Siamo davvero andati sulla luna?

American Moon: il nuovo documentario di Massimo Mazzucco

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È uscito il nuovo documentario di Massimo Mazzucco, acquistabile in dvd sul sito Luogo Comune. Il titolo è “American Moon” e parla della storia dei viaggi lunari a partire dagli anni ’60. In particolare viene esaminata la veridicità del primo sbarco sulla Luna, ma viene anche descritto il contesto storico e politico in cui nacque e si sviluppò il progetto delle missioni Apollo.
Vengono analizzate sia le argomentazioni a favore degli allunaggi sia quelle contrarie, e vengono fornite anche prove inedite. Mazzucco, assieme ad alcuni dei migliori fotografi professionisti conosciuti a livello internazionale, prende in esame le fotografie e i filmati delle missioni Apollo, soffermandosi sulla luce e su altri particolari tecnici.
Ne esce un quadro a nostro avviso piuttosto chiaro, che confuta alcune delle più famose argomentazioni proposte dai cosiddetti “debunkers”, ovvero coloro che dedicano il loro lavoro a smontare le teorie alternative.
“American Moon” di Massimo Mazzucco è un lavoro di ricerca molto interessante e dettagliato, di cui consigliamo la visione per approfondire e per avere un quadro completo della questione. In questo articolo riassumiamo i punti salienti.

 

 

1. Il contesto storico che ha portato al primo allunaggio del 1969:

  • Il 18 settembre 1963 il presidente USA John Fitzgerald Kennedy, durante un incontro con il direttore della NASA James Webb, espone i suoi dubbi sulle missioni lunari. “A me sembra una montagna di soldi per andare sulla luna – dice Kennedy – quando possiamo scoprire scientificamente, con gli strumenti, quasi tutto quello che ci interessa, e mandare un uomo sulla luna è soltanto un numero da circo che non vale tutti quei miliardi di dollari”. Parole molto chiare, considerando soprattutto il fatto che a pronunciarle fu il presidente degli Stati Uniti.
  • Soltanto due giorni dopo, sempre nel contesto della guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, in un discorso all’ONU Kennedy fa un appello alla collaborazione con i sovietici e chiede che USA e URSS facciano una spedizione congiunta sulla luna. Il presidente URSS Nikita Kruscev risponde che non hanno in programma di mandare un uomo sulla luna e dice: “Vedremo come faranno gli USA a farlo”. In seguito, l’impressione è che Kennedy sia quasi costretto a proseguire nell’impresa e che, pur essendo scettico, non posso rifiutarsi di andare avanti. Il 22 novembre 1963, come sappiamo, fu ucciso a Dallas.
  • Nel frattempo i russi continuarono ad addestrare i propri astronauti e a portare avanti un programma segreto per andare sulla luna. Ma nel gennaio 1966, Sergei Korolev, responsabile del programma spaziale sovietico, muore improvvisamente durante un banale intervento chirurgico. Aveva lanciato il primo satellite (lo Sputnik), aveva messo in orbita il primo uomo (Yurij Gagarin), aveva concepito l’intero programma spaziale sovietico, ed era l’unico in grado di mandare avanti la controparte russa del programma americano Apollo. Una morte assai strana, che causò confusione e disagi nell’agenzia sovietica. Infatti in seguito il programma spaziale russo, dopo diversi incidenti e fallimenti, subì un arresto.
  • Nell’autunno 1965, il generale Samuel Phillips, direttore del progetto Apollo, presentò ai suoi superiori un rapporto che denunciava senza mezzi termini lo stato di confusione e di arretramento del programma lunare. “Dopo 4 anni e mezzo e a poco più di un anno dal primo lancio spaziale – scrive Phillips – vi sono ancora significativi problemi tecnici e incognite che riguardano: le capacità del sistema elettrico, la propulsione secondaria, l’integrità strutturale, l’incremento del peso, ecc… che debbono essere ancora risolti”. Cosette da niente, insomma. E sottolineiamo il fatto che a parlare è il direttore stesso del programma Apollo.
  • Invece di risolversi, i problemi denunciati da Phillips continuavano ad aumentare: pezzi costruiti e installati male, cavi elettrici fragili e forse rotti, perdite di carburante dappertutto nel sistema, difficoltà con l’equipaggiamento e con le procedure, incidenti e scarsi standard di sicurezza, mancanza di coordinamento fra le persone in posizione di responsabilità, mancanza di comunicazione praticamente fra tutti. Tutte queste cose furono denunciate nel gennaio 1967 da Thomas Baron, un addetto alle verifiche della North American, la società appaltatrice.

  • E in questo contesto di problemi e di approssimazioni, arriviamo al famoso incidente del 27 gennaio 1967. Durante una simulazione a terra di Apollo 1, tre astronauti furono bruciati vivi sulla rampa di lancio, all’interno della capsula che avrebbe dovuto portarli nello spazio tre settimane dopo. Poco prima di morire, l’astronauta Virgil Grissom si è lamentato per il malfunzionamento delle comunicazioni fra la capsula e la torre di controllo. “Come faremo ad andare sulla luna se non riusciamo nemmeno a parlare fra tre edifici?”, dice Grissom. Poco dopo divampò un incendio all’interno della capsula, e i tre morirono tragicamente.

  • A questo punto, il programma cominciò ad andare sempre più in crisi. Secondo il direttore della NASA Webb (colui che nell’incontro con Kennedy del ’63 si dimostrava entusiasta e ottimista), le possibilità di andare sulla luna diminuivano di anno in anno, anziché aumentare.
  • Nell’ottobre 1968 Webb lasciò la NASA, pochi mesi prima della missione Apollo 8. Strano che un uomo che aveva dedicato la sua vita alle missioni spaziali e che era stato a capo della NASA negli anni cruciali del programma Apollo, improvvisamente decida di dimettersi a un passo dalla sua realizzazione.
  • All’inizio del 1968 si era già dimesso il vicedirettore della NASA, Robert Seamans. E quattro giorni dopo le dimissioni di Webb, anche l’astronauta Walter Schirra annuncia le proprie dimissioni e si ritira a vita privata. Molto strano anche in questo caso che un astronauta che faceva parte dei leggendari Mercury 7 lasci la NASA pochi mesi prima del primo sbarco sulla luna, che sarebbe stata una consacrazione per lui.

 

2. Alcuni degli elementi che non quadrano nella versione ufficiale degli allunaggi:

  • Le famose “rocce lunari”, che si disse fossero di composizione diversa da quella terrestre, è probabile che in realtà siano meteoriti recuperati in Antartide. Casualmente Werner von Braun, insieme ad altri membri della NASA, visitò proprio l’Antartide in una spedizione nel 1967 alla ricerca di meteoriti provenienti dalla luna. Inoltre, molte di queste rocce lunari riportate dagli astronauti di Apollo risultarono essere false o modificate.
  • In occasione del Google Lunar X Prize, un premio assegnato da Google alla prima organizzazione privata che riuscirà a mandare una sonda sulla luna trasmettendo le immagini in diretta, la NASA chiede di disporre una no fly zone per “preservare storicamente” i luoghi di allunaggio delle missioni Apollo. I partecipanti al concorso hanno improvvisamente deciso di ritirarsi, rinunciando così anche al premio di 4 milioni di dollari.

  • Le Fasce di Van Allen, che avvolgono e proteggono l’atmosfera terrestre, sono radioattive ed è impossibile superarle. Lo stesso scopritore metteva in guardia dalla pericolosità delle radiazioni. Poi però, quando arrivò il momento dei lanci sulla luna, il problema della radioattività scomparve. La NASA disse che le radiazioni a cui sono stati sottoposti gli astronauti erano “trascurabili”.

  • Il modulo lunare LEM, ovvero la navetta spaziale progettata per portare gli astronauti sulla superficie della luna, sembra un modellino in scala gigante: all’esterno sono ben visibili tubi d’acciaio e fogli di cartapesta, tenuti insieme con del semplice scotch appiccicato un po’ dappertutto. Non si capisce come si sia potuti andare sulla luna con uno strumento costruito in modo così approssimativo. Ed è costato oltre 2 miliardi di dollari dell’epoca, che equivalgono ad oltre 21 miliardi di dollari in valuta attuale.

  • Nei video in cui si vede la partenza del razzo dalla superficie lunare, non c’è la fiamma sotto al motore. Inoltre il motore non produce rumore; però si sente al alto volume la musica di un registratore portatile azionato da uno degli astronauti.
  • I progetti originali del LEM non esistono più: la ditta costruttrice li ha buttati, ufficialmente perché “occupavano troppo spazio”. Quindi dei documenti così importanti vengono eliminati come se fossero degli scarti di magazzino.
  • La NASA ha perso i nastri originali del primo passo sulla luna di Armstrong. O meglio, non sono proprio persi… Non si trovano più. Uno dei documenti più importanti della storia dell’umanità, che dovrebbe essere custodito in modo perfetto, semplicemente “non si trova” e la NASA lo confessa candidamente come se niente fosse.
  • La luce che si vede nelle foto sembra un’illuminazione artificiale in uno studio, più che la luce del sole. Anche le ombre prodotte dagli astronauti e dagli oggetti sono tipiche della presenza di luce artificiale e non del sole.
  • In alcuni video si vedono gli astronauti che cadono e si rialzano in maniera non naturale e anche un po’ goffa, come se fossero legati a dei fili che li fanno muovere per simulare l’assenza di gravità. E in effetti in alcuni fotogrammi sembra proprio di vedere i riflessi dei cavi d’acciaio a cui sarebbero appesi gli astronauti.

3. Il comportamento degli astronauti all’epoca delle missioni Apollo e di recente:

  • Al ritorno dalla prima missione Apollo, in conferenza stampa, i tre astronauti sono tesi, cupi, tristi. Danno risposte imbarazzanti e non ricordano cose importanti che gli vengono chieste. Sembrano sconvolti e obbligati a stare lì e a recitare un copione controvoglia. Eppure in teoria sono appena tornati dalla missione più emozionante della loro vita e da uno degli eventi più importanti della storia dell’umanità.
  • I primi tre astronauti che sbarcarono sulla luna, invece di perseguire una carriera di successo ai vertici della NASA come ci si aspetterebbe, decisero improvvisamente di abbandonare l’agenzia spaziale poco dopo la loro missione. Tutti e tre si licenziano dalla NASA.
  • Neil Armstrong scompare di scena e si ritira a vita privata: va a vivere in campagna, decide di non concedere più interviste, diventa schivo e inavvicinabile. Si rifiuta di partecipare alla cerimonia per la conclusione delle missioni Apollo. Proprio Armstrong, l’astronauta più importante di tutti.
  • Buzz Aldrin cadde in depressione e mise in guardia i giovani dal mestiere di astronauta e dalle possibili delusioni. Li esorta a prepararsi perché “le cose potrebbero non andare come previsto”. Disse inoltre: “La gente ci considera degli eroi, ma la verità è che la luna ci ha distrutti”.
  • Durante una cerimonia alla presenza dell’allora presidente USA Bill Clinton, Armstrong pronuncia una frase ambigua e misteriosa, parlando della necessità di “rimuovere uno degli strati che proteggono la verità”. In seguito, Armstrong si rifiuta di partecipare alle celebrazioni del quarantennale delle missioni Apollo.
  • Interpellati da un giornalista, Armstrong e gli altri due astronauti di Apollo 11 si rifiutano di giurare sulla Bibbia di essere stati veramente sulla luna. Il loro comportamento è piuttosto sospetto e le reazioni appaiono esagerate. Va ricordato che in America una testimonianza giurata in video può essere portata in tribunale contro la persona che ha fatto questo giuramento.

Per acquistare il dvd:

https://www.luogocomune.net/LC/shop/film-in-italiano/american-moon

 

5 Commenti

  1. Vi prego di NON pubblicare il mio precedente commento perché è stato un tentativo di constatare se fosse in essere il “sub judice”, grazie.

  2. Tutto sembrerebbe coincidere con 11 Settembre 2001 la più grande menzogna della storia accettata dalla comunità internazionale.
    Sempre la massoneria giudaica/sionista al potere e sempre menzogne.

  3. Sono più pericolosi gli strateghi o gli utili idioti, che per soldi, fama e altre minchiate varie, eseguono gli ordini? Maffeo Fenzi è un utile idiota, come la Sboldry, Amma Fonino, Maffeo Borfini, Tario Tonti, ecc. I giornalisti non ce li mettiamo? Come si chiama, coso, quello lì, Disarticolatissimo… poi adesso è diventato il debunker ufficiale di quella sopra.. Donna Prassede.

    Buon Anno.

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