Il delitto Pasolini: il movente esoterico

"Salò", l'ultimo film di Pier Paolo Pasolini, descrive i meccanismi e i rituali delle organizzazioni segrete a cui appartengono i personaggi che detengono il potere

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2. Le novità investigative e processuali

Ma procediamo con ordine e cominciamo dagli aggiornamenti.
In questi 7 anni e mezzo, dalla data della pubblicazione del mio primo articolo su Pasolini, sono successe tante cose. Sono state annunciate svolte nelle indagini, sono emersi ulteriori particolari interessanti, sono usciti libri e film.

Nel 2009 è uscito per Chiarelettere il libro “Profondo nero” di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, che porta avanti la tesi Eni-Cefis-Mattei e che contiene anche un’intervista a Pino Pelosi. A questa pista ha dato risalto, tra gli altri, anche il Blog di Beppe Grillo. In questi anni si è diffusa e finalmente ora se ne parla, molto più che nel periodo in cui scrissi il primo articolo. All’epoca infatti era ancora un argomento di nicchia, mentre invece dal 2008 in poi, pian piano, se ne parlò sempre di più.

Nell’agosto 2012 esce la sentenza della Corte d’assise di Palermo sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, ucciso nel 1970 perché stava indagando sulla morte di Enrico Mattei. E stavolta non si tratta di teorie del complotto, ma è proprio la sentenza a dirlo. Dopo oltre 40 anni, certo… ma meglio tardi che mai.
Queste le parole dei giudici: “La causa scatenante della decisione di procedere senza indugio al sequestro e all’uccisione di Mauro De Mauro fu costituita dal pericolo incombente che egli stesse per divulgare quanto aveva scoperto sulla natura dolosa delle cause dell’incidente aereo di Bascapè, violando un segreto fino ad allora rimasto impenetrabile e così mettendo a repentaglio l’impunità degli influenti personaggi che avevano ordito il complotto ai danni di Enrico Mattei, oltre a innescare una serie di effetti a catena di devastante impatto sugli equilibri politici e sull’immagine stessa delle istituzioni”. http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/08/07/news/la_sentenza_su_de_mauro_ucciso_per_lo_scoop_su_mattei-40542417/

Mauro De Mauro stava collaborando con il regista Francesco Rosi per il film “Il caso Mattei” e scomparve nel nulla poco prima dell’incontro previsto con Rosi. Cinque anni più tardi, Pier Paolo Pasolini stava indagando sulla stessa pista e aveva scoperto le stesse cose, venendo in possesso di documenti riservati su Eugenio Cefis; e fece la stessa fine di De Mauro.

Nel dicembre 2013 escono articoli di giornale che parlano di “svolta” nell’inchiesta per il delitto Pasolini. Dopo 38 anni gli inquirenti si accorgono che forse c’è qualcosa che non va nella versione ufficiale e riaprono le indagini. La notizia è che ci sono dei sospetti sui complici di Pino Pelosi: sono stati trovati degli elementi che confermerebbero che a partecipare all’omicidio sarebbero state più persone. Sono stati ascoltati 120 testimoni, di cui molti non erano mai stati sentiti in precedenza: http://www.iltempo.it/cronache/2013/12/03/pasolini-indagini-choc-interrogate-oltre-120-persone-al-ris-19-esami-dna-ecco-i-sospetti-sui-complici-di-pino-la-rana-1.1194818

Nell’articolo del Tempo – ma anche in altri che riportano la notizia – viene rimarcato più volte che i testimoni sono proprio 120. Addirittura nelle prime righe viene ripetuto per ben tre volte. Quando lessi l’articolo, questo particolare mi suonò strano, perché avrebbero anche potuto scrivere “un centinaio” oppure “oltre cento testimoni”. Quel 120 così preciso mi ha ricordato il titolo “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, film che Pasolini aveva ultimato pochi giorni prima di essere ucciso. È probabile che in questo articolo e nell’intera operazione sia celato qualche messaggio, dato che è proprio nel film in questione che si può trovare uno dei moventi dell’omicidio. In “Salò”, Pasolini aveva raccontato ciò che accade all’interno delle organizzazioni che detengono il potere. Ma questo lo approfondiremo più avanti.

Tornando alla notizia, oltre ai testimoni sentiti e alle indagini sui complici, nello stesso articolo si parla di “reperti esaminati in passato e ora recuperati dagli investigatori, per avviare nuove analisi utilizzando tecniche scientifiche che precedentemente non esistevano”. Non so di quali reperti si tratti, dato che risulta che all’epoca dei fatti venne cancellato o manomesso tutto ciò che poteva essere utile alle indagini. Non venne recintato il luogo del delitto, le prove e le tracce vennero cancellate, l’auto di Pasolini venne lasciata incustodita, in modo che chiunque avrebbero potuto mettere o togliere indizi. Dunque non si capisce quali “reperti” siano ancora validi e possano essere analizzati scientificamente.

Un anno dopo, nel dicembre 2014, si parla ancora di “svolta” nelle indagini: le analisi del DNA sugli abiti di Pasolini rilevano tracce di altre persone. Dalle macchie di sangue è stato estratto il codice genetico di altri possibili sospettati, complici quindi di Pelosi: http://messaggeroveneto.gelocal.it/pordenone/cronaca/2014/12/01/news/omicidio-pasolini-svolta-il-dna-rivela-tracce-di-altre-persone-1.10413653

Ma due mesi dopo, nel febbraio 2015, arriva subito un’altra notizia: il test del DNA non risolve il caso, perché il materiale biologico “non è attribuibile”: http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/02/07/news/omicidio-pasolini-il-pm-il-test-del-dna-non-risolve-il-caso-1.10817729

Sui vestiti di Pasolini sono state trovate tracce di 5 DNA diversi. Ma per gli inquirenti, dopo le analisi, questi DNA non sono attribuibili a nessuno, né collocabili temporalmente. I magistrati hanno consegnato al gip la richiesta di archiviazione. E dunque l’inchiesta sul delitto Pasolini, riaperta nel 2010, dopo tutti questi annunci di presunte “svolte”, viene di nuovo archiviata.

Ma nel 2014, quando l’inchiesta è ancora aperta, Pino Pelosi continua a fare dichiarazioni e viene convocato dalla Procura di Roma per essere interrogato di nuovo. http://www.affaritaliani.it/roma/pasolini-chiedeva-aiuto-mentre-fuggivo-pelosi-si-confessa-c-erano-6-persone-01122014.html

Queste sono alcune delle sue affermazioni:

“Quella notte all’idroscalo c’erano tre automobili, una motocicletta e almeno sei persone, ma non sono in grado di dire chi fossero. Oltre all’Alfa GT di Pasolini, c’era una Fiat 1300 e un’altra Alfa identica a quella di Pier Paolo”.

“Era buio pesto e ho visto arrivare sul posto due automobili e una motocicletta. C’erano almeno sei persone e due individui hanno trascinato Pier Paolo fuori dall’abitacolo. In un primo momento sono riuscito ad allontanarmi, fuggendo. Da dove mi trovavo sentivo Pier Paolo gridare e chiedere aiuto, ma nulla di più”.

“Sotto al tappetino dell’automobile di Pier Paolo, c’erano 3 o 4 milioni di lire. Denaro che non venne ritrovato insieme alla vettura”.

“L’esame del radiale dell’Alfa di Pasolini, che avrebbe dovuto investirlo e schiacciarlo quando era già a terra, uccidendolo, non è stato mai effettuato”.

Il pubblico ministero Francesco Minisci gli domanda di chiarire alcuni aspetti relativi al possesso – all’epoca dei fatti – di una Fiat 850 Coupé. Automobile che, a detta di un testimone, sarebbe stata rubata e poi fatta circolare con targhe “buone”. E Pelosi risponde: “Dovrebbero andare a bussare alla porta della cugina di Pasolini, Graziella Chiarcossi, che denunciò il furto della macchina del regista, poi ritrovata a Fiumicino, e a quella di Ninetto Davoli che, a distanza di anni dai tragici eventi, fece distruggere l’Alfa GT del regista”.
In effetti l’auto di Pasolini è stata demolita da Ninetto Davoli nel 1987, come risulta anche alla motorizzazione di Roma.

Queste di Pelosi sono dichiarazioni importanti, che andrebbero quantomeno approfondite. Ma l’inchiesta, come abbiamo già visto, è stata archiviata.

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15 Commenti

  1. Riporto un post interessantissimo di qualche tempo fa della compianta Gabriella Carlizzi al proposito:

    "Fu ad esempio sempre Marazzita a difendere la famiglia di Pasolini e a convicerla di non costituirsi parte civile nel processo a carico di Pelosi, e così costui, potè usufruire della perizia psichiatrica che lo ritenne "immaturo" e non emerse nemmeno il concorso con altro noto personaggio che era con Pelosi quella sera, personaggio della Rosa Rossa, e che aveva dedicato a Pasolini un sonetto in cui "profetizzò" la morte di Pasolini esattamente come poi avvenne. Al punto tale che il critico letterario Domenico Porzio, nelle note a margine del sonetto scrisse: "Inquietante il senso profetico di A.B. in questo sonetto…" Il sonetto era di molto precdente la morte di Pasolini "Tu ed io Caino e Abele…tu morirai lapidato… ecc.""

    Credo che potremmo lanciare l'ipotesi che la Carlizzi si riferisse ad Alberto Bevilacqua, in quanto altrove parla di un allievo di Rol, esperto di tarocchi.

    Marazzita…avvocato nel processo Pasolini, avvocato di Pacciani nel processo del Mostro (che guarda caso chiamò in causa lo stesso Bevilacqua), ed avvocato di Donato Bilancia…

    Sembra impossibile un Alberto Bevilacqua sulla scena del delitto insieme a Pelosi?

    • Confermo Bevilacqua dal momento che recentemente Mentre ero a pranzo in un ristorante a Sant’Angelo Romano ho conosciuto una ormai anziano agente dei servizi segreti, un pacificatore spesso inviato sui fronti internazionali e lo stesso proprietario del ristorante Chi nella sua vita passata di Autista aveva incrociato molti personaggi e molte storie.entrambi concordavano sulla colpevolezza di Bevilacqua confermata anche dalla loro conoscenza che all’epoca doveva scrivere un libro sul caso Pasolini.Bevilacqua era ed è sempre stato un mediocre, invidioso della grandezza di Pasolini.e naturalmente ricordavo bene la storia di petrolio e forse è vero che alle volte le necessità vengono a coincidere.

  2. Una ricostruzione veramente coraggiosa e acuta, Stefania, complimenti!
    Pienamente d'accordo sul film, che evidentemente, e comprensibilmente a molti apparve pericoloso. Quel film non parla realmente "solo" di Salò (anche alla luce delle testimonianze riportate da Franceschetti nel 2011, diciamo…).
    Aggiungerei che, se non ricordo male, qualcuno che tu e Paolo conoscete molto bene in una delle trasmissioni radiofoniche con voi ha affermato che Eugenio Cefis era un Venerabile della loggia P1. Quindi le due piste non sono poi così indipendenti.
    Se quella notte all'Idroscalo c'era quel detto A. B. non lo so, ma personalmente non ci credo molto. Ma che ci fossero personaggi della Banda della Magliana o di Cosa Nostra lo ritengo perfettamente verosimile.

  3. Quando descrivi un delitto rituale non tralasciare di approfondire il significato esoterico dell'atto del denudare la vittima.
    In quanto atto rituale esso ne indica il contesto, il significato delle presenze, l'atto come cerimonia, la vittima come un mezzo.

  4. Invece perché non approfondire il fatto che sono malati di mente? Finché li nutriamo con le nostre paure li rafforziamo. Più che menti sopraffine direi puri criminali. E della specie peggiore, tipo i narcotrafficanti messicani.

  5. Un articolo che condivido pressoche interamente … salvo la possibile intrepretazione mediante riduzione al solo profilo esoterico … E mi chiedo, visto che Paolo Ferraro ho messo allo scoperto e reso di pubblico dominio una intera cordata ..e le sue matrici etnico religiose ma in soldoni a prevalente coloritura sioniste internazionali , cosa aspettiate a prendere in seria considerazione i risultati veri cui è giunto, visto che essi ragionevolmente arrivano retroattivamente a lambire varie vicende lontane negli anni ?! E contribuisceno a raddrizzare un insensato profilo solo cattolico deviato ?! Sarebbe ora che prendiate atto che il colore del fiore .. di fronte ad apparati internazionali, centri di potere e strategie che certo usano anche aspetti esoterici, è un elemento del tutto parziale e , se assolutizzato, fuorviante e deviante da una concreta analisi storica … IN questa l'aspetto di copertura , credenza o comunanza esoterica può avere un ruolo. La SUPER GLADIO lo ha nelle vostre "riflessioni " ?! parola di Paolo Ferraro

  6. Non comprendo su quali basi si fonda la tesi del delitto rituale. La dinamica dell'omicidio manca dei paramenti e degli atti simbolici. Sulla scena non sono stati lasciati indizi a "firma". Le coincidenze quali l'idroscalo e i 120 testimoni sembrano piu' un pasticciato depistaggio. In realta' il contesto non quadra quale rituale esoterico.

    E' come se in base al soprannome "Pino la Rana", attribuito al Sig. Giuseppe Pelosi, si volessero far passare come rituali magico-sessuali i rapporti di mercimonio acquistati dal Pasolini (la rana come simbolo egiziano del chaos primordiale, associato alla potenza sessuale femminile e alla rinascita).

    Oppure credere che se fossero state sette le persone presenti al delitto, indicherebbero le sette stelle dell'Orsa Maggiore, le cosidette "Sette Sorelle" per intenderci in relazione al caso affari petroliferi-Mattei-De Mauro. Non esistono prove, solo speculazioni.

    Tuttavia, a proposito di De Mauro, uomo di destra e valido elemento dei servizi segreti italiani, pochi sanno che aveva sentore di essere in forte pericolo e tre giorni prima della sua scomparsa si presento' a Palermo innanzi ad un alto funzionario dello Stato, dichiarato comunista ma affiliato all'occhiello del Gran Maestro Venerabile della Loggia P2 (il suo nome venne pubblicato negli anni Ottanta da "la Repubblica"). Gli chiese chiarimenti in codice, e dalla risposta evasiva comprese che nella sua Sicilia, incredibilmente, nessuno poteva opporsi alla sua fine. La vicenda mi venne raccontata dal funzionario nel corso di un convegno tenutosi a Corleone circa vent'anni fa.

  7. Bellissimo articolo, interessante e che fa il punto su questa vicenda infinita.

    Pasolini con Salò sta raccontando una verità senza metafore, in fondo ha sempre sostenuto che il cinema rappresenta la realtà con la realtà stessa (l'immagine della realtà).
    Le sue parole sul cannibalismo nell'intervista sono abbastanza esplicite.

    Io ho sempre creduto, prima di leggere i vostri articoli, che Salò fosse una metafora del fascismo, senza capire mai perché avesse realizzato un opera così disturbante e che apparentemente, col fascismo, o anche col potere che conoscevo non c'entrasse niente.
    Mi consolavo pensando: -sono io che non ci arrivo, questi sono intellettuali, l'arte è complicata…

    Ora, invece ho una chiave di lettura funzionale a capire ma non credo che rivedrò presto Salò, è avvilente la visione, ma intanto voglio rileggermi Petrolio o, se mi rammentate il titolo, il libro introvabile su Cefis che citò una volta Carpeoro.

    Sullo stesso filone, di film che non capivo interamente, c'è anche Novecento di Bertolucci. I fascisti sono rappresentati con una ferocia animalesca che sembra fuori luogo e misura.
    Scioccante la scena in cui il cattivo uccide un bambino prendendolo per le gambe e facendolo ruotare fino a fracassargli la testa contro il muro (fa pensare alla pineale? il solito rituale?);
    qui nasce la domanda a voi, Stefania, Paolo o Solange: vista anche la contemporaneità dei film, le cui troupe giocavano a calcio assieme durante le riprese, forse anche Bertolucci ha voluto mettere un messaggio simile nel suo film?

    Altra domanda: ne 'La religione del mio tempo c'è questa poesia che riporto. Ho sempre pensato che sia la risposta a Maurizio Costanzo che lo voleva iniziare alla loggia P2 ma non ho mai trovato conferme, voi che ne dite? Se non qui parlatene a bordernights.
    __________
    A COSTANZO

    Idiota! Cercarmi dei seguaci, inventarmi una cerchia?
    Io non credo nell'esistenza del tuo mondo,
    dove si cercano seguaci, dove s'inventano cerchie.
    Sei un cadavere: e mi credi con te in una tomba.

    (1961)
    __________

  8. Non so quale sia il libro su Cefis citato da Carpeoro… Io conosco il libro "Questo è Cefis", di cui ho parlato nel mio precedente articolo, quello del 2008: http://paolofranceschetti.blogspot.it/2008/05/il-delitto-pasolini-siamo-tutti-in.html

    Il libro si può trovare in pdf on line a questo link: http://www.ilprimoamore.com/old/testi/GIORGIO_STEIMEZ.pdf

    E nel 2010 è anche stato ristampato dalla casa editrice Effigie.

    Sulla poesia "A Costanzo" non saprei… ma se è del 1961, è precedente all'affiliazione in massoneria di Licio Gelli. E' vero che già prima esisteva la Loggia Propaganda che poi divenne P2, ma la P2 come la conosciamo inizia con Gelli, quindi nel 1961 ancora non esisteva.

    Il film "Novecento" dovrei riguardarlo, perché lo vidi tanti anni fa. Sapevo della contemporaneità delle riprese, e anche del fatto che le rispettive troupe giocavano a calcio insieme. Quel che è certo è che Bertolucci era molto vicino a Pasolini e iniziò la sua carriera nel cinema proprio grazie a Pasolini, a cui faceva da assistente.

    A metà degli anni '60, Bertolucci fu incaricato dall'ENI di realizzare un documentario proprio sul petrolio. Erano gli anni successivi alla morte di Enrico Mattei e il presidente era Marcello Boldrini, ma di fatto il presidente effettivo era Eugenio Cefis, che diventò ufficialmente presidente nel 1967… anno in cui venne trasmesso in tv il documentario di Bertolucci commissionato dall'ENI (quindi da Cefis). Bisogna sottolineare che Bertolucci all'epoca era giovanissimo e non aveva quasi nessuna esperienza, dunque trovo "curioso" che sia stato scelto proprio lui dall'ENI.

  9. In riferimento alle precisazioni di Stefania Nicoletti 5 Nov. ore 15:13,
    e in particolare alla frase:

    "E' vero che già prima esisteva la Loggia Propaganda che poi divenne P2, ma la P2 come la conosciamo inizia con Gelli, quindi nel 1961 ancora non esisteva"

    Le basi della riorganizzazione della Loggia Propaganda 2 (P2) in Sicilia si concretizzano nel corso della Seconda Guerra Mondiale mediante una rete di collaboratori che precede lo sbarco americano nell'Isola.
    Ufficialmente pero' la P2 venne ricostituita nel 1945 con il forte aiuto della Massoneria U.S.A. Vi confluirono i Massoni che avevano collaborato negli anni precedenti e tutti coloro che per particolari incarichi che ricoprivano nella societa' italiana, dovevano restare "coperti". Alcuni appartenevano alla Sinistra italiana di ideologia socialista o comunista, e svolgevano un importante ruolo spionistico o manipolatore.
    La P2 era quindi ben operativa gia' nel 1945.

    Il "periodo Gelli", al quale Stefania Nicoletti probabilmente si riferisce, inizia "ufficialmente" nel 1965 ed e' da subito legato a incarichi di massima segretezza. Il Grande Oriente d'Italia riconobbe la ricostituzione della P2 nel 1975 elevando Licio Gelli al grado di Maestro Venerabile.

  10. "Poesia in forma di rosa" è la prova che Pasolini fosse DENTRO il giro della Rosa Rossa o quantomeno della Rosacroce. Ecco qui una interpretazione dell'opera che fa addirittura riferimento al Culto di Iside, il quale, secondo la Carlizzi, era alla base dei sanguinari rituali della fantomatica organizzazione. Guardando il suo film "Medea", d'altronde, si capisce a quali rituali sacrificali si faccia riferimento…addirittura con aspersione del sangue della vittima sui GERMOGLI DI VITE… http://pasolinipuntonet.blogspot.it/2012/03/una-possibilita-di-lettura-di-poesia-in.html?m=1

  11. Vorrei aggiungere, in tema di "previsione della propria morte", che il protagonista di Petrolio ad un certo punto si reca in un ristorante con un amico, col quale poi si recherà in un posto solitario a fare sesso…

    praticamente quello che è successo la sera dell'omicidio.

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