Viaggio a Damanhur

Il Graal e la malattia

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Il mio viaggio a Damanhur è stato organizzato da Marco, uno strano personaggio, che da piccolo viveva in mezzo ai leoni, con una madre un po’ strega e un po’ veggente, e una fidanzata che mi ricorda la mia ex compagna Mariapaola (ha anche lo stesso sorriso e un identico neo, oltre che dei capelli ricci e neri come i suoi). Grazie a lui capitano molti eventi sincronici e particolari; ad esempio, il giorno dopo la mia conferenza, siamo andati a Rosazza, un minuscolo paesino di circa 100 abitanti, e quando eravamo a pochi km dal paese, Marco mi fa: “Sai, mi piacerebbe farti conoscere Alberto Serena, un personaggio che ha creato un’associazione, che si chiama NuovaMente”. Lo chiama al telefono, e Alberto era proprio a Rosazza, che ci aspettava con sua moglie, alcuni familiari, e suo figlio Davide, un ragazzo autistico dagli strani poteri magici, con il dono di poter delocalizzare il corpo, chiaramente venuto sulla terra per fare da maestro spirituale al padre.

La conferenza era fissata per il 7 agosto. Il viaggio vero e proprio però è iniziato il 20 luglio, quando mi è apparso in sogno Falco, il fondatore di Damanhur, che mi ha detto: “Per guarire devi gettare le maschere. Sei stato unito agli dei, un giorno, ma hai peccato. E devi imparare a pregare”.
Non so a che guarigione alludesse, ma io la ricollego a una inspiegabile infezione cutanea, che appare e scompare ormai da 5 anni, a seconda dei miei stati d’animo e delle energie con cui mi relaziono.
E la mattina mi sono svegliato con l’infezione che era sparita, come per miracolo.

La mattina dopo, alle 6 del mattino, dopo la mia meditazione mattutina al sorgere del sole, ho incontrato una coppia di camperisti che avevano un libro edito da Damanhur; erano una coppia di maghi, ex damanhuriani, ci siamo messi a parlare e mi hanno raccontato molte cose di Falco e del loro rapporto; mi hanno mostrato delle mail e degli sms che mandava loro e mi hanno raccontato come li avesse preparati alla sua morte, per reggere il dolore immenso che essa avrebbe causato. Come loro, ha preparato molti altri, a ciascuno donando qualcosa: a chi il dono della profezia, a chi quello dello studio (ad esempio è questo il dono di Coyote Cardo, colui che ha organizzato la mia conferenza insieme a Marco).
Avevano con loro “Il Libro della Sincronicità”, scritto proprio da Falco, con cui mi hanno aiutato a decriptare l’ultimo sogno fatto la notte stessa. Curiosa sincronicità, incontrare un coppia di damanhuriani, che avevano con loro il libro della sincronicità.

La notte ho sognato nuovamente Falco, e così tutte le notti successive, ogni notte. Mi parlava di Damanhur, di Coyote Cardo, e di se stesso.
Un giorno l’ho sognato in forma di donna. “Che ci fai in forma di donna?”, ho chiesto. “Oggi che non sono più nel mio corpo appaio in varie forme; come donna, come animale, ma posso comparire anche come pianta, o nella pioggia, perché sono fuso con il Tutto. Oggi ti compaio in questa forma per dirti che ti amo”. Ma io forse ti amo di più, gli ho risposto, perché tu sei un maestro, e ami tante persone contemporaneamente.
“Non è una questione di più o di meno – mi ha detto – Io in questa veste sono una donna, e posso avere più di un uomo; se scavi nei tuoi studi di astrologia, e rivedi tutti i temi natali fatti in questi anni, ti accorgerai che è assolutamente naturale che una donna possa avere più uomini, ma non è naturale il contrario, salvo non si tratti di particolari persone, con un’energia particolare e dotati di una forte energia anche femminile. Viviamo in una società con un concetto totalmente distorto della sessualità e che ha invertito il ruolo del femminile e del maschile”.

A seguito di questo sogno, sono andato a riprendere molti dei temi natali che ho fatto in questi anni, e mi sono accorto che in effetti è così; ne è quindi scaturito il mio articolo sui falsi miti della sessualità.

In un altro sogno, in cui mi diceva “ti amo e il mio amore per te è unico ed esclusivo”, io gli rispondevo: “E’ vero, sento che è così. Ma è impossibile che sia vero, perché hai decine di persone che ti hanno conosciuto molto più di me, che ti amano molto di più, eppure mi sento come se fossi l’unico ad essere amato”.
Mi è venuto in mente allora il racconto dei due maghi incontrati al lago; che mi hanno raccontato come Falco avesse sempre tempo da dedicare a tutti, nonostante i mille impegni, e aveva la caratteristica di far sentire ciascuno unico ed irripetibile.
Anche Biancone, il cuoco della casa che ci ha ospitati a pranzo e cena, mi ha raccontato la stessa cosa. “L’ho visto poche volte, ma quando ci parlavi ti faceva sentire bene – mi ha detto – e aveva questa capacità di farti sentire speciale” (non ha usato proprio queste parole, ma il concetto era questo).

Io e Stefania siamo partiti da casa il 5 agosto. Durante il viaggio abbiamo discusso dei maestri e del loro ruolo, e alle mie domande sul fatto se Falco fosse o no un illuminato, come fosse compatibile l’essere illuminati con il morire di tumore in breve tempo, ecc., Stefania mi ha fatto notare che già nel Sutra del Loto c’è il concetto secondo cui il Buddha appare in forme diverse a seconda delle situazioni e delle persone; e che io stesso nel mio libro “Alla ricerca di Dio” ho citato una frase di Neale Donald Walsch in cui Dio dice: “Vi ho mandato un maestro dopo l’altro, ma voi non li ascoltate. Li uccidete”. Esistono vari tipi di illuminazione, e forse il mio errore è individuare il maestro e l’illuminato solo in personaggi come Yogananda, o alcuni Rosacroce come Steiner o Scaligero, senza tenere conto che per ciascun discepolo serve un tipo di maestro diverso e l’illuminazione arriva in forme e modalità differenti. Nisargadatta Maharaj, mi fa presente Stefania, era un maestro ma morì di tumore alla gola; altri, come Steiner, sono morti avvelenati. Certamente, però, Falco era una persona che materializzava oggetti, aveva il dono della bilocazione, e molte altre cose. Se non era un illuminato, certamente era molto vicino all’illuminazione.
Dopodiché abbiamo fatto un esperimento. In quel momento avevo un conflitto con una persona a me molto cara, ma non riuscivo a capire l’origine di questo attrito che sentivo. Ho chiesto a Falco se mi mandava un messaggio per capire questa situazione; mi sono detto che se era vero che Falco stava guidando il mio viaggio a Damanhur, qualcosa sarebbe successo; ebbene, ci hanno superato 4 auto, tutte con targa FT (iniziali di Falco Tarassaco), seguite poi da due camion: uno portava la scritta “discordia” e l’altro “koinè” (linguaggio comune). Evidentemente, mi ha detto Stefania, devi trovare un linguaggio comune con questa persona, prima di sanare la discordia.
Fino a qui, ci siamo detti con Stefania, questo viaggio è stato talmente denso di avvenimenti e sincronicità, che potrebbe anche non succedere più nulla, ma sarebbe già qualcosa di straordinario.

In realtà, non era affatto finita qui.

Arrivati a Damanhur, il primo incontro è stato con Coyote Cardo. Oltre al piacere – e all’onore – di scoprire che a Damanhur mi seguono in molti, e che Coyote ha iniziato degli studi sulla Divina Commedia su indicazione di Falco e cominciando proprio dai miei articoli, la sorpresa è stata che la prima conversazione tra noi si è incentrata proprio sui concetti di malattia, di sessualità e del Graal. “Falco ci ha lasciati prima di spiegarci e insegnarci molti concetti – ha detto Coyote – E uno di questi era che il concetto di Graal cambia a seconda delle epoche; e in quest’epoca, il concetto del Graal è associato alla malattia, ma ancora non abbiamo capito cosa volesse dire, e molti di noi ci stanno lavorando”. Gli ho chiesto se potevo pubblicare questo concetto e Coyote mi ha autorizzato; ci siamo detti che cercheremo di capire insieme, in futuro.
La sincronicità di questa conversazione è stata molto particolare, perché è da tempo che sono convinto che questa mia malattia è un segnale che mi vuole insegnare qualcosa; il problema è che non ho capito cosa.

Sono capitate molte altre cose in questi giorni, alcune delle quali impossibili da raccontare; io e Stefania siamo stati immersi come in una specie di mondo incantato, fantascientifico, dove alcune cose non si possono raccontare perché molti sarebbero assolutamente impreparati ad accoglierle.

Ma altri piccoli miracoli si possono raccontare.

Mentre ero al bar, da solo, a fare una merenda, e prendevo appunti per fare la scaletta della conferenza, mi si è avvicinata una bambina, che avrà avuto sì e no 5 anni. “Sei tu che devi fare la conferenza? Lo vedo dalla tua aura”. “Perché, com’è la mia aura?”, le ho chiesto. “E’ molto bella, hai anche una luce che ti protegge. Ma hai anche tanti punti scuri, da cui dovresti guarire”.
In generale, i bambini che ho visto e con cui ho scambiato due parole, li ho visti felici, sereni, addirittura saggi, a contatto con la natura e, soprattutto, senza cellulari in mano (particolare non da poco in una società in cui ormai anche i bambini dell’asilo hanno in mano il cellulare).

Mentre la bimba si allontanava, ho pensato che, in una comunità così, nessun bambino scompare nel nulla o può essere abusato in segreto, come avviene all’interno di alcune famiglie.

Anche per questo sono convinto che sono comunità come questa, come Auroville, Ananda, la Fratellanza Bianca Universale, il Plum Village, a costituire una speranza per l’umanità.

L’ultima sincronicità si verifica alla partenza, quando Fennek, una veggente in grado talvolta di vedere le vite passate, mi regala “Il libro della sincronicità” di Falco.

Falco compare ancora oggi a molte persone, talvolta in forma fisica, a volte nei sogni, come è successo con me. Oppure compare come animale. Marco, colui che ha avuto l’ispirazione di farmi fare la conferenza a Damanhur, ogni volta che va in quella comunità, durante ogni viaggio, incontra sempre un Falco. E, siccome di animali se ne intende, avendo vissuto in mezzo a leoni, a scimmie, e a diversi generi di altri animali, ha aggiunto: “Ma non ci sono falchi, in questa zona”, mi ha detto.

 

 

 

2 Commenti

  1. Non posso che accettare il resoconto di questo articolo poiche’ e’ evidentemente sincero e in buona fede, ma io su Damanhur ho sentito altri tipi di storie. Buona fortuna.

  2. Tralasciando la questione Damanhur su cui non ho abbastanza informazioni per dare un giudizio di alcun tipo, so di cosa parlava questo Falco quando diceva che il concetto di Graal oggi è legato al concetto di malattia.

    Lo so perché pratico lo sciamanismo con uno Sciamano, e Falco diceva giusto, anche se poi non so lui come sviluppava il discorso.

    Che l’umanità sia malata terminale non c’è alcun dubbio, lo vede chiunque abbia un minimo di sale in zucca al di là di qualunque disciplina spirituale segua.
    E a quanto pare le piace pure sguazzare nella malattia.

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