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  1. maria
    6 Ottobre 2023 @ 15:07

    Ode al Vento Occidentale

    I

    Oh tu Vento selvaggio occidentale, àlito
    della vita d’Autunno, oh presenza invisibile da cui
    le foglie morte sono trascinate, come spettri in fuga

    da un mago incantatore, gialle e nere,
    pallide e del rossore della febbre, moltitudini
    che il contagio ha colpito: oh tu che guidi

    i semi alati ai loro letti oscuri
    dell’inverno in cui giacciono freddi e profondi
    come una spoglia sepolta nella tomba,

    finché la tua azzurra sorella della Primavera
    non farà udire la squilla sulla terra in sogno
    e colmerà di profumi e di colori vividi

    il colle e la pianura, nell’aria i lievi bocci conducendo
    simili a greggi al pascolo; oh Spirito selvaggio,
    tu che dovunque t’agiti, e distruggi e proteggi: ascolta, ascolta!

    II

    Tu nella cui corrente, nel tumulto
    del cielo a precipizio, le nuvole disperse
    sono spinte qua e là come foglie appassite

    scosse dai rami intricati del Cielo e dell’Oceano,
    angeli della pioggia e del fulmine, e si spargono
    là sull’azzurra superficie delle tue onde d’aria

    come la fulgida chioma che s’innalza
    sopra la testa d’una fiera Menade, dal limite
    fioco dell’orizzonte fino alle altezze estreme dello zenit,

    capigliatura della tempesta imminente. Canto funebre
    tu dell’anno che muore, al quale questa notte che si chiude
    sarà la cupola del suo sepolcro immenso, sostenuta a volta

    da tutta la potenza riunita dei vapori
    dalla cui densa atmosfera esploderà una pioggia
    nera con fuoco e grandine: oh, ascolta!

    III

    Tu che svegliasti dai loro sogni estivi
    le acque azzurre del Mediterraneo, dove
    si giaceva cullato dal moto dei flutti cristallini

    accanto a un’isola tutta di pomice del golfo
    di Baia e vide in sonno gli antichi palazzi e le torri
    tremolanti nel giorno più intenso dell’onda, sommersi

    da muschi azzurri e da fiori dolcissimi al punto
    che nel descriverli il senso viene meno!
    Tu per il cui sentiero la possente

    superficie d’Atlantico si squarcia
    e svela abissi profondi dove i fiori
    del mare e i boschi fradici di fango, che indossano

    le foglie senza linfa dell’oceano, conoscono
    la tua voce e si fanno all’improvviso grigi
    per la paura e tremano e si spogliano: oh, ascolta!

    IV

    Fossi una foglia appassita che tu potessi portare;
    fossi una rapida nuvola per inseguire il tuo volo;
    un’onda palpitante alla tua forza, e potessi

    condividere tutto l’impulso della tua potenza,
    soltanto meno libero di te, oh tu che sei incontrollabile!
    Potessi essere almeno com’ero nell’infanzia, compagno

    dei tuoi vagabondaggi alti nei cieli, come quando
    superare il tuo rapido passo celeste
    sembrava appena un sogno; non mi rivolgerei

    a te con questa preghiera nella mia dolente
    necessità. Ti prego, levami come un’onda, come
    una foglia o una nuvola. Cado

    sopra le spine della vita e sanguino! Un grave
    peso di ore ha incatenato, incurvato
    uno a te troppo simile: indomito, veloce ed orgoglioso.

    V

    Fa’ di me la tua cetra, com’è della foresta;
    che cosa importa se le mie foglie cadono
    come le sue! Il tumulto

    delle tue forti armonie leverà a entrambi un canto
    profondo e autunnale, e dolcemente triste.
    Che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!

    Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!
    Guida i miei morti pensieri per tutto l’universo
    come foglie appassite per darmi una nascita nuova!

    E con l’incanto di questi miei versi disperdi
    come da un focolare non ancora spento,
    le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!

    E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
    tu sia la tromba d’una profezia! Oh, Vento,
    se viene l’Inverno, potrà la Primavera esser lontana?

    Shelley

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