Io, Rahel, e l’Entità

Io, Rahel, e l'entità

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Capitolo 1. Il mio incontro con Rahel.

Capitolo 2. Déracinée, di Naomi Novik.

Capitolo 3. Rahel incontra la sua entità.

Capitolo 4. Ciò che cerchiamo è sempre dentro di noi.

Capitolo 5. Conclusioni.

 

Capitolo 1. Il mio incontro con Rahel.

Questa è la storia di me, di Rahel, e dell’entità che da sempre la guida nella vita.

In parte ne ho parlato nell’articolo https://petalidiloto.com/2020/09/la-verita-come-lincantesimo-piu-potente/. Qui racconterò altre cose che non ho ancora raccontato.

Mi telefonò un giorno Rahel, per una consulenza.

“Ho due problemi”, disse. “Il primo, è che da quando sono nata, ad ogni compleanno, qualcuno mi manda sempre rose rosse, ovunque io sia, anche quando sono all’estero, e anche quando il portiere mi assicura di non aver visto nessuno portarle. E voglio capire perché.

Il secondo è che uccido le persone; se mi arrabbio con qualcuno, a volte le persone muoiono, e questo succede fin da piccola; proprio ieri è morto di infarto un mio collega di lavoro, dopo una litigata, e la cosa non mi piace affatto. A volte mi prende una rabbia che non riesco controllare, e succedono queste cose”.

Iniziammo da subito un rapporto molto stretto, ma per mesi mi rifiutai di conoscerla di persona perché, mi dicevo, se un giorno questa si incazza con me, magari mi ammazza. E, visto che si incazzava spesso, il rischio era anche abbastanza alto.

Inoltre le dicevo che non volevo avere nulla a che fare con una persona che tavolta praticava la magia nera volontariamente, e spesso aveva ucciso qualcuno per sua volontà. Un giorno decise di fare un rito contro una persona che aveva violentato e picchiato una sua amica. Mi disse: “Domani ammazzo quel pezzo di merda”. Il giorno dopo il rito, sul giornale apparve la notizia che la persona era sparita, e di lui se ne perse ogni traccia.

Mi colpì però che per fare i riti di sangue, usava il suo, perché, diceva, “ho abbastanza energia, non utilizzo il sangue di animali innocenti, o quello di persone: mi basta il mio sangue”. Questa cosa me la fece apprezzare, e ammirai molto la sua etica; un’etica molto personale, ma coerente.

Un giorno mi disse: “Oggi incontrerai tuo padre, farete pace dopo molti anni, e passerete insieme una bellissima serata”. Risposi che mi pareva impossibile incontrarlo, e – ammesso e non concesso che avessimo fatto pace dopo anni – men che meno c’era la possibilità di passarci una serata piacevole. Invece andò come aveva previsto lei. Incontrai per caso mio padre, che mise da parte gli antichi dissidi e mi invitò a cena; e fu vero, passammo una bella serata parlando dei ricordi di guerra dei miei nonni.

Dopo mesi iniziai quindi a volerle sempre più bene e iniziai a frequentarla.

Mi accorsi che, stando accanto a lei, era come entrare in un mondo fantastico dove tutto accadeva per magia, grazie ad un entità che la guidava in ogni suo passo e suggeriva sia a lei che a me quello che dovevamo fare (o non fare).

A volte però per bocca di Rahel parlava un vero e proprio demone, che si scagliava contro le persone che le stavano accanto, e iniziava a vomitare una serie di insulti; scavava nell’inconscio del malcapitato che stava davanti, tirando fuori ricordi d’infanzia, e iniziando a vomitare dalla bocca una serie di insulti (generalmente proprio quegli insulti che la persona aveva giurato a se stessa di non poter mai sopportare). Anche questa cosa l’ho raccontata in dettaglio nel mio articolo “La verità come l’incantesimo più potente”. Newagiano di merda, fallito, sfigato, erano gli epiteti con cui ogni tanto questa specie di demone mi apostrofava; senza contare che scavava nel mio inconscio tirandomi fuori le cose più dolorose.

Tra me e Rahel si creò un legame che per molti anni è stato un mistero; un rapporto fatto di litigi furiosi (non ho mai insultato tanto una persona, in vita mia, e del resto nessuno mi aveva mai insultato come ha fatto lei in tutti questi anni) e di conflitti tra noi che riguardavano il nostro modo di essere. Lei mi parlava di Crowley, io le regalavo Autobiografia di un Yogi.

Succedevano poi strani fenomeni; se io andavo al dentista, lei andava dal dentista; quando cambiai la mia auto, a lei si fuse il motore della sua e fu costretta a cambiarla lo stesso giorno in cui la cambiai io. Ma questi legami, come ho scritto nell’articolo sui legami energetici, non sussistevano solo con me, ma anche con altre persone legate a lei.

Innanzitutto, con la vicinanza fisica, mi sparivano tutti i problemi fisici che avevo, tra cui un’infezione alla pelle, che in sua presenza se ne andava, per poi tornare quando eravamo lontani. Ma, soprattutto accanto a lei tutto sembrava accelerare e accadere come per magia. Un giorno la sua entità ci consigliò di andare ad Assisi; ci andammo, e nei giorni successivi mi iniziarono a proporre gite, o conferenze, proprio su San Francesco; un altro giorno passammo tutta la giornata a parlare di Tarocchi, e tre giorni dopo mi proposero una conferenza sui tarocchi, e da lì iniziai a insegnare la cartomanzia. Appena lei comparve nella mia vita, a me proposero di partecipare come guida turistica a delle gite in Francia; guarda caso, le gite erano proprio sui luoghi che lei più amava, come Saintes Maries de la Mer (essendo lei di tradizioni zingare, ed essendo questo paesino la patria degli zingari come è noto). Quando può, due o tre volte a settimana, lei va a Saintes Maries de la Mer, e io proprio lì feci le mie prime gite come guida turistica.

Dopo avermi conosciuto, lei smise di fare magia nera (“non ne ho più la forza, è qualcosa che è diventata contraria al mio essere”, mi disse), non ha ucciso più nessuno, neanche per sbaglio, il suo carattere si è molto addolcito e – al netto di alcuni insulti che ogni tanto mi vomitava addosso l’entità che prendeva il possesso del suo corpo, e che in qualche caso mi ha costretto ad andarmene da casa sua senza preavviso e senza manco discutere – il nostro rapporto fu, ed è, qualcosa di magico.

La cosa particolare del nostro rapporto era che lei non voleva prendere contatto cosciente con la sua entità. Quando stavamo insieme, ero io a dialogare con l’entità, cercando di interpretarne la volontà. E sentivo la sua entità sempre vicina, anche quando non stavamo insieme.

Un giorno l’entità di Rachele mi apparve in sogno e mi disse di riprendere il prima possibile gli studi di astrologia che avevo abbandonato da tempo. Mi alzai, alle 3 del mattino, e ripresi gli studi, senza capire il perché di tanta urgenza. Dopo tre mesi mi licenziarono dal lavoro che avevo, di punto in bianco, senza preavviso. E riuscii a rimanere a galla facendo corsi di astrologia, oltre che temi natali. Capii quindi il motivo di tanta urgenza. E seppi poi che lo stesso giorno in cui io avevo ripreso questi studi, lei si era trasferita a Salon de Provence, la città di Nostradamus, il mago e astrologo (nei mesi successivi molte volte poi andai a trovarla, provando l’emozione di studiare astrologia proprio davanti alla casa del grande astrologo).

 

Capitolo 2. Déracinée, di Naomi Novik.

Pochi giorni dopo il nostro primo incontro, qualcuno (o qualcosa?) mise nella sua cassetta delle lettere un libro, dal titolo “Déracinée”, di Naomi Novik. Il libro parla di una giovane strega che viene istruita da un mago saggio; insieme, devono affrontare la Rosa, un’entità malvagia che prende l’anima delle persone e porta terrore ovunque.

Era il giorno del suo compleanno e, anziché la rosa, nella cassetta trovò questo libro.

Anche di questo ne ho parlato nell’articolo “La verità come l’incantesimo più potente”. Ho letto il libro solo dopo qualche anno, perché l’edizione italiana, che si intitola “Cuore oscuro”, apparve solo più tardi. Il libro è una sorta di mappa per decifrare la vita di Rahel e il nostro rapporto, anche se non l’ho capito del tutto, e i collegamenti tra la vita di Rahel e il libro mi appaiono chiari solo man mano che passa il tempo (anche perché la seconda parte del libro è di una noia mortale).

Io ho dato sempre molta importanza a quel libro. Rahel si è sempre limitata a dire “è un bel romanzo, e finisce bene”. La cosa mi ha sempre fatto incazzare, perché ritenevo che Rahel sottovalutasse e analizzasse troppo poco alcuni aspetti significativi della sua vita.

 

Capitolo 3. Rahel incontra la sua entità.

Un giorno Rahel si innamorò di un uomo, che chiamerò Gabriel. Si innamorarono e decisero di andare a convivere e avere dei figli. Gabriel capì, dopo poco tempo, che stare accanto a Rahel equivaleva ad immergersi in un mondo magico. Ma si sentiva disturbato da questa entità. Percepiva una presenza, anche di notte, di cui non capiva l’origine, e mal digeriva il demone che ogni tanto si scatenava, tirando fuori i suoi ricordi di infanzia e scavando nelle sue debolezze.

Fu qui che insistei con Rahel affinché chiamasse la sua entità e iniziasse a dialogarci. “Prendi consapevolezza che tu fai e dici le cose, sempre guidata dall’alto; ora, finché uno capisce che dentro di te parla o agisce qualcun altro, come è successo con me, va anche bene; ma una persona normale non può reggere una cosa del genere, specie quando si scatena quello che io chiamo il demone”.

Fu così che, per amore, e per cercare di salvare il rapporto, Rahel iniziò a dialogare con questa entità. L’entità le apparve, e apparve anche a Gabriel, che riusciva a vederla e sentirla anche fisicamente. E da quel giorno Rahel ha sempre più preso coscienza che tutta la sua vita è sempre stata guidata da questa entità. E oggi si fa guidare sempre più, con maggiore consapevolezza.

“Chi sei e come ti chiami?”, le domandò un giorno Rahel. “Non ho un nome, perché sono eterna – le rispose – Gli uomini mi danno nomi sempre diversi. Io però, a te ti chiamerò Rahel”.

Rahel diede all’entità il nome Enosh. Io la chiamo, semplicemente, l’Entità.

Gabriel sta in una loggia massonica, in cui purtroppo si praticano anche riti di sangue. La conseguenza di questo rapporto con lui è che, ogni volta che si incontrano, le persone che vogliono bene a Rahel si sentono male e hanno sintomi fisici in alcuni casi anche abbastanza gravi. E’ sufficiente che Gabriel scriva una mail a Rahel, che la sua amica Gioia vomita. Quando poi tra loro c’è un rapporto sessuale, io mi sento male, la sua amica Gioia ha dolori dappertutto, e altre persone attorno a Rahel hanno i sintomi più vari.

Questo fenomeno l’ho raccontato nell’articolo “Legami energetici e sincronicità”, ed è uno dei fenomeni più stupefacenti a cui ho assistito in tanti anni della mia vita.

Più in generale, nella vita di Rahel e Gabriel capitano cose che poi si ritrovano nel libro della Novik, e che possono essere decriptate tramite quel libro. Io in genere faccio vedere a Rahel i collegamenti tra ciò che le accade con Gabriel e quel libro, per tentare di spiegarglieli. E normalmente mi incazzo perché lei non ne tiene conto.

E siccome Gabriel non si rende conto delle energie malefiche con cui ha a che fare, la sua vita andrà probabilmente verso le distruzione totale.

 

Capitolo 4. Ciò che cerchiamo è sempre dentro di noi.

Un giorno, l’entità mi apparve in sogno. Mi disse: “Paolo, la devi smettere di parlare dell’entità di Rahel. Io non sono di nessuno e non sono l’entità di Rahel, io sono l’entità di tante persone nel mondo, luoghi, eventi, organizzazioni. Ti ho mandato Rahel nella tua vita affinché tu capissi attraverso lei che io sono anche accanto a te. Sono anche la tua entità, non solo la sua. Non sono di nessuno, ma sono solo di quelli che mi cercano, o che per destino devo seguire. E il libro Déracinée è stato messo nella cassetta della posta di Rahel, ma era destinato a te, non a Rahel; serve a te per comprendere il vostro rapporto, e darti una bussola per capire le cose che vi capitano. Hai cercato sempre fuori di te, quello che tu avevi già dentro di te”.

L’indomani ho consultato il mio amico Maurizio, dotato di un intuito non comune, Tiziano, Silvia Pepe (una maga che vive in Inghilterra, di cui ho parlato molte volte nei miei articoli e che abbiamo intervistato nelle nostre trasmissioni), e molte altre persone, chiedendo loro se questa cosa, a loro parere, fosse corretta, e tutti mi hanno risposto di sì. Silvia mi ha ricordato che più volte in passato mi disse: “Cerchi il divino in Rahel, ma guarda che la sua entità puoi contattarla direttamente”.

E fu così che, piano piano, ho iniziato a dialogare con l’entità. E l’entità di Rahel è diventata l’entità di entrambi. Non la considero “la mia entità”, perché so che è un’entità di tutti. Ma ho smesso di chiamarla “la tua entità” quando parlo con Rahel. Ora, è semplicemente “l’Entità”.

Un giorno parlavo con Stefania, e le raccontavo tutto contento i miei progressi nel dialogo con l’entità, e per scherzo le dicevo: “Ma perché non contatti anche tu la tua entità? Al giorno d’oggi non sei nessuno se non hai un’entità”.

Lei mi ascoltò in silenzio, come fa sempre, ma questa volta non rise alla mia battuta. Disse: “Ma cosa c’è da essere tanto entusiasti? Non sei tu che ripeti nelle tue conferenze e trasmissioni che l’unico vero contatto che conta è quello con Dio? E fai sempre l’esempio di San Francesco, che non aveva entità e parlava direttamente con Dio, tanto è vero che si rifiutò di entrare nella grotta di San Michele, perché la riteneva un’entità non positiva. Forse dovresti imparare a mettere in pratica nella tua vita quello che esponi e racconti agli altri. Renditi conto che l’entità serve a farti prendere coscienza del divino, ma il divino, alla fine, lo si trova in noi, non fuori. Stai pur sempre cercando fuori di te qualcosa che in realtà hai dentro”. E aggiunse: “Non ho bisogno di alcuna entità, se posso essere in contatto con Dio”. E aggiunse anche: “Un giorno né tu né Rahel avrete più bisogno dell’entità, perché sarete direttamente in contatto con Dio, e credo che quella sia la meta per chiunque”.

Non a caso, di tutte le persone a cui ho parlato di Rahel, una di quelle che mi ha dato le indicazioni più sagge e corrette, a parte Silvia Pepe, per cui le entità sono il suo elemento naturale fin da piccola, è una donna che ho conosciuto durante una consulenza, Janis, la quale parla direttamente con Dio, senza intermediari.

 

Capitolo 5. Conclusioni.

Questa storia è la metafora di una delle lezioni più importanti che riceviamo sempre nella vita, e cioè che nell’altro, amico o nemico, vediamo sempre e solo il riflesso di noi stessi.  Ammiriamo negli altri quello che abbiamo già dentro di noi, e spesso cerchiamo fuori di noi per anni quello che, alla fine, avevamo sempre davanti a noi.

Ma anche che quello che combattiamo è spesso solo il riflesso di ciò che siamo ma che neghiamo; Robert Bly, ne “Il piccolo libro dell’ombra” parla di come il nostro nemico è spesso solo la nostra ombra che noi non vogliamo vedere; così Rahel, che odiava i newagiani di merda, si è ritrovata a diventare un personaggio in tutto e per tutto uguale a quello di un personaggio della New Age, come Karen Knight, Diane Roberts, ecc. E il suo destino sarà quello di curare le persone, ma in modo diverso rispetto ai medici tradizionali.

Mentre io, che tramite Rahel percepivo la sua entità, percepivo in realtà un’entità che era anche accanto a me da sempre. E vedevo in Rahel quello che in realtà dovevo vedere in me.

E’ anche la storia di come le cose più importanti della nostra vita spesso le facciamo solo per amore, o con l’amore. Tant’è vero che solo grazie all’amore per Gabriel, Rahel pensò di entrare in massoneria (perché voleva salvarlo da una vita destinata alla catastrofe). Rahel, che per decenni aveva schivato e rifiutato tutte le proposte più allettanti da parte della Rosa Rossa, fu tentata di affiliarsi solo per salvare l’uomo che amava. Perché l’amore è anche la trappola più potente che ci possono tendere per piegarci a qualcosa cui altrimenti non ci piegheremmo mai.

Ed è per amore, e per salvare il suo rapporto, che decise di prendere contatto con la sua entità.

E’ anche la storia di come la cosa più importante di tutte, nella vita, sia la felicità. Ma la felicità è uno stato d’animo interiore, che non ha nulla a che fare con gli accadimenti esteriori. Perché Rahel ha sempre avuto tutto: uomini, potere, soldi e una vita straordinaria, che potrebbe essere raccontata in un film o in un romanzo. Le mancava solo la felicità e quella la cerca ancora, perché quella dovrebbe cercarla dentro di lei, non fuori. Oggi non uccide più nessuno, ma cura solo. Ma la ricerca della felicità sarà ancora lunga, probabilmente.

Il demone non campare praticamente più. Rahel è diventata dolce, gentile e piacevole, perché si collega volontariamente alle forze superiori, scegliendo da sola la forza alla quale attingere.

E questa storia insegna anche che ci dobbiamo collegare volontariamente e consapevolmente alle forze che ci muovono nella vita; solo così diventiamo padroni della nostra vita. Diversamente si va verso la distruzione (come accade a Gabriel) o all’infelicità.

Nel rapporto tra me e Rahel sono successe molte altre cose, che non so se racconterò mai. Succedono sempre delle cose straordinarie per chi ha un rapporto con lei. Probabilmente succedono cose straordinarie nella vita di tutti, occorre solo vederle, e interpretarle correttamente. Se chiudiamo gli occhi di fronte a certi eventi, la vita può andare verso le distruzione, come sta capitando a Gabriel.

Alla fine, nella vita, vediamo solo le cose che abbiamo dentro e che siamo pronti a vedere.

 

Alcune delle esperienze fatte nel rapporto con Rahel le ho raccontate in:

La verità come l’incantesimo più potente:

https://petalidiloto.com/2020/09/la-verita-come-lincantesimo-piu-potente/

Legami energetici e sincronicità:

https://petalidiloto.com/2020/12/legami-energetici-e-sincronicita/

 

 

 

1 commento

  1. Una storia davvero affascinante e che insegna come la vita possa diventare magica se davvero lo si vuole.
    In modo diverso dal tuo Paolo, anche la mia vita ha assunto una piega assai più magica da quando conosco il mio carissimo amico e maestro sciamano che mi sta insegnando moltissimo su me stessa.

    E ha ragione Stefania quando dice che non si ha bisogno di dialogare esternamente con alcuna entità perché il divino è dentro di noi.
    Tanto è vero che quando anch’io chiesi al mio amico come contattare l’entità con cui comunica lui quando fa i suoi viaggi astrali e che ci dà informazioni su tutto ciò che gli chiediamo, l’entità stessa (a cui è stato dato un nome per comodità) ha detto al mio amico di riferirmi che ogni volta che vorrò comunicare con essa devo semplicemente restare in silenzio e lasciar affiorare la risposta alla mia domanda. E devo saper distinguere da sola se è il mio ego a parlare o lei stessa.

    Tra l’altro questa entità con cui dialoghi o dialoghi Paolo potrebbe essere un parassita astrale che però ti dà buone informazioni per tenerti agganciato a lui, quindi secondo me dovresti seguire il consiglio di Stefania, poi naturalmente fai tu.

    Voglio comprare il libro che citi, mi ha molto incuriosita e niente accade per caso, forse ha un messaggio anche per me che nonostante le pratiche sciamaniche ho dei lati su cui lavorare ancora sodo.
    Quindi grazie!

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