La strana morte di Pietro Mennea

Molte, troppe stranezze, dietro alla morte del famoso campione

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Pietro Mennea è stato probabilmente il più grande corridore italiano, campione olimpico dei 200 metri piani. Come personaggio è entrato nella leggenda, tanto che, da piccoli, spesso si diceva “mica sono Mennea” o, al contrario, “corre come Mennea”, per indicare uno molto bravo.

Per me, che non sono mai stato appassionato di sport in TV, ma che per anni ho fatto ciclismo e footing, era quindi una specie di personaggio mitico e immaginario, per giunta senza volto.

Tanto era diventato mitico il suo personaggio che su di lui circolano oggi delle leggende, come quella per cui un giorno batté in velocità una Porsche vincendo una scommessa.

Morì abbastanza presto, stroncato da un tumore a 60 anni.

Tutto normale quindi?

Pare di no.

Vengo a contatto col fratello, Vincenzo, il quale mi racconta di strane cose accadute dopo la sua morte.

Anzitutto gli ultimi giorni della sua vita era impossibilitato a sentire i suoi familiari, in particolare il fratello Vincenzo.

Dopo la sua morte viene trovato un testamento, redatto una settimana prima della data della morte, che risulta falsificato.

Al fratello viene impedito di fare commemorazioni in suo onore, mentre, in compenso, altri fanno eventi e commemorazioni varie. In particolare, ogni tanto spuntano personaggi che si dichiarano suoi allenatori o amici e parenti,  magari senza averlo mai conosciuto, e viene addirittura fatto un film sulla sua vita, ove si narrano cose che nulla hanno a che fare con la realtà (come ad esempio il fatto che fosse di famiglia povera, quando invece erano benestanti).

Da tutti questi elementi individuo il meccanismo che ci crea attorno a diversi personaggi, ritenuti funzionali prima, scomodi poi al sistema, e quindi pongo una domanda per me cruciale: “Hai potuto vedere la cartella clinica di tuo fratello?”

“Sì”, risponde il fratello, “dopo varie peripezie legali, perché all’inizio non me la volevano dare, l’ho avuta e, forse, è stata manomessa”.

A questo punto mi faccio l’idea che pure Mennea sia vittima di quel sistema, che abbiamo spesso descritto, che usa i personaggi pubblici come oggetti, sfruttandoli quando fa loro comodo, ed eliminandoli quando diventano scomodi.

A questo punto rimangono le seguenti domande:

Chi può aver avuto interesse ad eliminarlo?

Per quali questioni era diventato scomodo? Vengo a sapere che faceva l’avvocato ed era entrato in politica. Potrebbe essere la sua morte collegata a queste attività?

Non lo so, e non so se lo sapremo mai.

Per ora il fratello vuole solo ristabilire la verità.

 

Qui il link alla trasmissione con l’intervista a Vincenzo Mennea:

http://petalidiloto.com/2018/05/border-nights-puntata-276-vincenzo-mennea-marco-mori.html

 

Border Nights – puntata 276 (Vincenzo Mennea, Marco Mori)

 

 

4 Commenti

  1. Il fratello Vincenzo ha perfettamente ragione quando afferma che spuntano personaggi che si dichiarano allenatori, amici, parenti, magari senza averlo mai conosciuto, coperti da un sistema giornalistico omertoso e connivente con menzogne e falsità. Ora, su Pietro Mennea, dopo la morte si sono dichiarate cose demenziali. Mi chiedo perché questo persone non le abbiano dette prima. Forse perché il grande campione li avrebbe smentiti? Inoltre, se si dichiarano cose simili senza alcuna prova si crea il pericolo che chiunque possa svegliarsi la mattina e inventarsi di sana pianta qualcosa su Pietro Mennea, senza possibilità di essere smentito. Tanto, si dirà, sono ricordi, aneddoti.
    L’articolo di Franceschetti credo sia l’unico ad aver detto le cose come stanno.
    In primo luogo qualcuno ha affermato come fosse solito correre sulla carbonella https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/notizie/sport/2013/24-aprile-2013/io-pietro-calcio-atleticacorse-carbonella-tanti-sprint-212827080631.shtml
    E chi è? Giucas Casella? Lasciando perdere poi quell’approccio denigratorio nel descriverlo come “magrissimo, malaticcio”.
    Su you tube, inoltre, c’è un video dove si dice che si deve a dei miracolosi cornetti se Mennea è diventato il campione che è diventato. (0:57) https://www.youtube.com/watch?v=zVqzhD89Cuk Infatti, secondo il “giornalista” i fratelli di un bar offrivano in continuazione cornetti a Pietro. Chiunque fa sport sa che non ci si può alimentare solo di cornetti, ma anche questa è una dichiarazione delirante, visto che i cornetti non fanno parte dell’alimentazione di un atleta, o meglio non si diventa tale solo per aver mangiato deic ornetti.
    Per non parlare dei luoghi in cui si allenava.. . Nonostante un suo amico di allenamenti, tale Savino Albanese abbia dichiarato che sulla litoranea diPonente, Mennea si è allenato solo una volta. <> , gli articoli di giornale continuano a scrivere che questo era “uno dei luoghi prediletti da Mennea per correre”, solo perché la stessa persona che che si fa passare prima per pro-cugino, poi per cugino, poi per fratello, poi per parente, poi per consanguineo, ha una spiaggia e allora per incrementare gli affari conviene far scrivere che era luogo di allenamento di Mennea a fini turistici. Mennea a Barletta è diventato un business. Stanno infangando la memoria di un defunto. Tutto ciò è vergognoso e denota il penosissimo sistema giornalistico italiano, sempre prono al potere. Nessuna volontà di fare una corretta informazione, andando magari a intervistare persone che con lui hanno vissuto. Possibile che a nessun giornalista sia venuto in mente di andare ad intervistare i fratelli, ma solo presunti “cugini”, definiti tali dai giornali locali (che cugini non sono e secondo le disposizioni del codice civile, un pro pro pro pro cugino è fuori dalla parentela, quindi senza vincolo alcuno di parentela)? Insomma, si scartano i parenti più vicini per andare a pescare nelle profondità dell’albero genealogico. Poi altre cose non veritiere come la famiglia povera (smentita dallo stesso Pietro su un vecchio articolo della Gazzetta dello Sport,)o che gli venissero pagate le cure dentistiche perché i genitori non potevano sobbarcarsi tale spesa. Credo che ci sia una volontà di mettere in ridicolo non solo lo stess, ma la famiglia e i genitori defunti, non interpellando MAI il fratello rimasto in vita, ma nel contempo dando voce a cani e porci che possono delirare e infamare ben coperti da un sistema censore e repressivo di ogni libertà. Tutto ciò è francamente vergognoso.

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