L’amore, per me.

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A seguito dell’articolo su “Amore e legge di attrazione” voglio raccontare come sono arrivato ad un concetto di cui tutti parlano ma che nessuno spiega.

Fino a 40 anni la parola amore non mi era mai uscita dalla bocca per molti motivi. In parte perchè tale parola non era mai uscita dalla mia famiglia e non vi ero mai stato abituato, ma
soprattutto perchè non avevo ben capito il concetto.
Mi pareva di vedere l’amore li dove nessuno lo vedeva e li dove tutti dicevano di vederlo io non lo vedevo.
Non lo vedevo ad esempio nella maggior parte delle coppie che si dicono ti amo e che festeggiano il San Valentino.
Lo vedevo invece nelle dichiarazioni della figlia di Riina che alla demenziale domanda posta da un’intervistatrice “si dissocia dalla carriera di suo padre” rispondeva “da cosa dovrei dissociarmi, dall’amore che mi ha dato, dalle volte che mi ha tenuto sulla gambe a raccontarmi storie mentre vivevamo reclusi senza poter uscire?”. Non vedevo l’amore della giornalista per il suo lavoro, mentre vedevo l’amore di Lucia Riina per il padre. E mi ha insegnato sull’amore in famiglia più quell’intervista che milioni di parole lette da Fromm o da Leo Buscaglia. Perché lì l’amore l’ho sentito.
●Non capivo poi come il termine amore potesse essere usato in contesti come quello dantesco, “amor che move il sole e l’altre stelle”, né come Battiato, Rumi, Mandel, Yogananda, Osho, potessero dire “tutto l’universo obbedisce all’amore” e ho dovuto aspettare i 50 per capirlo. Sapevo solo che Dante e Einstein non potevano essere cosi cretini da alludere all’amore sentimentale, quando dicevano che l’amore è il motore dell’universo.
●In passato, da qualche psicologo, mi sono sentito dire che io separo l’oggetto dall’affetto, e non ho mai capito perché secondo qualcuno questa cosa sarebbe una patologia. Oggi a 50 anni, posso dire che non mi importa di quello che dice la psicanalisi di me, e mi sto bene così. Sono uno che dissocia i propri sentimenti dall’oggettività e dalla razionalità, ma per funzionare bene devo far si che razionalità ed emotività coincidano. Quindi per parlare di amore, e per usare tale parola, ho dovuto aspettare decenni, perché dovevo capirne il concetto a livello razionale, prima di poter usare razionalmente questa parola. E dovevo capire in cosa consisteva quell’amore come legge universale di cui tutti si riempiono la bocca senza mai spiegarne il concetto.
Mi sono quindi limitato, negli anni, ad accontentarmi di star vicino a persone che il mio amore lo sentissero, anche se a parole non lo esprimevo e mi sono accostato sempre a persone che, anche se non usavano tale parola, esprimevano tale concetto con i gesti.
Nel frattempo il mio cervello si è lambiccato, con studi, analisi, riflessioni, esperienze, a capire l’amore, trovando sempre abbastanza disgustoso e smielato il concetto che utilizza la
società,
●Il mio concetto di amore si è sistemato razionalmente, (unificando l’oggetto con l’affetto), con i corsi di Fausto Carotenuto. Sono corsi sull’amore. E dichiaratamente tali. La mia mente razionale ha  quindi finalmente potuto accordare i concetti di amore dantesco, amore come legge universale, amore religioso, e amore profano, incasellarli, comprenderli razionalmente, e finalmente oggi posso, grazie ai corsi di Fausto e ai libri di Rhonda Byrne,
approssimativamente e con molta fatica, abbozzare un concetto di amore (come quello dell’articolo che ho scritto).
● D’altronde mi è sempre parso che troppo spesso l’amore si accompagni all’odio e questa cosa non l’ho mai capita e tuttora non la capisco. Dicono che spesso l’amore si tramuta in odio ma ho sempre avuto qualche dubbio che questa cosa sia possibile.
Molti lettori ad esempio mi tempestano di domande e mi inondano di dichiarazioni di stima; poi, un giorno,mperché ho detto una cosa sbagliata, o perché non ho parlato di un argomento secondo loro importante, si tramutano nei miei peggiori nemici dopo che per anni ti hanno tributato stima e affetto.
Mi toglie il fiato anche vedere dei commenti di odio che non riesco a spiegarmi, ma capisco che l’odio è sempre l’altra faccia dell’amore e ricevere un’ondata di amore produce per reazione da qualche altra parte un’ondata di odio. Non riesco neanche a leggere i commenti, ad esempio, che trovo su youtube ad alcune mie conferenze, tale e tanta è l’ondata di odio che si coglie (mi rasserena pensare sia un fenomeno normale… vedendo i video di massimo mazzucco, di Gabriella Mereu, ecc. mi accorgo che l’odio è diviso equanimemente tra tutti e quindi mi dico, appunto, che forse quest’odio non è diretto a me, ma è un fenomeno naturale dell’universo che in qualche direzione deve essere incanalata, come l’amore del resto. Sono arrivato a trovare messaggi di odio e violenza in gruppi gay e antigay, in gruppi facebook satirici come “cattolici contro la frivolezza”, quindi non vedo perché dovrei essere diverso e pure nella pagina facebook satirica “le più belle frasi di Osho, fino ad arrivare agli insulti lanciati contro la pagina di Franco Minchia; per non parlare dell’odio espresso tra tifosi delle partite di calcio o per gli argomenti più futili).
Qualche tempo fa scrissi una mail a una mia ex con cui sono stato dieci anni che stimavo molto professionalmente avendo poi sempre rimpianto, in questi anni, di non aver potuto contare su di lei per avere dei confronti molto interessanti e indirizzarle persone che avevano bisogno di aiuto. La sua risposta ancora carica di rabbia dopo venti anni mi ha fatto porre la domanda sul sentimento che ci univa all’epoca.
Mi stupisce pure l’odio che talvolta riesce a manifestarsi nelle famiglie, tra genitori e figli, o tra fratelli, per questioni banali come un’eredità o come l’essere in disaccordo su questioni pratiche.
E questa cosa mi ha sempre disorientato, impedendomi di usare la parola “amore” per molti decenni.
● Non ho quindi mai detto “ti amo”, e raramente anche ti voglio bene, per i primi 40 anni, perché non ero sicuro che quello che io sentivo fosse amore. Ho sempre detto “credo di amarti” o “ti amo, forse”. Sono sicuro che anche Hitler era convinto di amare Eva Braun, e anche l’istruttore militare di Nikita, nel noto film di Luc Besson, amava Nikita, a suo modo. Non sono mai stato sicuro, quindi, e non lo sono adesso, che il mio sentimento per persone, cose, animali, sia davvero amore. Ad esempio adoro i bambini piccoli con le guanciotte, ma non so se riuscirei ad occuparmene come un bambino meriterebbe; avrei sempre voluto un cane, da piccolo, ma poi rinunciai; e la rinuncia definitiva avvenne quando vidi il rapporto tra Solange e i suoi cani, perché capii che io non sarei stato in grado di trasmettere neanche la metà dell’amore che lei gli trasmetteva.
Raramente dico anche ti voglio
bene. Perché “ti voglio bene” significa “voglio il tuo bene” e spesso è
problematico conciliare il volere il proprio bene con il volere il bene
dell’altro, quando entrano in contrapposizione. Per questo motivo ho spesso
detto “voglio il tuo bene” quando ero sicuro di voler perseguire il bene
dell’altro; oppure, accanto al ti voglio bene, ho aggiunto un “probabilmente” o
“forse”.
Non ho mai detto rimarrò con te
per sempre, perché sapevo che non potevo mantenere questa promessa. Non a caso
sono stato sempre tradito dalle persone che mi hanno detto “conta su di me”
mentre non mi hanno mai tradito le persone che mi hanno detto “e che ne so,
potrei tradirti domani”.
In amore sono stato lasciato da
chi mi diceva “non ti lascerò mai” mentre non mi ha lasciato mai chi mi diceva “posso
lasciarti domani”, come Mariapaola.
Sedici anni è durato il mio
rapporto con lei, tra periodi su e periodi giù. Non mi ha mai detto che mi
amava, anzi, mi diceva il contrario, ma io il suo amore lo sentivo, anche se
espresso in modo confuso e contraddittorio; io non le ho mai detto “ti amo”, ma
le dicevo sempre “lo senti il mio amore”? e lei rispondeva imbronciata “no”. Ma
io in quel no percepivo un “ti amo, ma non so come esprimerlo”.
Non avevamo mai condiviso gli
stessi fini però, il che ci ha impedito di stare periodi troppo lunghi insieme.
Ho sentito forte il suo amore
quando si è ammalata e mi ha detto “se devo morire voglio che ad accompagnarmi
alla morte sia tu”. E solo in quel periodo abbiamo avuto lo stesso fine,
cercare di capire se fosse giusto morire o vivere. E quando io, in quel periodo
che stava a letto con le metastasi, le dicevo “non so cosa riesco a
trasmetterti” rispondeva “che mi ami”. E io “ma hai dovuto aspettare sedici
anni per capirlo?” e lei sorridendo diceva “e che ci vuoi fare? Ognuno ha i
suoi tempi”.
Quando stavamo insieme da pochi
giorni litigammo perché lei non voleva che io fossi troppo affettuoso; “perché
l’amore va dimostrato dopo anni, non dopo pochi giorni” mi diceva “torna fra
dieci anni, dimmi le stesse cose, rimani così affettuoso fra dieci anni, allora
si che ti crederò”.
Pochi giorni prima di morire le
ho detto “scusa, ma ti ricordi quando dicevi torna fra dieci anni e allora ti
crederò? Bè ne sono passati sedici. Hai qualcosa da dichiarare al riguardo?” e
lei ha risposto “ok ora ti credo. Ma possibile che sei così stronzo da
rinfacciare le cose dopo sedici anni?” e io “e che ci vuoi fare? Ognuno ha i
suoi tempi”.
Solo pochi giorni prima di morire
mi ha detto “sai che ti ho amato?” e io le dissi “Ti ci sono voluti sedici anni.
Ma tanto me ne ero accorto“  e poi ho
aggiunto “senti… ma hai amato te stessa?” e lei: “lo so Paolo dove vuoi
arrivare… non amo abbastanza me stessa e voglio morire… si, va bene. E allora?
Possibile che dobbiamo entrare in polemica anche adesso. Ho amato più te di me
stessa, e facendo così ho amato male pure te… che ci potevo fare? Non sono
riuscita a fare di meglio”.
Ma non ero mai riuscito a capire
in cosa consistesse l’amore di coppia, e cosa tenesse insieme le coppie. E ci
ho messo tanto per capire che ciò che lega le persone è l’avere, in fondo, uno
scopo comune, anche se non lo sanno, anche se questo scopo è inconscio, anche
se loro credono sia diverso.
Al tempo stesso in quel periodo
sentivo l’amore di Stefania, che nonostante non la sentissi per giorni, e non
ci vedessimo quasi mai, continuava  a
mandarmi consigli per le cure di Mariapaola, mi faceva conoscere l’artemisia, e
si prodigava per aiutarmi in ogni modo e per aiutare Mariapaola in ogni modo.
E ne ho sentito l’amore nei
momenti più impensati, come quando batteva a macchina i documenti sulle stragi
di bambini perché io non riuscivo neanche a leggerli, perchè sentivo il
messaggio di protezione che mi mandava indirettamente. Senza avermi mai
promesso nulla.
Se un regista come Riccardo
Dujani ha potuto scrivere uno spettacolo teatrale sulla storia di Mariapaola è
perchè credo che abbia percepito l’amore dietro a tutta la storia; e credo che
in fondo si sia innamorato della figura di Mariapaola e voglia farla in qualche
modo rivivere grazie allo spettacolo, per dire “non è giusto che succedano
certe cose”. Lo sento come un atto di amore, per Mariapaola e verso chi muore di tumore.
Quando ero nell’hospice Nicola
Falde, in cui Mariapaola moriva mi sentivo tutto sommato sereno, perché mi
sentivo circondato da amore e sono tornato più volte volentieri a trovare
infermieri e medici. Se invece devo entrare nell’ospedale di Viterbo, quello
dove lei fu “curata”, anche oggi mi sento male e mi manca il respiro perchè
vedevo i malati trattati come carne da macello e sentivo molto disprezzo per la
vita e molto amore per denaro e potere.
● Ho fatto il mio lavoro sempre
per amore. Ho amato il diritto quando scrivevo libri di diritto. Ho amato il
Body Building quando facevo l’istruttore.
Ho amato i delitti rituali quando
me ne occupavo. Ma non amavo i delitti in se. Amavo le vittime, e i loro
parenti, e avrei voluto aiutarli, mi immergevo nel loro dolore; la passione per
i delitti rituali è finita quando ho visto che le vittime non erano spesso
tali, e che i parenti delle vittime non cercavano la verità ma la notorietà, la
tranquillità, il denaro. Tanto mio figlio non me lo restituisce nessuno e a cercare la verità rischio la vita; meglio allora accettare del denaro e andare in Tv a piangere, così uno realizza finalmente il suo sogno: andare in tv. E quindi tale lavoro ha perso di interesse per me, non
essendo riuscito a trovarci l’amore.
Sono riuscito a lavorare anni
sulla vicenda delle Bestie di Satana, pagando di tasca mia, perché vedevo
l’amore della madre per Paolo Leoni, quel figlio che lei va a trovare ogni
quindici giorni, sobbarcandosi 18 ore di viaggio, e spese per lei
insostenibili, e vedevo anche l’amore del figlio per la madre (che mi ricordava
la canzone di Ruggeri “cercavi di mettersi in viaggio, per raggiungerlo e
fargli coraggio”); ho anche trovato l’amore nel gruppo di amici (Paolo Nicola,
Eros, Marco), che non si sono mai traditi a vicenda, preferendo farsi la galera
piuttosto che accusare gli altri di crimini inesistenti. E questo mi ha fatto
andare avanti.
D’altronde, pur analizzando atti,
scene di omicidi, rapporti medici legali sui cadaveri, persone con la testa
mozzata, ho dovuto trovare l’amore anche li per poter andare avanti. Ci fu un
periodo in cui ho rivolto la stessa domanda alle persone che stimavo di più: ma
dov’è l’amore di Dio mentre un ragazzo di sedici anni viene strangolato e
massacrato?
Un prete, Don Rolando, mi disse
“l’amore di Dio è lasciarci liberi totalmente; anche di fare il male. Se una
persona non potesse fare il male non sarebbe libera. Saremmo schiavi di Dio.
Invece Dio ci vuole liberi”.
Fausto Carotenuto mi spiegò che
nei momenti di massimo dolore alcune forze angeliche vengono a sopprimere il
dolore e fanno si che la persona non soffra oltre un certo limite.
E un monaco induista mi disse che
la persona soffre qualche ora, qualche giorno, che sono nulla in confronto
all’eternità, e sono nulla rispetto all’oceano di beatitudine e pace in cui
entrerà dopo morto, per cui in fondo, quella persona, va a stare meglio. Il
male peggiore lo subisce chi resta.
Più in generale, se ripenso alla
mia vita passata, mi sono accorto che la maggior parte delle scelte le ho fatte
per amore ma non avevo mai interpretato certi fenomeni dandogli questo nome.
Ad esempio, sono stato per
qualche anno “direttore scientifico” di una collana giuridica presso il
Poligrafico dello Stato, “Diritto e società”. Non ho mai capito perché mi
avessero dato quell’incarico (l’avrei capito solo anni dopo); avevo solo capito
che le persone che mi avevano dato l’incarico non amavano il loro lavoro, non
stimavano me, e non amavano il diritto. Per tutta reazione non ho mai inserito
questo incarico in alcun curriculum che abbia mai preparato e sostanzialmente
nessuno ha mai saputo di questa cosa.
Per anni ho collaborato in un
posto di prestigio in cui sostanzialmente ero libero di fare ciò che volevo in
un contesto in cui ero benvoluto; ma non ho mai sentito l’amore per il lavoro
nelle persone che vi lavoravano, e ogni volta che stavo in quell’ambiente mi
veniva mal di testa e mi sentivo male e mi crollavano le forze; andavo a
controllarmi la pressione che risultava normale. E ho capito dopo vent’anni a
cosa fosse dovuta quella fiacca che mi assaliva. La stessa fiacca che mi
assaliva quando entravo nelle immense sale del Poligrafico dello stato.
In passato riuscivo a leggere e
metabolizzare decine di migliaia di pagine se dovevo scrivere un libro di
diritto, cosa che amavo fare; ma se dovevo leggermi un libretto di 300 pagine
per fare un concorso pubblico non riuscivo a leggere una sola pagina perché lo
facevo senza amore.
Atteggiamento che mi ricorda
quello di un mio amico, che pur avendo svolto lavori di prestigio in passato
come giornalista e uomo d’affari, oggi si definisce solo “giornalista,
corrispondente estero di Coscienzeinrete”.
Sono diventato amico di
Gianfranco Carpeoro, vincendo la mia iniziale diffidenza verso il suo essere
massone, perché mi ha trasmesso l’amore per quella massoneria cui lui si onora
di appartenere, l’amore per il simbolismo, e per l’esoterismo in genere. E ho
visto qualcosa di simile a quel che succede nelle separazioni tra coniugi nel
suo gesto, unico al mondo, di sciogliere la comunione di cui era Sovrano Gran
Maestro, e consegnare le insegne alla gran loggia degli ALAM.  L’ho visto come un grido disperato, come un
atto d’amore di un fidanzato che abbandonando la sua ragazza spera che quella
capisca il messaggio, ma non so quanti avranno colto tale messaggio.
●Ho scritto il libro sulle
religioni che, come ha rilevato un lettore, forse potrebbe essere un libro
sull’amore. Perché ho utilizzato come fonti, per le religioni che ho trattato,
solo i libri scritti con amore, al fine di trasmettere al lettore l’amore per la
religione che di volta in volta tratto – seguendo la regola di Fausto
Carotenuto: solo le cose che si amano si conoscono veramente – e far amare le
religioni e la spiritualità anche a chi appartiene ad un’altra fede o a chi
questa fede non ce l’ha, per far comprendere che l’amore è in effetti, il
fulcro di tutte le religioni.
Ecco perché, come mi ha scritto
qualche lettore, “leggendolo viene voglia di convertirsi a tutte”. Né mi
meraviglia che qualcuno – sono molte le persone ormai che me lo hanno detto –
abbia potuto scrivermi “è il libro più bello che ho mai letto, sono già alla
terza lettura”.
Anche perché l’ho infarcito di
citazioni e testi non miei, scelti tra gli autori che amavano quello che
facevano, che parlavano di amore, e che questo amore l’hanno trasmesso
all’umanità.
Credo quindi che dentro si possa
percepire non solo il mio amore per la materia, ma anche quello di Yogananda,
Osho, Rumi, Al Hallaj, Neale Donald Walsch, Daniel Givaudan e tanti altri.
E due capitoli (Steiner e
Scaligero) li ho fatti scrivere al mio amico Piero Cammerinesi, perché ero
certo che l’amore che lui prova per questi due autori sia superiore al mio.
Incontrai un giorno una zingara,
presentatami da mia sorella, che mi lesse i fondi del caffè e senza conoscermi
mi disse “sei circondato da persone che vogliono la tua morte; hai diverse
fatture a morte; ma è come se ti proteggesse una barriera di amore e non ti
toccheranno e non riusciranno a sfondare tale barriera.
Non posso sapere da chi o cosa è
costituita tale barriera (che comunque ho sentito). So solo che sono tante le
persone – alcune neanche le conosco – che, senza invadenza, ma con la loro
costante presenza mi hanno fatto sentire protetto da una barriera di amore
contro l’ondata di odio e terrore che ero costretto ad affrontare ogni giorno.
Il primo fu Francesco, un ragazzo che, alla mia prima conferenza, disse “come
possiamo aiutarti? Possiamo costituire un gruppo che se ammazzano te ammazzano
tutti?”; gli ultimi sono quelli che in questo periodo mi hanno detto “serve
aiuto, come posso aiutarti?” o che, in situazioni particolari, hanno preso il
telefono e mi hanno detto “so che sei in questa situazione; l’aiuto che posso
darti è questo….”. Forse è questa la barriera.
Poi c’è il concetto di amore per
se stessi. Ecco. Quello confesso di non averlo capito troppo bene. Non riesco a
capire bene cosa significa “volersi bene” forse perché non me ne voglio troppo.
O forse perché non trovo, all’esterno, riferimenti a persone che si vogliono
troppo bene. Intuisco vagamente che significa “prendersi cura di sé” ma non ci
sono mai riuscito troppo bene. E i miei punti di riferimento, nella mia vita
(Yogananda, Steiner, Cristo, Budda, Maometto, Nichiren Daishonin, Neale Donald
Walsch, il dalai Lama) sono troppo disparati e mi creano tante domande. Non
credo, ad esempio, che la vita del dalai lama sia così invidiabile, se a
quattro anni già era istruito per diventare quell’esempio di saggezza che è; mi
domando se Cristo sia stato veramente libero di scegliere il suo destino oppure
se la sua vita non fosse preordinata. E Budda, dopo l’illuminazione, aveva
scelta? E Maometto, a cui l’arcangelo gabriele disse “va e diffondi il mio
messaggio”, era libero?
E chi fa il male sarebbe libero
di scegliere il bene, per se stesso o per gli altri?
Ho dei dubbi su questo.
So solo che, come Mariapaola, ho
fatto il meglio che ho potuto. E forse tutti fanno il meglio che possono. Pure
i serial killer.
E so che forse avrò tempo, in
futuro, per capire meglio questo concetto.
Per ora, mi accontento di aver
capito che, a livello concettuale, l’amore sentimentale è un’attrazione si, ma
anche un fine condiviso, conscio o inconscio che sia, ma che solo quando
diventa conscio può sfociare in rapporti costruttivi e duraturi.E mi accontento di aver sistemato razionalmente il concetto di amore come legge universale, come ho fatto nel libro sulle religioni e nell’articolo di qualche giorno fa.
● A 50 anni continuo a non dire spesso ti amo ma più spesso
“riesco a farti sentire il mio amore?”. In compenso mi sento spesso dire ti
amo, non necessariamente nelle forme tradizionali. Ma in altri modi.
● E la più bella dichiarazione di
amore che ho sentito arrivarmi è quella di un mio amico, quando gli parlavo del
mio dibattermi tra l’accettare una proposta di lavoro nel campo legale sui casi
di cui mi sono occupato fino ad oggi, e l’accettare la sua proposta di aiutarlo
ad aprire la sua azienda all’estero e lavorare con lui che mi allettava di più.
Mi ha detto: “Paolo tu lavorerai sempre con me, in qualunque momento tu decida.
Per ora credo che tu debba accettare questa proposta, ma qualora tu cambiassi
idea io troverò sempre un posto per te nella mia azienda, perché si, apro all’estero
e voglio allargarmi, ma non apro all’estero per aumentare i guadagni e basta,
che mi frega, ho oltre 60 anni e potrei godermi la vita in altro modo, io la
apro perché voglio lavorare con te, Carpeoro, Piero, Stefania e con persone
così. E pure Solange, se un giorno non troverò lavoro la piazziamo da qualche
parte, possibilmente in un posto non troppo a contatto col pubblico, ma anche
lei deve essere dei nostri. Io voglio creare la mia azienda per fare del bene
agli altri, e per stare con voi. Lavorare per creare beni materiali non ha
senso. Lavorare per poter essere sempre più felice con altri, quello ha un
senso”.

 

Non ha detto “ti amo” ma mi pare
che il concetto sia quello. Perlomeno… sento che è quello. Direi che,
approssimativamente dovrebbe essere quello. Forse.

22 Commenti

  1. che dire..non ci conosciamo personalmente, abbiamo scambiato brevi battute a Senigallia in occasione delle conferenza di Carpeoro, credo di far parte della barriera 🙂

  2. Una grande lezione di vita Paolo, e di..Amore…ed e'tenerissima questa specie di tua confessione, il tuo lasciarti andare, ti sento sempre piu' prossimo ed io mi sento prossima a te, grazie come sempre e un abbraccio virtuale :-).Anto

  3. Sono Enzo Michetti, sto su Facebook e sono da molti anni uno studioso di spiritualità.
    La stimo molto per la sua persona, il suo coraggio, il suo essere spirito libero. La stimo molto per la sua onestà. Sono circa tre anni che la seguo con interesse in questo blog, nei vari convegni che riesco a trovare e nelle trasmissioni di "Bordernights". In una cosa non mi entusiasma…….si tenga forte, che mo', gliela dico. Se ancora prima di conoscerla, uno mi facesse sentire registrato il suo verso di ridere, il rumore della tua risata, e da questo farmi immaginare che persona lei potesse essere, penso che il giudizio sarebbe sicuramente diverso da quello che mi sono realmente fatto. Chiedo venia Signor Paolo, è una battuta che mi sono permesso di farle , per simpatia e per rompere il ghiaccio, visto che questa è la prima volta che intervengo. A proposito del "volersi bene", vorrei esprimerle il mio punto di vista sul perché "mi voglio bene". Quando sai che dalla tua vita, dal tuo bene, dipende la vita di persone che ami, che devi aiutare, proteggere, allora sai che devi amare te stesso difendendo la tua incolumità fisica e mentale, proprio perché dal tuo stare bene, dipende la manifestazione del bene che emani nella persona/e che ami. Nel mio caso è il bene infinito che cerco ogni giorno di donare a mia figlia, e mia moglie che danno un senso e riempiono la mia vita. Quindi l'amore per se stessi, è dato dall'avere un motivo valido e importante per vivere. Quando ami veramente qualcuno, per forza di cose, devi amare anche te stesso. Perché se non ti ami, non puoi trovare la forza e la capacità di amare. Secondo me è un fattore consequenziale. Se ami, giocoforza ti ami. Quindi caro Paolo visto che ha avuto anche il coraggio di espletare pubblicamente i suoi sinceri sentimenti di amore, quello con la "A" maiuscola, inconsapevolmente, di certo, anche lei si ama. Ci rifletta con attenzione e sono sicuro che riuscirà a comprendere che anche lei, come tutti quelli che trovano un motivo importante per vivere, si ama. Spero nella mia semplicità di marito e padre di una figlia di 33 anni, che superata la soglia dei 63 anni, possa essere riuscito attraverso la mia comune esperienza, ad averla illuminata a penetrare questo concetto del "sapersi voler bene". La saluto con un caloroso abbraccio augurandole ogni bene. Enzo Michetti

  4. Grazie per aver comunicato la tua esperienza, sara' sicuramente di aiuto.
    Ho dei forti dubbi sul Libero Arbitrio, in quanto, con l'avanzare degli anni, mi rendo conto di quanto possa essere grande la mia ignoranza.
    Pertanto ogni mio agire, pensare sara' sempre un "rischio in buona fede".
    (faccio un banalissimo esempio: se qualcuno nel 1900 avesse sparato ad Hitler, ancora giovane, avrebbe commesso ilmale?
    Saluti Bertoldo

  5. Ho preso il libro sulle religioni oltre a tutti gli altri sul sistema della rosa rossa ecc. perchè ho pensato che sono fatti prima di tutto da una persona di buon senso; non so quanto questo c’entri con l’amore, ma per uno come me che si è sempre fatto domande strane, che spesso non ho condiviso con nessuno, trovare qualcuno che addirittura ci scriveva dei libri sopra, è stato un motivo più che valido. Poi magari le risposte saranno tutte sbagliate, questo non lo sappiamo, ma il semplice fatto di interrogarsi in maniera un pò diversa dal solito è già prerogativa di una anima libera. Per la verità il libro sulle religioni l’ho preso già da un po’, ma per adesso sta ancora lì, si vede che è stabilito che lo inizierò solo quando sarò veramente pronto. Riguardo alle coincidenze non ho difficoltà a riconoscerle, anche perché ve ne sono state nella mia vita di così eclatanti, che a volte penso che qualcuno dall’alto mi abbia messo una mano sulla testa e costretto a guardarle per rendermene conto. Credo che nella vita uno incontra varie volte anche le stesse anime sotto diverse spoglie umane e non so se questo sia per costringerci ad imparare qualcosa o semplicemente qualcuno si diverte a stuzzicarci. Credo un po’ meno nel libero arbitrio, nell’inevitabilità del bene e del male, anche perché qualcuno dovrebbe spiegarci perché i 4/5 dell’umanità vivono vite infelici e di sofferenza, mentre il quinto restante, forse anche meno. gode per tutti gli altri. Magari è vero che l’amore inteso come forza motrice dell’universo lo si incontra anche nei peggiori bar di caracas, ma io personalmente faccio un po’ fatica a riconoscerlo, questo si. Comunque stiamo a vedere cosa succede, alla fine.

    G.

  6. Un post davvero illuminante su origine ed evoluzione di uno stato delusionale post-traumatico di lieve entita', ma anche sulle tecniche di manipolazione dei lupi travestiti da agnelli.

  7. caro enzo michetti la mia esperienza su questa terra mi fa sostenere in primis che l'amore x se stessi è fondamentale.
    Come può un individuo provare dei sentimenti positivi se nel suo profondo essere si odia(inconsciamente)?
    I valori che vengono propinati dalla odierna società "civilizzata" non sono certo di rispetto e amore. A partire da quando nasci che vieni diviso da tua madre fino alla tua morte…
    Credo che siamo dei "Bloccati in Amore" xchè nn sappiamo + chi siamo e dove andiamo senza la bussola dell'amore.

    Antonio

  8. Non amo molto commentare questi articoli ma voglio cogliere questa occasione per ringraziarti, Paolo, perchè col tuo lavoro di ricerca hai contribuito parecchio ad aprirmi gli occhi su molti aspetti della società in cui viviamo. Molti punti, come la decisione di abbandonare prima del tempo il mio lavoro per le tue stesse motivazioni, sono in comune ed anche le idee che con la solita franchezza hai espresso sull'amore. L'amore credo che sia solo possibile sentirlo dopo molto lavoro su di noi e sia da direzionarne la fiamma di continuo. Il perchè di questo è nel fatto che il nostro "carattere" è formato da parecchie "energie" acquisite alla nascita o durante la vita. Quindi trovare uniformità di sentimenti in un condominio così costituito è parecchio complicato. Fidanzati schizofrenici che un pò dicono di amarci e un pò vanno a letto con il passante di turno è fatto comune. Come è fatto comune accendersi per una credenza e poi non avere volontà per seguirla. Allora l'amore va a braccetto con l'illuminazione?? ossia cerco di spiegare meglio le mie contorsioni mentali, l'amore si trova solo quando riusciamo a zittire nel silenzio tutte le nostre "energie" cancellandoci nell'unica scintilla divina dell'anima. Siamo insomma destinati a non conoscere l'amore in questa vita? appartiene solo a persone evolute spiritualmente? Affermi e ti meravigli che l’amore si accompagni spesso all’odio, ma questo è perfettamente comprensibile perchè amore odio sono due polarità e quindi si oscillla di continuo tra poli opposti, solo chi sta nel centro riesce ad essere testimone delle sue emozioni e quindi ad amare con continuità. Condivido quindi, nella sua difficoltà, la conclusione che lavorare per poter essere sempre più felici con gli altri è fondamentale, ma inutile se non è unito ad una continua evoluzione spirituale.

  9. Bellissimo articolo, in cui sento che hai avuto il coraggio di mettere a nudo molte contraddizioni con cui tutti noi in qualche modo più o meno consapevolmente facciamo i conti.

  10. "… mi spiegò che nei momenti di massimo dolore alcune forze angeliche vengono a sopprimere il dolore e fanno si che la persona non soffra oltre un certo limite…".
    Ah, ecco chi sta suicidando anche Paolo Barnard… hai letto il suo ultimo post ?

  11. L'Amore, Leonardo e l'essenza dell'Enneagramma.

    “Anticamente la nostra natura non era quella di oggi. I
    generi non erano tre o due, come ora, maschio e
    femmina, ma ce n’era uno che partecipava di
    entrambi… un androgino… la forma di questo essere
    era sferica, e aveva quattro mani e quattro gambe…
    Giove decise di tagliarlo a metà… da tempo perciò è
    connaturato agli esseri umani l’amore reciproco, per
    questo ognuno è sempre alla ricerca della propria
    metà, sia essa uomo o donna, indipendentemente dal
    proprio sesso, per ricostituire l’intero iniziale… Per
    questo diciamo che ognuno cerca la propria metà… La
    causa della nostra ricerca è che un tempo eravamo
    interi, e al desiderio e al perseguimento dell’intero noi
    diamo nome amore.”
    (Platone, Il Simposio)

  12. Dell'amore di altre minchiate spacciate per amore…a parte che se uno ama teneramente il suo cagnolino e poi mangia il maiale il tacchino e l'agnello o beve latte di mucca non ama manco per un cazzo, lo stesso dicasi per chi blatera di amore universale mentre addenta il petto di pollo o il wurstel. Datevi decisamente a qualcos'altro un po' tutti che dell'argomento amore siete completamente all'oscuro, e lo si nota dal tenore dei vostri commenti, dallo schifo dei rapporti di coppia del 99.9% della pseudo umanità e dal numero di stragi in quella gabbia lager riconosciuta socialmente e ipocritamente come "famiglia".
    Un bel reset del pianeta e via.

  13. Anna magari le mie saranno minchiate. Ma certamente, se mi devo lasciare guidare dall'intuito, direi che così, o occhio e croce, il tuo messaggio non trasudi amore e che, sempre così andando a intuito, tu non sia la persona più indicata a parlare di amore. ma la mia è solo un impressione bada bene. Magari poi sei l'amore personificato

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