostante la cultura ufficiale continui a negarlo, milioni di fedeli di
ogni religione sanno che i miracoli esistono, e vivono continuamente nel
miracolo.
E non hanno bisogno di
dimostrazioni e prove scientifiche per il semplice fatto che loro stessi provano
sulla loro pelle la dimensione miracolistica dell’esistenza.
E di fronte ai miracoli di Gesù,
siano essi cristiani induisti o buddisti, non si domandano se siano veri o
inventati. Danno per scontato che siano veri, come lo sono quelli raccontati da
Yogananda nel suo libro Autobiografia di
uno yogi
. E danno per scontato che i miracoli non siano prodotti solo
nell’ambito della religione o del gruppo spirituale di appartenenza, ma che
avvengano ovunque, e possano essere operati in teoria da chiunque, se ve ne
sono i presupposti e le circostanze adatte.
In conclusione, proprio il
fenomeno dei miracoli e della magia contiene in occidente un curioso paradosso.
La scienza, che si è sempre opposta alla fede, e dunque al cattolicesimo,
fornisce con i suoi argomenti e i suoi esperimenti (falsificati o orientati)
l’arma più efficace per dissuadere la gente dalla magia e dai miracoli.
Curiosamente quindi, cattolici e gente di scienza e di cultura, che spesso si
trovano a fronteggiarsi come se i primi fossero arretrati e i secondi moderni
ed evoluti, condividono lo stesso grado di ottusità e diventano alleati
inconsapevoli nell’opera di disinformazione e manipolazione mentale che viene
effettuata per allontanare la gente dalla spiritualità.
►Una mistica, insieme ad alcuni
allievi, meditava in riva ad un lago.
Giunse un altro mistico,
che per impressionare i presenti con i suoi poteri spirituali, gettò il suo
tappeto sull’acqua sedendovi sopra. Tra lo stupore generale, chiamò poi al suo
fianco la donna: “Avanti vieni quassù, riusciremo a conversare meglio”.
La donna, in grande
tranquillità e per niente scossa dall’evento, prese il tappeto e lo lanciò in
aria; vi si sedette e volò sopra la testa della mistico. Da lassù gli disse:
“Caro amico, vieni qui, così la gente ci vedrà ancora meglio”.
Il mistico rimase in
silenzio, perché non possedeva il potere di volare. Allora la donna rispose al
suo silenzio. “Ciò che tu hai fatto, è in grado di farlo anche un pesce, mentre
ciò che ho fatto io lo può fare anche un uccello; ma il vero lavoro del mistico
consiste nell’andare oltre queste cose”.
Gianluca Magi, Il dito e la luna, insegnamenti dei mistici dell’Islam.
►La maggior parte degli
uomini è interessata ai miracoli e desidera vederne compiere. Ma il mio
maestro, Sri Yukteswar, che aveva il dominio su tutte le forze naturali, aveva
opinioni molto severe su questo argomento. Poco prima che io lasciassi l’India per
tenere le mie conferenze in America, mi disse: Risveglia negli uomini l’amore
di Dio, non attirarli con esibizioni di poteri straordinari. Se io camminassi
nel fuoco o nell’acqua, e riempissi tutte le sale del paese con cercatori di
curiosità, quale bene ne verrebbe? Vedete le stelle, le nuvole, l’oceano.
Vedete la nebbiolina sull’erba. Può alcun miracolo compiuto dall’uomo
eguagliare questi fenomeni essenzialmente inesplicabili? Ma anche così, pochi
esseri umani sono indotti dalla natura ad amare Dio, il miracolo di tutti i
miracoli.
Quanti vengono qui
cercando dei miracoli! Ma i maestri non esibiscono i poteri dati loro da Dio,
se non quando egli comanda loro di farlo. La maggior parte degli uomini non
capisce che il più grande di tutti i miracoli sarebbe la trasformazione delle
loro vite mediante l’umile obbedienza al suo volere.
Paramahansa Yogananda,
Il maestro disse.

4) La religione unica mondiale.

A questo punto possiamo chiarire
un concetto molto controverso da qualche anno a questa parte, da quando cioè si
sono diffuse sempre più le cosiddette “teorie complottiste”.
Alcuni gruppi, organizzazioni, o
associazioni, di tipo politico o religioso, propongono da sempre una “religione
unica mondiale”.
Tale concetto viene da alcuni
ritenuto un limite molto forte alle libertà individuali; vi sono infatti molti
che auspicano la fine delle religioni, come la fine di una schiavitù di
pensiero imposta all’uomo, e vedono nella religione unica una sorta di
imposizione dall’alto di un credo, analogamente a quello che ha cercato di fare
la Chiesa cattolica per secoli. Una nuova schiavitù, insomma, diversa da quella
che la Chiesa cattolica ha cercato di imporre in passato, ma pur sempre una
schiavitù.
Altri invece vi vedono il
tentativo, da parte della massoneria internazionale, di imporre la “sua”
religione, che per il cattolico altro non è che – ovviamente – la religione di
Satana.
Nessuno di questi due approcci è
corretto.
Per religione unica mondiale si
intende il riconoscimento della pari dignità di tutte le religioni, come strade
diverse per raggiungere un fine unico. Si intende, cioè, il riconoscimento che
il Dio adorato da cristiani, musulmani, ebrei, induisti, ecc., è unico. Che non
esistono diverse verità in conflitto ma una sola verità.
La verità del buddismo, ad
esempio, che sembra essere molto diversa da quella del cristianesimo, è in
realtà la stessa: il buddismo non parla mai di Dio, perché tutta la pratica e
la teoria buddista sono volte a raggiungere la cosiddetta illuminazione; ma
l’illuminazione altro non è che l’unione con il divino, e quindi la
comprensione di Dio. Il Cristiano invece inizia col parlare di Dio, fin da
subito, e poi fornisce una strada per arrivare a comprenderlo e ad unirsi a
lui. Può quindi dirsi che il cristianesimo parte dal concetto di Dio per poi
fornire al devoto una strada per ricongiungersi ad esso; il buddismo parte
dalla strada da percorrere senza mai nominare Dio, per arrivare solo alla fine
al ricongiungimento con Dio; non c’è bisogno infatti di nominare un concetto, o
un’entità, che alla fine il devoto capirà e comprenderà da solo e che non può
essere spiegato con migliaia di pagine di teologia, ma solo con la comprensione
diretta; d’altro canto molti cristiani, come molti musulmani o ebrei, parlano
sempre di Dio senza mai comprenderlo perché, molto banalmente, non lo
percepiscono.
Il buddista non parla di Dio
semplicemente perché ritiene che non sia un concetto spiegabile; il cristiano
invece spesso parla di Dio, senza comprenderlo mai davvero.
Se queste premesse sono corrette,
allora per religione unica mondiale non si intende un credo imposto dall’alto
unico per tutti, ma tanti credo diversi, adatti alla mentalità, alla cultura,
alla storia di ciascuno, nella convinzione però che ogni religione e ogni
strada spirituale abbiano la stessa dignità quando la meta finale è la stessa.
Né più né meno di quello che dice la sura del Corano: se Dio avesse la
preferenza per una sola religione, non avrebbe permesso che al mondo ce ne
fossero molte.
Questo concetto, che molti considerano
“new age” o “massonico” o “satanico” in realtà era ben presente a molti spiriti
illuminati già nel medioevo, per non dire anche prima.
Niccolò di Cusa, vescovo di
Bressanone, nel 1400 scrisse:
Grazie all’accordo di un piccolo numero di dotti e sapienti scelti tra
i credenti delle diverse religioni che si dividono il mondo si potrebbe
arrivare facilmente ad un concordato universale e ad una “perpetua pace
religiosa” conveniente nella verità[1].
La religione unica mondiale, in
realtà, di fatto già esiste. Essa sarà veramente instaurata quando tutti,
proprio tutti, capiranno che tra l’indù che medita, l’islamico che si piega per
recitare le sue preghiere verso La Mecca, il cristiano che sta in una Chiesa a
pregare, l’ebreo che recita lo Shemà
Israel
non c’è differenza se non di modalità esteriore, ma tutti cercano e
invocano lo stesso Dio. Finché le persone religiose vedranno la loro religione
come unica via per la salvezza, unica risposta, unica vera religione, più
“vera” delle altre, la religione unica mondiale non potrà esistere.
La religione unica mondiale
esiste invece nel cuore di ogni uomo che riconosca come vere tutte le altre
religioni, e non potendo essere imposta dall’alto, arriverà un giorno,
naturalmente, quando la maggioranza delle persone saranno spiritualmente più
evolute e vedranno come normale pregare davanti ad una croce mentre nel tempio
a fianco si prega davanti ad un dio dalla testa di elefante.
La religione unica mondiale, in
pratica, è sempre esistita e sempre esisterà. Deve solo essere riconosciuta da
ognuno nel suo intimo.
►Le religioni, nate come
medicine per curare le malattie, cioè il senso di separatezza, di superiorità,
di odio e di violenza, sono diventate esse stesse la malattia.
Alberto e Dag Tessore, Dialogo sull’islam tra un padre e un figlio.

5) Il dialogo tra le religioni.

Da qualche tempo si sente parlare
sempre più spesso di dialogo tra le varie religioni.
Tutti i libri del teologo Hans
Kung (cristianesimo, ebraismo e islamismo) iniziano con questa premessa da lui
scritta, che rappresenta un principio programmatico.
Non c’è pace tra le nazioni
Senza pace tra le religioni
Non c’è pace tra le religioni
Senza dialogo tra le nazioni
Non c’è dialogo tra le religioni
Senza una ricerca sul fondamento
delle religioni.
Affinché ci sia dialogo occorrono
però alcuni presupposti.
Primo: partire dal presupposto
che nella mia posizione possa esistere una gran parte di torto, o addirittura
un torto completo.
Secondo: mettere in conto la
possibilità che l’altro possa avere ragione, se non addirittura in qualche caso
una ragione totale.
Terzo: una lingua comune.
Alcuni esempi chiariranno quello
che voglio dire: per “magia” il cristiano intende un fenomeno da baraccone per
irretire i creduloni, l’Islam intende una normale dimensione dell’essere,
l’induista e il buddista non conoscono proprio il termine non distinguendo un
evento magico da uno non magico essendo tutto manifestazione del divino; in
questo campo è ovvio che un dialogo sulla magia è impossibile. Col termine “Dio”
l’induista intende il principio originale immanente nel tutto e allo stesso
tempo trascendente, trovandolo contemporaneamente nell’universo e in una vacca,
il cristiano lo identifica con lo Javhè vendicatore dell’Antico Testamento che
punisce i peccatori e sacrifica il suo figlio prediletto, gli islamici vi
ravvisano un’entità unica ma chiamata con nomi diversi dalle varie religioni,
mentre i buddisti lo ritengono inconoscibile; il dialogo risulta impossibile
perché si adottano termini uguali per fenomeni diversi. Ecco che da questa
incomprensione nasce l’idea cristiana che il buddismo sia “la religione del
nulla”, l’islam la religione di Allah e non di Javhè, che l’induismo sia una
religione che adora le vacche, e così via.
Una torre di Babele, insomma.
Voglio nuovamente prendere come
esempio proprio il teologo Hans Kung perché è unanimemente riconosciuto come
uno dei più importanti teologi contemporanei, anche se considerato “dissidente”
rispetto alla Chiesa Cattolica e per questo motivo costituisce un’ottima pietra
di paragone per verificare quanto stiamo dicendo.
Ora, i libri di Hans Kung sulle
tre religioni Abramitiche – Cristianesimo, Islamismo, ed Ebraismo –
costituiscono un corpus di tremila pagine.
In tremila pagine l’autore, che
cerca il dialogo tra le religioni, non nomina una sola volta i rosacroce
(quindi il cristianesimo esoterico), dedica pochissimo spazio ai cabalisti
(quindi all’ebraismo esoterico) e poche paginette ai sufi (l’islamismo
esoterico).
Non solo. Ma in quelle poche
pagine, il cabalismo è bollato di irrazionalità, mentre del sufismo si legge
una non troppo velata critica quando a un certo punto l’autore si domanda come
possa essere il sufismo così credibile se ha prodotto mistici, sognatori, ma
anche folli che girano nudi per le strade[2].
Abbiamo qui un curioso esempio di
cecità spirituale a senso unico. Il fenomeno delle inquisizioni, le crociate
contro gli eretici, le guerre di religione che hanno fatto milioni di morti
sono un fenomeno esecrabile sì, ma non tale da minare le fondamenta del
cristianesimo.
Il girare nudi da parte di alcuni
sufi invece è un fenomeno sufficiente per bollarlo e liquidarlo senza
conoscerlo e approfondirlo.
All’atteggiamento di Kung e dei
teologi occidentali sfugge non solo il significato del brano dell’autore sufi
che abbiamo riportato ad inizio di capitolo ma anche il significato della
parole di San Bernardo:
Troverai più nei boschi che nei
libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà
.
La maggior parte dei teologi, infatti,
non conosce i templari e quindi non è in grado di capire San Bernardo, e non sa
che templari, sufi, cabalisti, l’essenza delle religioni l’hanno trovata da
tempo.
Il fenomeno prodotto
dall’incomprensione religiosa è ben esemplificato in questa novella sufi:
Quattro uomini, un
persiano un turco un arabo e un greco, se ne stavano nella strada di un
villaggio. Stavano viaggiando insieme, verso un luogo lontano, ma in quel
momento stavano discutendo su come spendere l’unica moneta che avevano.
Voglio comprare
dell’angur, disse il persiano.
Io voglio dell’Azum, disse
il turco.
Io voglio dell’Inah disse
l’arabo.
No, disse il greco,
dovremmo prendere dello stafil.
Passò di lì un linguista,
che convinse i quattro viaggiatori a dargli la moneta, anche se con molta
riluttanza da parte di questi.
Egli andò al mercato e comprò
quattro piccoli grappoli di uva.
Ma questa è la mia angur,
disse il persiano.
No, questo è l’azum, disse
il turco.
Ma è l’inah, disse
l’arabo.
Ma non è lo stafil? Disse
il greco.
L’episodio non a caso è
incentrato sull’uva. Il sufismo viene spesso paragonato al vino e le religioni
all’uva. “L’uva pressata delle religioni produce il vino del sufismo” dice
infatti un detto sufi.
In conclusione.
L’essenza delle religioni e il
loro fondamento sono stati trovati da tempo immemorabili, e da molte persone,
in ogni luogo del mondo.
Il dialogo risulta però
impossibile se non si riconosce questa verità fondamentale, che l’essenza c’è,
ma non verrà mai trovata nei libri e nelle dotte disquisizioni dei teologi ma
solo all’interno di noi stessi, così come racconta questa novella orientale:
Gli Dei crearono le stelle, Il Sole, la Luna,
poi crearono i mari, le montagne, i fiori e le nuvole, ed infine crearono
l’uomo. A questo punto sorse il problema di dove nascondere in modo
inaccessibile e inespugnabile il segreto più importante dell’Universo, la
comprensione della vita stessa, la verità più profonda: la coscienza
dell’Unità, e con essa la felicità.
“Mettiamola sulla montagna più alta”, disse uno degli Dei, “Lì
sicuramente l’uomo faticherà a trovarla…”
No, risposero altri, un giorno l’uomo sarà capace anche di arrampicarsi
sulle montagne, e potrà arrivare in pochi minuti ovunque, la troverà e la
distruggerà.
“Mettiamola sulla stella più lontana…” disse un altro.
No, risposero, un giorno l’uomo creerà delle macchine che sapranno volare
fino alle stelle e allora potrà distruggere il segreto e nasconderlo per
sempre.
Mettiamola nell’abisso più profondo e scuro…” disse qualcun altro ancora.
No, risposero, un giorno l’uomo potrà scendere fin nelle profondità degli
abissi e potrebbe trovarlo anche là.
Alla fine il Dio più saggio disse:
“Mettiamola dentro il cuore di ogni uomo, in questo modo egli cercherà in
tutto l’Universo senza rendersi conto di averla dentro di sé e nessuno potrà
distruggerla per sempre. E quando uno l’avrà trovata, nessuno potrà
portargliela via”.

6) Perché questo libro.

Questo libro nasce con vari
intenti.
Innanzitutto far capire le
religioni in modo semplice e immediato anche a chi non le conosce e non ci si è
mai avvicinato.
I libri in commercio, salvo
qualche rara eccezione come quello di Houston Smith o di Gardner, non spiegano
i fondamenti di ogni religione, e non sono adatti a far capire a un neofita in
cosa consiste un determinato culto.
Non si dà cioè la risposta alle
principali domande: in cosa credono i fedeli? Come realizzano il loro rapporto
con Dio?
Leggendo i principali libri sul
tema si può notare che in genere essi narrano la storia del fondatore, si
soffermano sulle varie correnti, trattano l’espansione della religione nei
secoli, ma in queste analisi il lettore perde di vista il punto principale
delle varie fedi.
Facciamo alcuni esempi.
Per capire l’induismo non serve
trattare il sistema delle caste (che la maggior parte delle sette induiste nate
negli ultimi decenni non riconosce) né serve sapere che esso nasce dalla
fusione del Bhramanesimo con la religione dei Veda, né tantomeno serve sapere
la storia di quella zona del mondo che sorge attorno al fiume Indo; eppure la
maggior parte dei testi sull’induismo, di questo tratta. Per capire a fondo
l’induismo è necessario invece capire il concetto di Bhraman, di Dio, e i
concetti di anima e reincarnazione.
Per capire l’Islam non serve
sapere la differenza tra sciiti, sunniti, wahabiti, né tantomeno serve sapere
la storia dell’espansione dell’Islam dal primo califfo dopo Maometto a oggi;
eppure coloro che parlano dell’islamismo di questo trattano. Per capire l’Islam
serve principalmente capire il loro concetto di Dio, e come vengono trattate
nel Corano la figura di Gesù, della Madonna, e dei profeti come Mosè.
Per capire la religione ebraica
non serve conoscere il problema della diaspora o spendere decine di pagine,
come fanno molti testi, sul sionismo e sulla creazione dello stato di Israele
né tantomeno servono gli inevitabili riferimenti all’olocausto; eppure vi sono
libri che parlano dell’ebraismo solo in questi termini, confondendo una
religione (quella ebraica) con la storia di un popolo (ebraico). Per capire l’ebraismo
serve invece capire il concetto che l’ebreo ha di Dio, e poi vedere come egli
vive questo rapporto. Ma serve anche sapere il loro concetto di bene e di male,
la creazione del cosmo, il concetto di responsabilità individuale e libero
arbitrio.
La maggior parte dei manuali si
“smarrisce” (è proprio il caso di dirlo) in questi particolari inutili, facendo
perdere di vista al lettore ciò che costituisce l’essenza della singola
religione.
In secondo luogo questo libro
nasce per far capire non tanto le differenze tra le varie religioni, ma l’unità
di fondo di esse. Nonostante si creda che tra islamici e cristiani, o tra
questi e gli induisti, ci siano differenze enormi e insormontabili, in realtà
tra le varie fedi c’è una sostanziale unità di fine, di intenti e di mezzi.
Per convincersi di ciò basta
riflettere su un dato di fatto banalissimo, sotto gli occhi di tutti, e che
come tutte le cose che sono alla luce dei riflettori non viene mai notata dalla
maggioranza (insomma, un po’ il classico elefante in salotto): il monachesimo,
che è la massima espressione della religiosità, ha caratteristiche simili
ovunque. I monaci cristiani pregano (o meditano) vivono principalmente di
carità, e aiutano chi ha bisogno con consigli spirituali ma talvolta materiali;
la stessa cosa fanno i monaci induisti e buddisti e con alcune varianti i
rabbini ebrei e gli imam islamici. Identici sono addirittura gli insegnamenti,
dato che, approfondendo le varie tradizioni mistiche, troviamo parabole e
concetti molto simili nella mistica buddista, induista, ebraica, islamica e
cristiana.
Permangono alcune differenze
formali (i rabbini e gli imam si possono sposare, i monaci in genere no), ma si
tratta di differenze non sostanziali, che non intaccano il discorso di fondo di
ogni religione; e soprattutto si tratta di differenze spesso create dall’uomo,
non dal fondatore della religione (ad es. non è un precetto religioso quello
che per cui i preti non possono sposarsi, tanto è vero che alcune sette
cristiane si basano su regole opposte).
Una grossa differenza ci sarebbe
se ai monaci di una religione venisse prescritto di vivere in povertà e umiltà,
e ad altri venisse prescritto di vivere in ricchezza e uccidendo il prossimo;
in tal caso parleremmo di sostanziale – e insormontabile – differenza.
Ma a fronte di sostanziali
uniformità di comportamenti e di insegnamenti ad opera proprio di coloro che
sono la punta estrema della religiosità, e a fronte addirittura di una
uniformità nel modo di vestire (monaci cristiani, sufi, induisti e buddisti
vestono addirittura allo stesso modo) occorre concludere che forse, tra
religione e religione non esiste poi questa differenza che ci raccontano. Tutt’altro.
A questo punto la domanda è
lecita: se in ogni parte del mondo i monaci buddisti, cristiani, induisti, i
rabbini, hanno gli stessi comportamenti, gli stessi insegnamenti, gli stessi
rituali e addirittura identici vestiti, in cosa consiste la differenza di fondo
tra i vari culti? Nel fatto che uno festeggi un giorno determinato anziché un
altro? Nella proibizione di mangiare certi tipi di carne? Certo che no.
In terzo luogo l’intento è quello
di smontare i principali equivoci. Non ne potevo più, ad esempio, di sentire o
leggere che la religione induista è politeistica, a fronte di un monoteismo del
cristianesimo e dell’ebraismo, che il buddismo è “la religione del nulla” e che
l’Islam è una religione intollerante. In realtà il panteon dei santi cristiani,
invocati come vere e proprie divinità a sé stanti, sono l’equivalente dei vari
dei induisti ma come il cristiano crede fondamentalmente in Dio, e vede in
Cristo il figlio di Dio, l’induista crede in Brahma, e vede in Khrisna il
figlio di Visnu.
L’ebraismo, da questo punto di
vista non è affatto una delle prime religioni monoteistiche, ma solo una delle
tante, e il monoteismo non costituisce né una sua peculiarità, né una rarità.
E, come vedremo, l’Islam è una religione molto più tollerante di quella
Cristiana. È solo l’ignoranza degli studiosi che ha permesso questo equivoco.
Infine, si analizzerà il motivo
per cui il dialogo interreligioso è così difficile, e come nascono i principali
equivoci su cui si giocano l’intolleranza e le guerre di religione che
danneggiano tutti i luoghi della terra, salvo poche eccezioni.

7) Come nasce questo libro.

Questo libro è un po’ la logica
prosecuzione della trilogia precedente Sistema
massonico e Ordine della Rosa rossa
.
Mi sono accorto, infatti, che
dietro alla lotta secolare tra massoneria e Chiesa si nascondevano vari
problemi religiosi o, meglio, una vera e propria guerra di religione.
Come ho spiegato in quel libro la
massoneria è l’erede dei templari e dei rosacroce, a loro volta eredi dei primi
gruppi cristiani giovanniti, che dovettero entrare in clandestinità dopo i
primi concili che sancirono le verità di fede dei “veri cristiani”.
Con mio grande stupore, però, nei
libri di religione, nelle storie del Cristianesimo, nei testi che trattavano il
problema dei rapporti tra le grandi religioni, nei dizionari di religione,
nelle sintesi ad uso di fedeli o studenti, non era mai trattato il problema dei
rapporti tra Chiesa e Massoneria.
Il problema l’ho trattato nella
trilogia su massoneria e rosa rossa, quindi, da parte mia, il compito era
assolto; ma mi rendevo conto che questo aspetto diventava un problema nel
momento in cui chiunque, me compreso, volesse approfondire le singole
religioni.
In altre parole, il problema
della differenza tra le fedi poteva essere compreso solo da chi avesse già una
solida preparazione esoterica, ma chiunque fosse ai primi passi nel mondo della
spiritualità si trovava di fronte una difficoltà insormontabile.

8) L’approccio personale di partenza.

Prima di accingersi a leggere un libro che parla di
religioni è sempre doveroso cercare di capire chi è che ne parla e perché, e
quale è la sua esperienza personale.
Non si possono capire i libri se
non si capisce ad esempio che Hopper (l’autore di Guida irriverente alle religioni del mondo) è un ex cattolico, che
prima ha provato varie religioni, per poi definitivamente aderire ad un modello
ateo di vita.
Non si può capire Hans Kung
(teologo eccezionale, autore di documentatissimi e completi libri sulla storia
del Cristianesimo, dell’Islam e dell’ebraismo) senza sapere che egli era un
cattolico, ripudiato dalla Chiesa cattolica per le sue posizioni definite
eretiche e per le sue critiche al sistema odierno, ma che è rimasto pur sempre
un cattedratico, il che spiega il motivo per cui è riuscito a scrivere 3000
pagine di materiali parlando del cristianesimo e dell’ebraismo senza mai citare
una sola volta la massoneria, i templari e i rosacroce.
Non si può capire Introvigne
(presidente del CESNUR, centro studi sulle Nuove religioni, e autore di
numerose pubblicazioni in materia religiosa) senza sapere che egli è, sì, una
delle persone più colte che abbiamo in Italia, ma il suo humus culturale e
spirituale è molto simile a quelle di alcuni gruppi esoterici e magici che
erano segreti fino a pochi decenni fa.
È bene quindi che definisca la
mia posizione di partenza.
Provengo da una famiglia di tradizioni
cattoliche. Uno zio prete, e una madre laureata in religione che ha sempre
insegnato religione nelle scuole, oltre ad un padre che ricordo spesso immerso
nella sua poltrona a leggere Hans Kung (per alzarsi ogni tanto a consultare il
vocabolario quando si trovava di fronte termini come “asintotico”) mi hanno
garantito un humus culturale cattolico, e come è naturale in certi casi, una
totale indifferenza al Cattolicesimo ad un certo punto della mia vita, specie
quando mi sono scontrato con una totale contraddizione tra ciò che veniva
predicato e ciò che veniva praticato.
Se posso riassumere i messaggi
più incisivi che, volontariamente o meno, mi erano stati trasmessi, erano
questi: il cristianesimo era la religione migliore di tutte (e chi potrebbe mai
dubitarne; avete mai sentito qualcuno aderire – a suo dire – ad una religione
peggiore delle altre?) e le altre erano o eretiche (come quella ebraica, che
non riconosceva Gesù), o primitive (l’induista); bisognava essere buoni
altrimenti si andava all’inferno; i miracoli erano cose che potevano fare i
santi e, ovviamente, i santi del cattolicesimo, oppure la Madonna, essendo
assolutamente escluso a priori che uno sciamano, un lama buddista, o un
africano, potessero operare miracoli, e se succedeva si trattava di magia nera;
banditi ovviamente dalla pratica quotidiana qualsiasi pratica di divinazione,
oroscopo o magia.
Nessuno mi ha mai spiegato perché
affidarsi alla Madonna fosse lecito, ma esistessero persone che vivevano dei
veri e propri miracoli invocando Visnù.
Nel frattempo, in tutti gli anni
della mia vita ho osservato. Ho ascoltato. Ho cercato di capire. Innanzitutto
conoscendo sciamani, monaci induisti e buddisti, e ascoltando i racconti
provenienti da altre tradizioni, mi accorgevo che i miracoli erano frequenti in
tutte le tradizioni e io stesso ho assistito di persona a guarigioni
miracolose, casi di veggenza o altri eventi sovrannaturali, ma non
necessariamente in contesti cristiani.
La religiosità e la spiritualità
di alcuni monaci induisti e buddisti mi trasmettevano sempre un senso di
pienezza e di pace; coglievo in molti di loro una convinzione profonda in ciò
che facevano mentre, al contrario, non coglievo alcuna convinzione in molti
preti e anche la religiosità dei miei familiari mi sembrava molto formale senza
che mi fornisse risposte sostanziali.
Verso i diciotto anni mi iscrissi
anche ad un corso di teologia per laici tenuto al seminario di Viterbo. La mia
intenzione era quella di capire sempre meglio Dio, la vita, il mondo, di capire
il segreto di quegli uomini (preti, monaci, non solo cattolici ma anche
buddisti o induisti) che io percepivo come santi. La noia invece mi assaliva a
tutte le lezioni, e mi parve che nulla potesse essere più distante da Dio della
teologia. In altre parole, cercavo la spiritualità, e mi ritrovai immerso nella
religione.
Purtroppo non avevo capito la
regola base della spiritualità: che Dio non lo si trova nelle pagine di un
libro e nei vuoti discorsi dei teologi, ma lo si percepisce. Non si può
discutere di Dio. O lo si percepisce, o non lo si percepisce. Punto. Fine.
E per percepirlo occorrevano il
silenzio e la meditazione, non i discorsi dei teologi.
Arrivai un giorno al buddismo
dopo anni in cui non credevo in nulla ma mi limitavo ad ascoltare e sperimentare.
L’approccio avvenne per una serie di causalità, semplicemente perché, provando
a recitare per qualche giorno un mantra buddista, il Nam Myoho Renge Kyo mi
accorsi, molto semplicemente, che funzionava. Funzionava, cioè mi faceva star
bene, più sereno, rilassato, dormivo meglio e soprattutto mi rendevo conto che
anche nel mondo attorno a me e nelle cose che mi capitavano qualcosa cambiava.
Scoprirò anni più tardi che questo è un riflesso naturale del cambiamento
interno; se cambia l’interno cambia anche l’esterno; pretendere di cambiare
l’esterno senza cambiare noi stessi è come pretendere di andare più veloci in
auto semplicemente cambiando strada ma rimanendo con la stessa auto.
Approfondii quindi il buddismo,
la figura di budda e tutto quello che c’era attorno.
Approfondii anche tipi di
buddismo diversi dal mio, per capire presto una semplice verità: che tutto il
mondo è paese, e che la stessa ottusità tipica di molti cattolici la ritrovavo
pari pari negli ambienti buddisti che in teoria dovevano essere più aperti, più
illuminati, meno retrogradi.
Mi ritrovai ad ascoltare gli
stessi ragionamenti, mi scontrai con gli stessi schemi di pensiero.
Vai a visitare un monastero di in
cui si pratica un altro tipo di buddismo? Sei eretico.
Ti consulti con un prete
cattolico perché lo ritieni spiritualmente elevato e trovi che la differenza di
religione non sia una barriera per confrontarti sui temi più importanti, quello
dello spirito? Sei troppo sincretico.
Reciti un altro mantra? Sei
confuso.
Pratichi una forma di meditazione
induista? Occorre prendere una decisione, non puoi oscillare tra buddismo e
induismo.
Metto un’immagine di Budda
accanto al Gohonzon? Nel buddismo di Nichiren sono proibite le immagini.
Capii quindi che in ogni parte
del mondo tutti i fedeli di tutte le religioni sono uguali. Sono pochi quelli
che ragionano, che cercano di uscire dagli schemi.
Non a caso Budda e Gesù furono
due persone che uscirono completamente dagli schemi tradizionali, e che non
volevano creare nessuna religione; e fu solo per un’esigenza tipicamente umana
che si cercò di farli rientrare in alcuni schemi. Ovviamente ogni persona
successiva alla loro morte aveva una propria idea dello schema in cui far
rientrare i due grandi maestri, e così ecco che da Cristo nacquero i cattolici,
i protestanti, gli ortodossi, i mormoni, i quaccheri, gli anglicani, gli
evangelici, i neocatecumenali, i pentecostali, gli avventisti, i rosacroce, gli
steineriani, i templari, i testimoni di Geova e così via; e dal buddismo nacque
il mahayana, l’hynayana, lo shingon, lo zen, la terra pura, il buddismo di
Nichiren, il tibetano e altre decine di sette, organizzazioni, sottosette,
sottoorganizzazioni e così via, ciascuna con la sua pretesa di verità, ciascuna
(spesso, non sempre) con la sua accusa di eresia per gli altri.

Eppure mi sono sempre detto, se una verità esiste, quella deve essere una.
Se una verità esiste, questa deve
essere contenuta in quel quid di identico che deve per forza esserci in tutte
le religioni, se qualcuna di esse si avvicina, anche solo poco, alla verità.
Uno dei punti di svolta della mia
vita fu quando, occupandomi di massoneria e sette segrete, e correndo per
questo un certo numero di rischi, a seguito delle prime minacce mio padre
decise di non parlarmi più.
Lì ho da una parte capito
l’inutilità di una vita dedicata al cattolicesimo, se questa fede non è poi in
grado di darti una risposta nei momenti difficili, e se si perde di vista che,
ammessa (e non concessa) l’esistenza di un Dio onnipotente da cui tutto dipende,
allora anche pericoli, malattie, problemi devono derivare da lui e in lui
trovare una spiegazione. Misteriosamente invece mio padre temeva Dio tanto da
pensare che bastasse la mia adesione al buddismo per mandarmi all’inferno, ma
non aveva così tanta fiducia nel divino da pensare che alcuni problemi possono
essere inviati da Dio stesso per uno scopo superiore. Avevo quindi di fronte un
padre che credeva in un Dio così tanto impegnato nelle mie vicende umane da
condannarmi all’inferno per la mia pratica buddista, ma così poco presente in
altre questioni ben più importanti tanto da abbandonarmi alla vendetta dei
cattivi massoni che di me volevano la morte. Più che una visione di Dio, la sua
mi pareva la visione di un demone.
In quel periodo della mia vita divenne
quindi più urgente la ricerca di risposte e la ricerca della spiegazione di
quel fenomeno onnipresente in ogni settore della vita sociale, ma sconosciuto
alle masse, che si chiama massoneria.
Mi misi quindi a studiare
massoneria, esoterismo e religioni. Più capivo la massoneria, l’esoterismo e le
religioni e più diventava chiaro ai miei occhi che la maggior parte dei libri,
anziché informare, disinformava e portava su false piste.
Nel frattempo, conoscendo Sufi,
Rosacroce, cabalisti, ovverosia il misticismo rispettivamente islamico,
cristiano e ebraico, mi rendevo sempre più conto che molti di loro
condividevano le stesse conoscenze, credevano nelle stesse cose, avevano un
identico fine, e spesso identiche pratiche.
Con sorpresa mi accorsi che alcune
delle mie pratiche buddiste e induiste erano condivise anche da questi gruppi,
e talvolta addirittura da aderenti a circoli magici che praticavano la magia
nera.
Furono tre le esperienze che mi
colpirono particolarmente.
La prima fu leggere in un libro sulla
massoneria che in alcune logge si recitava il mantra Om Mani Padme Hum del
buddismo tibetano.
La seconda fu quando leggendo i
rituali della Golden Dawn a cura di Israel Regardie, mi accorsi che l’autore
scriveva che “il fine del mago è raggiungere l’illuminazione, ovvero la
buddità, tramite anche la meditazione”.
Ora, la Golden Dawn è
l’organizzazione magica ed esoterica da cui filia il ramo deviato dell’Ordine
della Rosa rossa; proprio quell’ordine di cui io mi occupavo, di cui cercavo di
trovare le tracce e di capirne il funzionamento, responsabile di molti omicidi
rituali, dal Mostro di Firenze a Jack lo squartatore. Lo shock fu notevole.
Infine, vi fu una telefonata che
mi tolse il sonno per diverse notti e su cui il mio cervello si fissò a
riflettere per mesi. Si trattò della telefonata effettuata con un altissimo
esponente della Rosa Rossa, entrato anche di sfuggita nelle indagini sul Mostro
di Firenze, il cui numero di cellulare mi fa dato da Leo Zagami. Nel corso
della telefonata egli mi disse che era… in un monastero buddista in ritiro
spirituale.
Le mie credenze spirituali, se
mai vi fossero state, andarono in tilt per molto tempo, io che avevo sempre
considerato il buddismo un rifugio sicuro al riparo da qualsiasi influenza
magica ed esoterica. Se posso riassumere il frullatore di emozioni e di
informazioni che avevo fino a quel momento, erano queste: Massoneria e Chiesa
sono acerrimi nemici; la Massoneria però ha come patrono san Giovanni e si
avvale di simbologia cristiana; la Rosa Rossa e le organizzazioni magiche
traggono ispirazione dal Cristianesimo; però si nutrono anche di concetti
buddisti e induisti; sono contro la Chiesa; ma infiltrano la Chiesa e la
dirigono dal di dentro; sono contro Cristo, ma utilizzano simboli cristiani;
utilizzano anche simboli ebraici (candelabro a sette braccia, stella di Davide,
e così via). Insomma, un groviglio inestricabile non solo di concetti, ma
soprattutto di domande.
C’era quindi un qualcosa da
capire, che andava oltre il concetto di religione, oltre il concetto di giusto
o sbagliato imposto dalle singole chiese, oltre la conoscenza ufficiale che
veniva propinata nelle università che, chiunque lo può constatare dai
risultati, non porta a nulla sul piano concreto.
Dovevo cioè trovare quel filo che
legava insieme queste realtà così diverse, Chiesa, Massoneria, ordini magici,
buddismo, induismo, ebraismo.
Questo libro è quindi solo una
tappa di una ricerca più vasta che non so bene dove mi porterà, ma di cui
consegno al lettore una parte del risultato.

9) Le difficoltà di uno studio comparato delle
religioni. I limiti di questo libro.

Uno studio comparato delle
religioni, per essere serio e permettere di capire a fondo analogie e
differenze, dovrebbe essere effettato da chi ama quella religione, ed è quindi
in grado di farla capire. Solo se amiamo una cosa, infatti, siamo in grado di
capirla a fondo e siamo in grado di trasmettere questo amore a chi ascolta.
Ad esempio, uno dei più bei libri
sulle religioni, infatti, è quello di Houston Smith, perché traspare dalle sue
pagine l’amore per la spiritualità e la religiosità di ogni tipo.
Sull’ebraismo uno dei testi
migliori è quello tratto dalla serie Dizionari
delle religioni
della Electa, perché scritto da Luzzati e Della Rocca che
amano la religione ebraica. E in generale, per innamorarsi dell’ebraismo, si
devono leggere i testi chassidici o cabalistici.
Sull’Islamismo bisognerebbe
leggere il testo di Alberto e Dag Tessore, Dialogo
sull’Islam tra un padre e un figlio
, o Il
libro delle profondità interiori
di Rumi.
Sul buddismo il libro più bello
mai scritto è Vita di Siddharta il budda,
di Thich Nath Han, monaco buddista vietnamita.
In altre parole, il buddismo deve
essere spiegato da un monaco o un praticante estremamente convinto; l’islamismo
da un imam colto ma allo stesso tempo in grado di esporre in modo chiaro; il
cristianesimo da un prete innamorato di Cristo e innamorato del servizio che
egli fa al mondo e non da un teologo arido e accademico; l’ebraismo deve essere
raccontato da un rabbino innamorato della sua missione, innamorato di Dio, di
Israele e dell’umanità; perché solo chi ama una certa cosa è capace di
spiegarne la vera essenza e di poterla trasmettere.
Al contrario, chi odia gli
islamici pensando che siano intolleranti e fanatici avrà difficoltà a cogliere
il motivo per cui alcuni islamici sono rispettosi, gentili e devoti, e
tolleranti verso le altre religioni.
Chi crede che l’induismo sia una
religione antiquata, di gente che adora le vacche o un dio scimmia, pensando al
contempo che l’ebraismo è una religione evoluta perché è monoteista, quasi come
se la religione fosse un percorso di civiltà che passa da una forma antiquata
di politeismo ad un monoteismo sempre più evoluto e raffinato (e quindi
lasciando intendere che, in fondo in fondo, ebrei e cristiani credendo in un
dio unico siano più evoluti degli altri), non riuscirà a capire la profondità
spirituale dell’induismo né la perfezione della concezione di Dio che essa
raggiunge.
La maggior parte dei libri di
religione in commercio, invece, sono scritti da persone che non amano la
religione, e che per questo motivo spesso non la capiscono e finiscono per
perdere di vista gli aspetti più squisitamente spirituali di ogni fede.
C’è infine un altro problema
ancora più grave: l’impossibilità assoluta per molti comparatisti di vedere
alcuni fenomeni (intendo proprio “vedere” e non semplicemente “comprendere”).
Mi spiego meglio con un esempio. Nessun testo di religione tratta mai la magia
in una determinata religione. Il Cristiano non la tratta perché per lui la
magia semplicemente non esiste ed è un prodotto da ciarlatani; se qualcuno fa
dei miracoli può essere solo un santo; la magia quindi non costituisce un tema
da affrontare e viene relegato in genere nei primi capitoli di storia delle
religioni, come una cosa da sottosviluppati e primitivi. L’islamico, o
l’induista, non tratteranno mai la magia all’interno della loro o dell’altrui
religione perché per loro è semplicemente scontata; gli yogi indiani producono
sempre e continuamente miracoli piccoli o grandi ma sono talmente abituati al
fenomeno, che nessuno di loro si sognerebbe mai di dedicargli un apposito
paragrafo. L’islamico invece vede invece già il Corano come un libro magico,
tanto che alcuni ne portano con loro una copia miniaturizzata come talismano,
quindi la dimensione del magico è connaturata all’Islam.
Questo succede anche per altri
fenomeni, e di conseguenza i testi sulle religioni sono spesso incompleti
perché trascurano, proprio perché non li vedono, fenomeni importantissimi, fenomeni
che però, per l’ateo o per l’agnostico ad esempio, sarebbero fondamentali per
capire l’essenza (specie quella spirituale) della specifica religione che
stanno studiando.

10) Il metodo seguito

In genere i testi sulle religioni
seguono un approccio storico o didattico (spiegando le varie classificazioni,
le correnti, la letteratura e così via), e sono quindi inidonei a spiegare
l’essenza delle varie religioni dal punto di vista spirituale: partono cioè da
un approccio formale al fenomeno religioso – cosa leggono, cosa fanno, quali
feste hanno, la storia, e via di seguito.
Questo lavoro parte invece da un
approccio che potremmo definire spirituale.
Cercheremo cioè di capire in cosa
crede essenzialmente un buddista, rispetto ad un induista o ad un cristiano.
Per capire una religione,
infatti, una qualsiasi religione, occorre rispondere a queste domande
fondamentali: in cosa credono i fedeli di quella religione? Come adeguano i
comportamenti della vita quotidiana alle loro idee religiose? Che pratiche devono
seguire, ovverosia, quali sono gli strumenti (preghiera, meditazione, mantra,
pellegrinaggi, studio) per raggiungere l’unione mistica con Dio? Che libri di
testo hanno? Quali sono i principali concetti su cui si incentra la teoria? E,
infine, che concezione esiste del bene e del male? Cosa è bene e cosa male, e
soprattutto, perché esistono il male e la sofferenza?
Spiegando l’induismo senza
spiegare a fondo cosa sia lo yoga, spiegare il cristianesimo senza spiegare
cosa sia l’amore, il buddismo senza la compassione, l’ebraismo senza la cabala,
e l’induismo senza il concetto di Dio, incentrandosi sugli aspetti formali o
storici (i musulmani non mangiano maiale, gli induisti considerano sacra la
vacca, il buddista medita e si estranea dal mondo, l’ebreo ha subito
l’olocausto, ecc.) equivale a ridurre la religione ad un guscio vuoto, più o
meno come spiegare ad un uomo che non sa cosa siano i mezzi di locomozione che
la moto è composta da ruote, sedili, cilindri, manubrio, senza spiegare la
sensazione di viaggiare per paesaggi stupendi a contatto con l’aria, la
sensazione della guida quando si affronta un tornante di alta montagna, o
l’ebrezza di viaggiare a 250
km l’ora in autostrada.
Per capire quanto i tradizionali
testi sulle religioni siano distanti da un approccio spirituale alla materia
che trattano è sufficiente fare attenzione ad un dato che, a prima vista,
appare quantomeno sconcertante.
Il messaggio più importante di
tutta la dottrina cristiana è l’Amore. L’amore non inteso come semplicemente
“ama il prossimo tuo come stesso”, ma in un’accezione più complessa,
che vedremo ed analizzeremo; un concetto di amore che ben aveva presente Dante,
ad esempio, quando nella sua Commedia dice che è “l’amor che move il sole e
l’altre stelle”.
L’amore è quindi il fulcro del
credo e del messaggio Cristiano, ed è un concetto che trova i suoi
corrispondenti nella compassione buddista e nell’amore induista.
Ebbene, nelle varie enciclopedie
delle religioni, o nei dizionari più importanti, la parola Amore non viene mai
trattata, spiegata, commentata. Inesistente addirittura nell’indice analitico.
Con questi presupposti – che
esclude dalla trattazione tutta la parte spirituale della religione,
riducendola ad un involucro senza contenuto – è quindi impossibile capire il
messaggio Cristiano, ed ovviamente diventa giocoforza impossibile capire
l’essenza dell’insegnamento Vangelico, e i suoi rapporti con l’insegnamento
spirituale buddista o induista.
Un fenomeno analogo avviene per
l’induismo. Si tratta l’induismo, come abbiamo già accennato, dedicando decine
di pagine alla letteratura induista, alle varie storie e miti su Krishna,
Visnù, o sul Dio tartaruga, ma non si spiega il concetto di Dio, di anima, di
assoluto, di reincarnazione, che sono fondamentali per capire la profonda
spiritualità di un induista.
I vari testi sulle religioni, da
questo punto di vista, costituiscono un modo eccezionale per far allontanare le
persone dalle religioni, anziché farle avvicinare, come uno si aspetterebbe.
Questo testo vorrebbe provare
invece ad invertire il rapporto puntando principalmente sul messaggio
spirituale delle singole religioni, per concentrarsi solo secondariamente sugli
aspetti formali.
Tra l’altro che lo studio e la
comparazione tra religioni venga fatto da persone atee o non spirituali è un
vero e proprio controsenso. È un po’ come se una persona che non hai mai
cucinato scrivesse un manuale di ricette, o una persona senza patente scrivesse
le prove su strada di una rivista di auto, o una persona che non abbia mai
viaggiato scrivesse una guida turistica.
Uno degli esempi più eclatanti in
cui mi è capitato di imbattermi è il caso di Barthon Erman, studioso della
Bibbia, dei Vangeli, e quindi della figura di Cristo, ma ateo; una simile
impostazione produce un vero e proprio controsenso con delle assurdità logiche,
oltre che spirituali, nel momento in cui egli, pur affermando che Gesù è un
personaggio storico veramente esistito, nega però che abbia mai fatto miracoli.
I miracoli, liquida frettolosamente l’autore, sono stati piazzati lì dai suoi
seguaci per ammantare di un’aura di divinità la figura di Cristo.
Altri esempi mi provengono da
studiosi di religioni completamente privi di un approccio spirituale, per
arrivare all’assurdo di libri sulle religioni scritti da satanisti o aderenti a
società segrete che praticano l’omicidio rituale e la magia nera (che
ovviamente non si professano ufficialmente tali ma che, per chi li conosce, è
noto appartengano a queste organizzazioni.
In Italia, uno dei più poderosi,
completi, e chiari testi sulle religioni mai pubblicato, ad esempio, è stato
diretto e organizzato proprio da un satanista.
Appare assolutamente ovvio,
allora, che la lettura di testi scritti con questo presupposto provocherà nel
lettore la voglia di non avvicinarsi mai alla pratica di una religione, oltre
al fatto che la comprensione di esse rimarrà al massimo sul piano
intellettuale, e non su quello emotivo, e tantomeno spirituale.
Proprio al fine di comparare al
meglio le varie religioni ognuna è suddivisa seguendo lo stesso schema logico,
ovverosia mantenendo costanti i titoli dei capitoli presenti per la sua
trattazione: In cosa credono i fedeli, i riti, i testi sacri, il fondatore, i
personaggi, le correnti.
Questo metodo permetterà di
cogliere con immediatezza e con chiarezza l’essenza di ogni religione e di
farsi un quadro chiaro sia delle analogie che delle differenze tra i vari credo
religiosi.
Da questo punto di vista la
religione diventa quindi per lo studente, per il curioso, o per lo studioso,
una sorta di percorso da imparare a memoria senza alcun ordine logico, senza
senso, un insieme di regole, nomi, date, di cui sfuggono il fine ultimo e la
ragione più profonda della loro esistenza. E il danno più grosso che questo
approccio alla religiosità produce sulla società non è tanto quello di non far
comprendere l’essenza delle altre religioni e quindi di porre un ostacolo alla
comparazione e al dialogo, ma soprattutto quello di allontanare le persone
dalla spiritualità.
Ogni religione è invece un
percorso.
Più precisamente è un percorso di
conoscenza (quindi di studio e apprendimento), ma anche di pratica, per
arrivare a Dio, per conoscerlo e comprenderlo; tutto ciò per capire il senso
della vita, nostra e altrui, il senso delle cose, del bene e del male.
Lo studio delle religioni ha un
significato e assume un ruolo importante nel percorso evolutivo di ognuno, solo
se porta a conoscere meglio la spiritualità delle altre tradizioni e, in ultima
analisi e come fine ultimo, se porta a migliorare la propria spiritualità.
Per questo motivo il filo
conduttore del libro è quello di presentare il percorso che ogni religione
propone per arrivare a Dio, limitandosi solo ai concetti essenziali e
prettamente spirituali.
Il tentativo che ho fatto,
quindi, è quello far percorrere al lettore una strada che lo porti ad
approfondire il proprio personale percorso spirituale, facendogli amare di più
la propria religione ma anche le altre, se non addirittura ad abbracciare un
percorso spirituale per la prima volta.
►Esistono le religioni:
induismo, cristianesimo, buddismo, ebraismo, e molte altre ancora. Ma sono
religioni, non “LA” religione. Sono le immagini della luna riflesse in tante
menti diverse tra loro, non sono la vera luna. Esiste una sola luna, ma può
riflettersi in milioni di laghi. Le immagini riflesse variano, ciò che si
riflette è uno.
La mente è uno specchio.
Quando la religione si riflette attraverso la mente ecco che nasce un induismo,
un buddismo oppure un ebraismo. Quando la religione non è riflessa, quando ci troviamo
faccia a faccia con la realtà, in totale assenza della mente, quando non c’è la
mente fra te e la verità, ecco allora che nasce la religione.
Il chassidismo è LA
religione. Il sufismo è LA religione. Lo zen è LA religione. Si differenziano
solo nel nome, per il resto sono tutte la stessa cosa. È diverso il loro
linguaggio, non il loro contenuto.
Esse conoscono la verità e
quando conosci la verità non hai bisogno di scritture.
La vera saggezza
Osho
►Editto di Asoka, sovrano
indiano del 269 a.C.:
La sacra maestà del re
rende omaggio a uomini di tutte le religioni, asceti o proprietari di case, con
doni e altre forme di omaggi. Sua maestà, tuttavia, non si cura tanto degli
omaggi o dei doni, quanto del fatto che vi sia uno sviluppo nell’essenza della
materia in tutte le religioni. Questo sviluppo assume varie forme, ma la sua
radice è il ritegno nel parlare e cioè un uomo non deve rendere omaggio alla
sua tradizione e dire male di un’altra senza ragione. Dovrebbe esserci
denigrazione solo per motivi specifici, perché le altre religioni meritano
tutte omaggio per una ragione o per l’altra.
Colui che rende omaggio
alla sua e scredita le altre per puro attaccamento alla propria, nell’intento
di aumentarne la gloria, con un tale comportamento infligge alla propria
tradizione il danno più grave.
►Uno studioso, stanco di
insegnare e studiare, e invidioso di coloro che trovavano sempre il tempo di
meditare e pregare, si rivolse ad un rabbino, chiedendo quale fosse la migliore
strada per giungere a Dio. Il rabbino rispose:
Ognuno di noi ha il suo
sentiero personale verso Dio. Alcuni attraverso la meditazione, alcuni
attraverso la fatica fisica, altri attraverso la cultura. Noi pensiamo sempre
che il sentiero dell’altro sia più agevole del nostro, non conoscendo le
difficoltà che esso comporta. Ma se abbandoni il tuo sentiero per un altro, ti
perderai, perché adorerai il sentiero, e non la meta. Resta legato al tuo
sapere figlio mio. Fatica giorno e notte per strappare i misteri dei testi e
condividerli con i tuoi studenti. Questo è il tuo sentiero. Questo è il tuo
modo di procedere verso Dio.
Un silenzio straordinario. Racconti chassidici.
Rami Shapiro

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[1] Il brano è citato in
Claudio Basetti Sani, Muhammad, Il profeta, pag. 25.
[2]
“Tuttavia anche gli ammiratori del sufismo non possono non vedere che anche
quest’ultimo, pur con tutte le sue legittime richieste scade molte volte in un
anti intellettualismo e irrazionalismo aggressivi. Non stupisce che questo anti
intellettualismo produca sufi singolari: trasognati che girano per le strade
nudi, come forsennati; santi che si permettono come analfabeti ogni genere di
sconcezza; fachiri che operano miracoli come dervisci itineranti, cosicché non
a caso per i primi viaggiatori europei il termine fachiro diventa sinonimo di
imbroglione e truffatore. Non c’è da stupirsi neanche che alcuni ritengano di
vedere l’essenza del sufismo nelle danze mistiche in cui dervisci ululanti in
estasi girano vorticosamente sul loro stesso asse; non c’è da meravigliarsi
neanche che alcuni mistici musulmani moderni a causa di tutte queste assurdità
non vogliano più neanche essere chiamati sufi (Hans Kung, Islam, pag. 411).

6 Commenti

  1. Salve Dott. Franceschetti, sto seguendo il suo sito da un po' di tempo e devo dire che è molto interessante.

    Riguardo ai Rosacroce 2 gg ieri mi sono imbattuto in questa notizia che apparentemente sembra una disgrazia, ma che seguendo le sue indicazioni sul simbolismo dei rosacroce potrebbe essere un sacrificio umano.

    Le sottopongo il link dove ho trovato la notizia e gradirei sapere Lei cosa ne pensa.

    Saluti Cordiali

    http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2015/04/19/news/sotto-choc-per-lorenzo-ucciso-da-un-auto-a-roselle-1.11267142

  2. Prefazione e primo capitolo mi sono sembrati come dei gioielli luccicanti, avamposto di un tesoro da scoprire, grazie grazie grazie, comprerò il libro!!! Riccardo

  3. Buongiorno Paolo, mi permetto di darti del "tu".

    Sono capitato sul tuo blog ricercando su internet un libro che confrontasse le religioni fra loro, perché "indispettito" dalla cultura ortodossa italiana che margina le differenze in campo religioso.

    Posto che mi ritengo ateo, ma non per questo indifferente agli aspetti spirituali, ritengo che il tuo libro, almeno prima di essere letto, possa in qualche modo esaudire delle mie lacune. Grazie.

    Nello stesso tempo colgo l'occasione per manifestarti un'altro mio desiderio, che in quanto personale può essere superfluo, ma credo possa essere condiviso da una importante fascia di persone.

    Mi riferisco alla produzione di un testo che esponga chiaramente come le religioni attuali abbiano attinto ad ampie mani alla mitologia passata. Di come la cultura egizia, greca, romana abbia posto le basi per la religione del giorno d'oggi. Per spiegarmi meglio. La figura di Maria, che ha mutuato tratti da Iside, oppure il diavolo che prende in prestito alcuni tratti del dio Pan.

    Per tirare le fila, credo che manchi, o almeno non ne sono a conoscenza, un testo che apra gli occhi alla moltitudine di persone che ancora fideisticamente praticano una religione credendo che la stessa sia una rivelazione divina, o che sia creata ex novo da un unico personaggio: Gesù, Maometto…

    Vista la tua capacità espositiva e visto che l'argomento è prossimo al tuo libro, mi sono permesso di suggerirtelo…

  4. Con sorpresa mi accorsi che alcune delle mie pratiche buddiste e induiste erano condivise anche da questi gruppi, e talvolta addirittura da aderenti a circoli magici che praticavano la magia nera

    Ciao Paolo, ti capisco benissimo, anche nel senso di smarrimento e di sconforto, nel sapere che alcune pratiche spirituali ci accomunano a determinate congreghe. Spero che troverai presto una risposta, io la sto ancora cercando…

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