Mostro di Firenze. La pista dei mandanti. Estratto e commento

Alcuni stralci dell'informativa del Dicembre 2001, a firma Michele Giuttari

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I gestori del canale Youtube “I Mostri di Firenze” mi hanno gentilmente passato la copia di una nota informativa della questura di Firenze, a firma di Michele Giuttari, datata Dicembre 2001. Nel documento si delinea – sia pure abbozzata – la pista dei mandanti.

Riporto qui i tre passi che mi hanno colpito di più (non virgolettati perché sono il copia e incolla del documento), mentre il documento integrale lo trovate in calce a questo articolo.

L’articolo è quindi così strutturato.

1) Alcuni stralci relativi al cosiddetto delitto dei Francesi, i quali erano venuti in Italia per essere iniziati alla comunità degli Hare Krishna (la cui sede era in via degli Scopeti, quindi a poca distanza dal luogo del delitto). La parte che a me ha colpito di più è quella ove risulta che il figlio del PM Vigna collaborasse stabilmente con gli Hare Krishna.

2) Le dichiarazioni di un testimone che vide proprio il PM Vigna incontrarsi col cosiddetto clan dei sardi e consegnare una valigia piena di dollari americani; e che afferma che Vigna depistò le indagini sul Mostro.

3) La pista esoterica, ben conosciuta dal Sisde, all’epoca.

4) Considerazioni personali.

Le parti in corsivo sono aggiunte da me.

Le indagini non ebbero seguito perché vennero bloccate dalla Procura, per ovvi motivi. E la verità è stata congelata nei libri di Giuttari, sotto forma di romanzo, ma con riferimenti e simboli chiari, per chi conosce veramente la vicenda e i suoi protagonisti.

 

1) Il delitto dei Francesi

La Mauriot, qualche giorno prima di essere uccisa, forse tre, aveva telefonato, forse dalla zona di Torino, a casa, dicendo che sarebbe andata dalla polizia a denunciare i responsabili dei delitti di Firenze.

il cognato e la sorella della Mauriot gli avevano riferito (al testimone, NDR) con assoluta certezza che la loro congiunta era venuta in Italia con il suo compagno perché intendeva denunciare i responsabili degli omicidi del Mostro di Firenze e che per questo motivo li avevano ammazzati.

Precisava di avere fatto vedere anche l’immagine di una persona sui 30/35 anni, che era nella sede della setta e che da uno dei suoi informatori lì sul posto aveva appreso trattarsi del figlio di una importante persona di giustizia di Firenze. Aggiungeva che si era verificato un fatto strano e cioè che, nel vedere il filmato, si era accorto che vi era una parte oscurata. Aveva chiesto i motivi e gli avevano risposto che il tecnico della polizia aveva fatto un errore. Aveva constatato che si era oscurata proprio la parte del nastro che riguardava i movimenti di quella persona. Aggiungeva che successivamente aveva recuperato una parte del nastro che riguardava quella persona. A proposito di questa persona, specificava che gli avevano riferito che si chiamava Pietro, che era un uomo di circa 30/35 anni, alto più di mt. 1.80, figura atletica, senza barba e baffi, capelli corti, scuro, senza occhiali, orecchie di dimensione normali, con lineamenti non squadrati, naso normale, occhi sicuramente non blu o verdi, vestiva normale, nel senso che non aveva il tipico abbigliamento degli appartamenti alla setta. Specificava ancora che, anche se non gli era stato fatto il nome di questa persona, per come gli era stata rappresentata, aveva intuito che forse era un figlio del giudice Vigna e di ciò aveva avuto conferma in un successivo incontro con la sua fonte. Questa, infatti, alla sua domanda, tornando al discorso di quella persona, se si trattasse del figlio di Vigna, non aveva smentito e così aveva interpretato quel silenzio come una risposta positiva. Aggiungeva che aveva avuto modo di conoscere tramite la televisione e soprattutto i giornali il giudice Vigna e la rassomiglianza tra questi e quella persona era davvero impressionante, dal momento che avevano veramente lo stesso viso. Aggiungeva ancora che il suo informatore gli aveva riferito che quella persona era un agente della setta, nel senso che curava la sicurezza, almeno così aveva capito all’epoca. Dichiarava, inoltre, che, secondo le sue informazioni, quella persona era sempre presente nella sede della setta ed abitava nei piani superiori, dove, da notizie avute, vivevano altre persone facoltose che seguivano la setta. Dichiarava ancora di aver notato questa persona parlare con l’ispettore Zizzi quando aveva fatto il sopralluogo nella sede della setta e, da come i due si parlavano, aveva avuto l’impressione che si conoscessero.

 

2) Rapporti del PM Vigna con il clan dei sardi

Il teste Mandelli, invece, afferma che, mentre soggiornava presso casa della famiglia Ghisu, del clan dei sardi, aveva visto il PM Vigna consegnare dei soldi:

Aggiungeva ancora che da quella postazione aveva avuto modo di notare diversi movimenti sia di pastori che venivano a trovare i Ghisu, sia di loro garzoni e sia di un personaggio istituzionale, poi indicato nel dott. Vigna, e che aveva visto due tre volte con una macchina blu scura, molto probabilmente una 164. Precisava, a quest’ultimo proposito, che, in una occasione, aveva visto questa persona con un autista, mentre, la quarta volta, dalla propria camera da letto, aveva scattato delle foto con una macchina fotografica Minox con pellicola ad alta densità di Din. Aveva così ripreso il personaggio che si vedrebbe bene nella foto con una valigetta di cartone in mano, aperta, al cui interno, per come aveva avuto modo di constatare quando la stessa si trovava dentro casa, vi erano soldi e, in particolare, dollari statunitensi. Raccontava, inoltre, che questo personaggio aveva depistato le indagini sul Mostro per tenere fuori dalle stesse il Beppe Barrui, definito il Mostro iniziale, poi emulato da Pacciani e dagli altri.

 

3) La pista esoterica

La pista esoterica era ben nota al Sisde, che aveva acquisito diverse informazioni, tra cui una perizia redatta da Francesco Bruno, il quale dichiara:

“Mi viene fatto presente che nella prima copia, tra l’altro, evidenzio il significato religioso dei delitti ed offro, nella conclusione, uno spunto investigativo su una casa di cura per anziani non autosufficienti nella zona sud-est di Firenze sulla base di alcune mie deduzioni su basi di fatto e logiche, mentre, nella seconda copia (quella preliminare) concludo formulando tre ipotesi, tra cui – la prima – riguarda la eventuale riconducibilità dei delitti a riti satanici o di magia nera.

Effettivamente ho formulato queste ipotesi e preciso che la prima (significato religioso) non esclude l’altra, ma anzi la comprende in un significato più ampio. Circa la casa di cura, devo dire che fu una semplice ipotesi di lavoro che mi era risultata molto suggestiva perché, controllando successivamente i nomi delle case di cura di Firenze, trovai proprio nei luoghi in cui sospettavo che ci fossero delle case di cura che sulla base dei miei studi potevano essere significative. E questa circostanza mi rafforzò la convinzione circa la mia ipotesi”.

Un altro rapporto fu redatto da Teresa Luccesini in cui si evidenzia:

“I delitti sarebbero opera di più aggressori, un delitto dunque collettivo, forse un tipo particolare di comunità religiosa segreta, una setta che attua una specie di magia nera, che attraverso propri giuramenti e codici inneggia al loro Dio compiendo così sacrifici con macabri ed immondi riti, allo scopo di potenziare lo spirito umano, mirando preminentemente al sesso femminile, apoteosi delle loro sacre (ma alquanto profane) funzioni”. A supporto di detta ipotesi, sono indicati una serie di elementi e di considerazioni e più precisamente:

La stessa, che riferiva di essere in possesso del diploma di istituto tecnico commerciale, precisava di aver avanzato l’ipotesi della setta satanica e, quindi, della magia nera, supponendo che le parti del corpo umano delle vittime, asportate, potessero essere utilizzate come alchimie esoteriche.

 

4) Considerazioni personali

Per chi ha letto i miei precedenti articoli, scritti ormai circa 10 anni fa, queste informazioni aggiungono solo dei particolari al quadro generale. Tale quadro è molto complicato e difficile da disegnare, perché sono coinvolti decine di personaggi. Il mio particolare interesse per il PM Vigna e per Mario Spezi, tra i tanti responsabili di questi delitti, deriva dal fatto che a me non interessa denunciare nessuno o puntare il dito contro qualcuno in particolare, ma solo dare un contributo a chi legge per capire il sistema in cui viviamo.

Come ho precisato più volte, facendo i loro nomi ho semplicemente detto quello che, in certi ambienti, era ed è un segreto di Pulcinella. Io mi sono limitato a corredare il tutto da una serie di elementi verificabili da chiunque (che potete trovare negli articoli di questo blog, digitando le parole “mostro di firenze” nel motore di ricerca).

L’impossibilità di arrivare mai ad una verità ufficiale deriva da diversi fattori, primo tra tutti l’assoluta ignoranza in cui versa non solo il 90 per cento delle persone, ma soprattutto molti esperti (magistrati, poliziotti, periti, criminologi) sul reale funzionamento delle società segrete di stampo esoterico.

Il materiale per capire questa realtà in teoria ci sarebbe; si va da scritti ufficiali, di docenti universitari e studiosi come Giorgio Galli, alle inchieste giornalistiche effettuate da Ferruccio Pinotti con i suoi due libri sulla massoneria, compresa quella deviata, agli ultimi libri di Carlo Palermo. Ci sono poi le centinaia di volumi scritti da Dion Fortune, Aleister Crowley, Franz Bardon (questi ultimi delineano chiaramente nei loro libri il funzionamento delle società segrete), ma anche Rudolf Steiner, David Icke (considerato un folle complottista, peccato che avesse previsto pure la pandemia attuale, quindi tanto folle non è). Esistono addirittura pubblicati anche in italiano i libri scritti dal fondatore dell’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro, Arthur Edward Waite, che descrivono alcuni dei rituali (pubblicati dalle edizioni Rebis).

Ma finché a livello ufficiale continuerà ad ignorarsi questa realtà, si continuerà a cercare il “serial killer isolato”, o al massimo si parlerà genericamente di un livello superiore, sulla vicenda non verrà mai fatta chiarezza.

Preciso infine che, se in questi anni non mi sono più occupato di delitti, è solo perché, ravvisando l’assoluta inutilità della macchina giudiziaria per accertare la verità, difendere le vittime di reati gravissimi e fare veramente giustizia, mi sono cancellato dall’Ordine degli avvocati; quindi non ho più accesso a fonti privilegiate di informazioni, testimonianze, e documenti come era prima. Al tempo stesso mi sono reso conto che la soluzione a certi problemi non sta nella giustizia terrena, ma nella comprensione dei meccanismi spirituali ed esoterici delle vicende umane (ben delineati nei testi che ho citato sopra). Ed è per questo motivo che oggi mi occupo solo di spiritualità e astrologia (scienza che, peraltro, è il presupposto di qualsiasi percorso esoterico; mentre, fino a un secolo fa, era anche il presupposto di qualsiasi percorso spirituale).

E’ grazie ai ragazzi del canale Youtube “I Mostri di Firenze”, che pubblico quindi qualcosa di nuovo, che aggiunge altri tasselli alla vicenda come l’ho delineata negli anni.

Potete trovare in versione integrale del documento a questo link: https://petalidiloto.com/2021/10/mostro-di-firenze-la-pista-dei-mandanti-documento-integrale/

 

 

Paolo Franceschetti
Studioso di esoterismo, spiritualità. in particolare astrologia e tarocchi. Ha pubblicato il libro Sistema massonico e ordine della Rosa Rossa (3 vol.); Alla ricerca di Dio (dalle religioni alla spiritualità contemporanea). Ha creato il sito "Enciclopedia dei tarocchi", e il blog dedicato alla cura dei tumori "Non è questa la cura e tu lo sai". In passato docente di diritto, autore di libri in materia giuridica, esoterica, spirituale.

7 Commenti

  1. Una cosa non mi è chiara Paolo, la Mauriot come faceva a sapere chi fossero i mostri di Firenze?
    L’aveva saputo attraverso la comunità Hare Krishna toscana?
    Devo dire che non è stata una mossa molto astuta quella di andare nella tana del lupo a denunciare il lupo…non poteva denunciare dalla Francia o da Torino? Le indagini si sarebbero messe in moto comunque, quindi onestamente non capisco perché voler addirittura dormire in tenda agli Scopeti persino dopo che le guardie forestali avevano messo in guardia lei e il suo compagno, insomma la Mauriot sapeva benissimo come operavano i mostri. Mah, questa cosa mi è incomprensibile, a meno che lei non avesse consapevolezza di dover andare incontro a quel destino e lo avesse accettato…possibile?

  2. “La parte che a me ha colpito di più è quella ove risulta che il figlio del PM Vigna collaborasse stabilmente con gli Hare Krishna”
    Se si fa riferimento al 1985, il figlio di Vigna all’epoca aveva circa nove anni. Nello stesso periodo, la figlia era mia collega all’università, e posso testimoniare che era quanto di più lontano si possa immaginare dagli Hare Krishna. Questi erano (almeno allora) gli unici due figli di Vigna.

  3. La coppia indicata è quella dei turisti francesi se non erro, l’ultima coppia vero? Corrias l’anno 1985.
    E già quanto tempo è passato.

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