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28 Comments

  1. Anonimo
    7 Marzo 2008 @ 14:34

    MORO, in via Fani, NON ERA IN AUTO

    E’ una spiegazione plausibile alle tante stranezze. Infatti basta pensare che:
    – Il commando esplode contro le due auto almeno 93 colpi…tutti morti e Moro resta illeso? Questo è più di un miracolo.
    – Nessuno vede Moro uscire dall’auto in via Fani, le testimonianze parlano di un uomo della corporatura di Moro…che è ben altra cosa. Anche’io ho la corporatura di Woody Allen ma non siamo neanche parenti;
    – Questo spiegherebbe anche perchè gli uomini della scorta dovevano morire… avrebbero potuto dire che Moro non era in auto;
    – A conferma di ciò basti dire che Moro, nelle lettere dal carcere, non fa un solo accenno agli uomini della scorta trucidati sotto i suoi occhi. Eppure era un uomo religioso, perché? Forse perché non lo sapeva?
    – Non a caso Pecorelli, nel pezzo citato nell’articolo, parla di uomini mandati all’assalto dell’auto del Presidente (si badi bene…dell’auto) ed è questo il particolare da tenere a mente.

    Reply

    • Anonimo
      1 Ottobre 2017 @ 20:21

      Concordo pienamente,neanche uno sgraffio di rimbalzo….mah…

      Reply

  2. Abate Vella
    7 Marzo 2008 @ 17:56

    Solange, Paolo,

    qualche dettaglio che potrebbe esservi di aiuto:

    1) Trapani: qui si trovano importantissime installazioni militari italiane di ogni tipo (dai servizi segreti, all’aviazione, ai bersaglieri etc etc). Come mai proprio a Trapani? Forse vi sono motivazioni strategiche precise, eppure una delle basi militari più importanti del mondo (Sigonella) si trova da tutt’altra parte. Ma vi sono alcune coincidenze di rilievo. Trapani è probabilmente la città massonica siciliana per eccellenza (vedi Ugo La Malfa ed il padre di Piersanti Mattarella, il presidente della regione ucciso dalla mafia). Numerose inchieste sui legami tra mafia e massoneria si sono svolte in questa città. Guarda caso, in provincia di Trapani si decise di effettuare lo sbarco dei Mille (Marsala) e già questo nome (Marsala) dovrebe far saltare sulla sedia i più attenti. Il vino Marsala era una importantissima attività commerciale degli inglesi residenti in Sicilia prima dell’unità, che avevano nella provincia di Trapani la loro base principale (tuttora esiste la fondazione Whitetaker a Mozia).

    2) Dalla Chiesa: ecco che ci avviciniamo a quelli che (secondo me…) furono i motivi che portarono al suo trasferimento in Sicilia e poi…

    3) Michele Papa e Gheddafi: Michele Papa (catanese) era un esponente importante dell’indipendentismo siciliano del dopoguerra. Alla fine della lotta armata emigrò in Libia e si convertì all’Islam. Molte interessanti notizie si possono trovare nel suo libro “Storia dell’EVIS” (l’EVIS era il braccio armato del MIS, il Movimento per l’Indipendenza Siciliana, ed era guidato dal rivoluzionario comunista Canepa). Nel MIS sicuramente erano presenti massoni (il leader Finocchiaro-Aprile era in odore di massoneria) ma certamente il MIS non era in sè una operazione massonica e non era appoggiato dalla mafia, come normalmente si dice (l’indipendenza della Sicilia avrebbe significato la fine della mafia, e chi ha orecchie per intendere intenda…).
    Che ci fossero dei legami tra i servizi segreti italiani e la Libia mi sembra logico e lo stesso Papa avrebbe potuto gestire alcuni di quei contatti. Ma non credo Papa fosse egli stesso massone (e men che mai mafioso).
    Sarebbe interessante investigare su questi legami…

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  3. Abate Vella
    7 Marzo 2008 @ 18:44

    Un errore nel commento di prima: il nome della fondazione che cito è Whitaker e la sede è a Palermo. A Mozia i Whitaker avevano la casa ed iniziarono gli scavi archeologici.

    Reply

  4. Anonimo
    7 Marzo 2008 @ 18:59

    Francamente, trovo vergognoso tutto ciò che viene detto in questo sito.

    La verità su Moro oramai è stata accertata da atti della commissione di inchiesta e da ben 7 (SETTE!!!!) processi, dal Moro uno al Moro septies.
    Ed è solo la vostra ignoranza che vi fa parlare così.
    D’altronde da un sito che loda nientemeno che un complottista come il senatore Flamigni, noto comunista, non ci poteva aspettare nient’altro.

    Moro si suicidò.
    E per uscire di scena alla grande si suicidò organizzando quella pietosa messinscena delle Brigate rosse.
    Come oramai è acclarato che si suicidò anche Falcone, che infatti era depresso.
    E la scorta si suicidò con lui perchè erano tutti depressi e si misero d’accordo per morire tutti insieme e risparmiare i soldi degli psicofarmaci e delle corde per dividersi le spese.

    Inoltre è chiaro che Abate vella è nient’altro che Paolo Franceschetti in incognito che si firma i messaggi da solo.
    Infatti Paolo Franceschetti dice sempre di essere buddista. Buddista = monaco = abate.
    Se poi prendete la quarta lettera della parola Paolo, è la elle. Mentre la seconda è la a e quinta di frnaceschetti è la e. Si ottiene ella. basta aggiungere una v ed ecco che si ottiene Vella.
    Quindi abate vella e franceschetti sono la stessa persona.
    Vergognatevi. Complottisti!!!

    Reply

  5. Anonimo
    7 Marzo 2008 @ 19:55

    “DOVEVA MORIRE” (chiarelettere)
    Un magistrato e un giornalista tornano dopo 30 anni sul caso Moro, scoprendo inediti scenari e raccontando la storia dei 55 giorni che vanno dalla strage di via Fani alla morte del presidente democristiano. In sette occasioni Moro poteva essere salvato, ma nelle stanze del potere qualcuno tramò invece perché venisse ucciso. Ordini di cattura bloccati, i collegamenti provati con la RAF, il ruolo di Cossiga, i verbali del Comitato di crisi nascosti per lungo tempo. Trent’anni dopo, uno dei magistrati più impegnati a dipanare gli infiniti misteri del caso, ripercorre i meandri dell’inchiesta che lui stesso cominciò nove giorni dopo la morte dello statista e, ricollocando la sua esperienza in un contesto più ampio di avvenimenti, offre testimonianze e rivelazioni decisive. Se ad assassinare il presidente furono le Br, i mandanti vanno cercati altrove. Bugie, omissioni, depistaggi, come la scoperta da parte dell’Ucigos della prigione di Moro tenuta nascosta alla magistratura. Imposimato racconta chi c’era, chi sapeva. Ma chi muoveva i fili dei tre comitati di crisi del Viminale, pieni di uomini della P2? Quella di Aldo Moro fu una morte voluta da troppe persone e troppe fazioni, in lotta tra loro.

    Reply

  6. Solange Manfredi
    7 Marzo 2008 @ 20:48

    Grazie Abate, i tuoi “dettagli” sono sempre preziosi.

    Mi hanno segnalato il libro di Imposimato, ma non l’ho ancora trovato in libreria…spero arrivi a breve sono proprio curiosa.
    Un saluto

    Reply

  7. Marco Bove
    7 Marzo 2008 @ 21:48

    Dott.sa Manfredi ho letto con interesse il suo articolo.

    Soprattutto gli estratti degli articoli di Mino Pecorelli che finalmente ho visto come scriveva.

    Mi vengono i brividi a pensare che il presidente DC venne condannato a morte dai suoi stessi colleghi di partito.

    La domanda è perchè?

    Perchè stava lavorando per creare un governo delle larghe intese con PCI e MSI?
    Almirante e Berlinguer avevano incominciato un dialogo proprio grazie a Moro…

    Del resto Corrado Guerzoni un stretto collaboratore di Moro, a RAISAT (mi pare) il 5 Luglio 2005 disse che Moro gli confidà che pensava ci fossero infiltrazioni di CIA e MOSSAD all’interno delle BR.

    POi mi pare incredibile che sia Dalla Chiesa(/mio concittadino) e Pecorelli sono morti!

    E poi i tre comitati istituiti da Cossiga erano composti tutti da piduisti!

    Cose che non riesco a capacitarmi…

    Il libro di Imposimato e Provissionato l’ho letto… agghiacciante.

    Veramente agghiacciante.

    Signori voi avete visto “Piazza delle Cinque Lune”?

    Dov’è finito il Memoriale Moro?

    ——————————-

    All’anonimo che pensa di essere l’unico portatore della verità, Le posso solo dire questo.

    “Moro era il prezzo che l’Italia doveva pagare.”

    Reply

  8. J.Monti
    8 Marzo 2008 @ 1:32

    Mi sembra ci fosse almeno un testimone per la presenza di Moro in Via Fani… where did you get that?

    Quello di Via Fani era un commando militare, sono anni che non ho dubbi a riguardo. Ma che dire della nebbia che aleggia intorno a tutti quegli eventi che contano?

    D’altronde c’è ancora chi crede che quei fascisti di Moretti e ‘frate Mitra’ fossero comunisti. Da spanciarsi dalle risate!

    Solo andando a scavare più a fondo comunismo e fascismo diventano una cosa sola: quando chi comanda necessita di folle di plebei e montagne di schiavi, e ideologie come religioni. Fedeli, mansueti e soprattutto ciechi, o semplicementi distratti vitanaturaldurante. We’re so easily fooled.

    Reply

  9. Giorgio Mattiuzzo
    8 Marzo 2008 @ 8:15

    è plausibile che il caso Moro sia stato pensato, progettato, attuato da un gruppo di brigatisti (manovalanza di piazza) che si addestravano nel giardino di una villa di Velletri senza neanche i proiettili?

    E perché no, cara Solange? Se dieci arabi cocainomani hanno preso quattro aerei per la prima volta nella loro vita e volando a vista hanno raggirato la più grande potenza militare della storia, e dopo essersi schiantati, sono SOPRAVVISSUTI, i goffi brigatisti mi paiono più plausibili.

    Se in Inghilterra i terroristi cattivi fanno le bombe con la farina ed il gatorade, perché i nostri terroristi non possono aver fatto quello che hanno fatto?

    Orsù Solange, lei manca di fede. La fede e la devozione necessarie a mantenere in vita quel meravoglioso organismo che è l’organismo sociale.

    Penitenziagisca!

    Reply

  10. Solange Manfredi
    8 Marzo 2008 @ 10:06

    Dott. Bove,
    Lei pensa veramente che Moro sia stato condannato a morte da uomini del suo stesso partito? Io no. Ritengo, ma è una mia ipotesi, che gli uomini di partito siano lì come esecutori di ordini di persone più in alto.
    Non credo neanche che ciò sia accaduto perché lavorava per creare un governo dalle larghe intese. Io credo che chi comanda (e, come ho già detto, a parer mio non sono i politici) decida cosa far credere al popolo. Uno degli strumenti migliori per tenere sotto scacco un popolo è la paura: ieri del terrorismo comunista oggi del terrorismo di al-Qaeda. Chissà se, come è successo per le stragi e gli omicidi in passato attribuiti, grazie ai depistagli dello Stato, agli estremisti di sinistra (che poi dopo decenni si è scoperto essere stati attuati dalla destra) oggi non si scopra che al-qaeda in realtà è un nostro alleato. La cosa più importante è tenere la popolazione nella costante paura. Si possono far accettare anche le cose più ingiuste alla società se si riesce a manovrare le opinioni sull’onda emotiva magari di qualche strage creata ad hoc. Cia, mossad, KGB? Concordo con Monti: quando si va a scavare più a fondo ci si accorge che …il teatrino è stato allestito per il popolo.
    Piazza delle cinque lune è un bellissimo film, tratto dai libri del Senatore Flamigni, che non a caso non viene mai trasmesso.
    Il memoriale Moro è sono un documento in più in mano ai pochi che possono usarlo come strumento di ricatto.

    Per J. Monti.

    Si, ma il testimone non ha visto Moro, ha visto una persona in impermeabile che aveva la corporatura di Moro, cosa ben diversa.

    Purtroppo la disinformazione condiziona la popolazione. Ancora oggi vi sono persone che sono convinte che Piazza Fontana sia una strage di sinistra o che la strage del Moby Prince sia stata causata dalla disattenzione dell’equipaggio intento a guardare una partita di calcio alla Tv. Purtroppo la popolazione crede ancora a quello che gli organi di informazione dicono. Come ho detto la dinformazione è un importante strumento di potere.
    Per Giorgio Mattiuzzo
    E’ vero, purtroppo i centri di potere si sono resi conto che siamo capaci di credere a qualsiasi cosa….quindi perché non approfittarne? In attesa della prossima bufala la saluto.

    Reply

  11. Anonimo
    8 Marzo 2008 @ 15:17

    Reply

  12. Anonimo
    8 Marzo 2008 @ 15:33

    Reply

  13. Solange Manfredi
    8 Marzo 2008 @ 16:16

    Per anonimo.
    E si, il meccanismo è sempre lo stesso! E’ triste abitare in un paese dove l’unica difesa possile appare (od è) quella di rendere pubblica una situazione….nella speranza di restare vivi.

    Reply

  14. Antonio
    10 Marzo 2008 @ 14:29

    Non so cosa è potutto succedere in quei 55 giorni. E non so se i mananti di Moro siano stati politici o quant’altro. Una cosa è certa: su questioni di questa rilevanza, su temi di importanza fondamentale, e su aspetti di interesse comune è NON CIVILE apporre il segreto di Stato (esattamente come venne apposto per la strage di Portella della Ginestra, e per tanti altri fatti di rilievo). Il segreto di Stato è uno strumento feudale, antidemocratico ed è un indice di paura e cospirazione. Se un qualche senso può avere per garantire una certa posizione nei rapporti internazionali, non ha senso per quel che attiene fatti di rilevanza interna.

    Reply

  15. Anonimo
    14 Marzo 2008 @ 15:04

    La teoria del doppio ostaggio mi ha sempre interessata; non sono molto convinto su via Fani ma su Via Montalcini ho delle opinioni forti al limite della certezza.

    La differenza di orario della morte,
    le condizioni del cadavere.
    l’impossibilità di lavarsi in uno stanzino
    le condizioni dei vestiti

    fanno pensare ad un’altra sede di prigionia.

    Ma allora chi era ostaggio in via Montalcini?

    Un doppione?

    Reply

  16. Solange Manfredi
    14 Marzo 2008 @ 17:25

    Personalmente non credo che in via Montalcini ci sia stato un ostaggio, nè tanto meno Moro. Ritengo che Moro sia stato tenuto in una casa con giardino vicino Roma. Aveva camera, bagno, scrivania e possibilità di passeggiare.
    Un saluto

    Reply

  17. Anonimo
    14 Marzo 2008 @ 20:50

    Anche le R4 erano due, ambedue provenienti dal quartiere Prati.

    Una pulita di autolavaggio è sparita, l’altra sporca di cascami di tessuti è stata ritrovata.

    Due auto = due realtà.

    Reply

  18. Anonimo
    25 Marzo 2008 @ 22:59

    commento a Moro, in via Fani non era in auto–>
    Plausibile perchè le armi della scorta erano nel bagagliaio non al seguito dei passeggeri.

    Reply

  19. corrado
    11 Aprile 2008 @ 8:37

    Ottima ricostruzione dei tanti tasselli del puzzle (il disegno completo non lo scopriremo mai a meno che il Gran Capo non confessi la verità).

    Ero sicuro che l’omicidio Moro fosse stato organizzato dai servizi segreti pilotando le Brigate Rosse (come d’altronde probabilmente tutti gli atti di terrorismo “rosso” e “nero”), alcuni dettagli li conoscevo già, una conferma me l’aveva data anche la lettura di un libro autobiografico di uno dei brigatisti coinvolti nella faccenda.

    Ma questo articolo mostra qualcosa di piu’: ovvero come tantissimi particolari fossero noti a tutti (quelli che volevano sapere, e quindi giornalisti ed inquirenti) e come siano riusciti benissimo nell’intento di camuffare la realtà imbastendo un castello di menzogne a cui tutti gli italiani hanno creduto.

    grazie per questo sapiente e certosino lavoro di decostruzione della menzogna

    Reply

  20. Anonimo
    27 Maggio 2008 @ 9:29

    All’anonimo del 7 marzo 2008 19.59 che ci dice di vergognarci: vergognati tu, pusillanime e schiavo!

    Reply

  21. Anonimo
    30 Gennaio 2011 @ 17:38

    Valerio Morucci, un ex brigatista rosso che fece parte del nucleo che sequestrò Moro e uccise la scorta del presidente della Dc, ha dato esaurienti risposte – considerate del tutto attendibili – ai “misteri” del caso Moro.
    Leggete il testo che si trova al sequente link: http://www.parlamento.it/parlam/bicam/terror/stenografici/steno22.htm
    (Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi; 22ª SEDUTA; MERCOLEDI’ 18 GIUGNO 1997; Presidenza del Presidente PELLEGRINO)

    Reply

  22. Anonimo
    18 Maggio 2012 @ 22:14

    Se non credi che Moro fu ucciso dalle BR mi vuoi dire chi uccise Marco Biagi e D'Antona?

    Reply

  23. Anonimo
    6 Settembre 2012 @ 11:52

    Negli ultimi giorni del suo sequestro, Moro fu tenuto prigioniero in uno dei due magazzini di stoffe interni a palazzo Caetani. Le ampie tracce di stoffe (non consumate) sulle ruote della R4 e sull'abito e le suole delle scarpe di Moro, dimostrano che Moro non poteva trovarsi nel covo di Via Montalcini (molto distante da Via Caetani)ma in una collocazione estremamente vicina al luogo del ritrovamento. Una volta ucciso, la R4 col corpo dello statista ha fatto poche decine di metri ed è stata parcheggiata in Via Caetani. Questa è la mia convinzione. Affermazione schematica che trova numerosi elementi nei libri di Sergio Flamigni.

    Reply

  24. Anonimo
    9 Gennaio 2014 @ 21:55

    Anch'io sono convinto che Moro non fosse in via Fani e che fosse stato prelevato, del tutto pacificamente, con la scusa di proteggerlo, dopo la messa del mattino. La scorta fu mandata su un altro percorso e fu sterminata sparando a raffica come messa in scena eclatante e per sopprimere i testimoni. Tra l'altro ci fu anche qualche residente che scattò alcune foto dopo l'agguato. Le foto furono sequestrate e distrutte, non se ne seppe più nulla. Moro non fa mai, nelle sue lettere, alcun accenno, neppure alla lontana, alla strage in via Fani e alla sorte degli uomini della sua scorta, ai quali era personalmente ed affettivamente legato.

    Reply

  25. Anonimo
    10 Maggio 2014 @ 14:50

    Reply

  26. Mortacci vostri e dei brigatisti se c'era mussolini
    16 Marzo 2018 @ 11:25

    Ma secondo il piu’ scemo degli scemi al mondo….. non riesce a capire che senza la complicita’ dello stato non puo’ esistere niente mafia brigate rosse camorra e tutto il resto, lo stato e’ sempre complice di tutto .

    Reply

  27. Skep
    2 Agosto 2018 @ 11:17

    Gentile Dottoressa Manfredi ,

    mi chiamo Skep (nome d´arte, ma ci tengo molto a esser chiamato così ), e da qualche tempo ho preso a interessarmi del caso Moro. In breve sono arrivato alle stesse conclusioni cui Lei era già giunta nel 2009, data del video su youtube dove L´ho scoperta : cioè che Moro in via Fani non poteva assolutamente esserci – a meno che lo volessero prendere morto e non vivo.

    Se dunque, come Lei conclude logicamente, Moro fu rapito prima, tra casa sua e via Fani, forse in chiesa, allora era stato separato dalla scorta con una scusa che gli deve essere apparsa plausibile, perché comunicata da qualcuno che conosceva e di cui si fidava : un improvviso cambio nell´ordine di servizio della scorta non sarebbe stato altrimenti accettabile. Forse tale cambio, consistente nel mandar via la scorta da sola lungo via Fani , con Moro affidato a un´altra ( falsa e traditrice) scorta, era stato addirittura comunicato segretamente a Moro la sera prima o ancor prima. Altrimenti non si spiegherebbe come tutto fosse pronto per l´agguato in via Fani , i cui esecutori erano certi che la scorta sarebbe passata di là.

    La falsa scorta poi probabilmente, consegnò Moro rapito direttamente agli americani, che se lo portarono in qualche base extraterritoriale dove nemmeno un Varisco o un Dalla Chiesa sarebbero potuti entrare.

    Ma vorrei proporre alla Sua attenzione critica altri elementi : i fori dei proiettili nei parabrezza che si vedono nelle foto, sono 1 nel parabrezza anteriore della 130, e 3 o 4 in quello posteriore dell´alfetta di scorta : tutti e 4 appaiono frutto di colpi sparati dall´alto – e comunque, di certo non da destra né da sinistra. Ma c´è un altro foro di proiettile che sicuramente proviene dall´alto : sta nel cofano dell´alfetta della scorta : è impossibile per chi spari dal piano strada, forare con tanta efficacia un cofano : a meno che non ci abbiano appoggiato il mitra da sopra, perpendicolarmente, il che è assurdo.

    Non è necessaria perizia balistica per rendersi immediatamente conto che cecchini professionisti hanno sparato dall´alto, o da qualche tetto, o finestra/balcone, o da un velivolo. Ve ne dovettero essere almeno 2 : uno da davanti al convoglio, quello che fece il buco nel parabrezza anteriore della 130, sparo che dovette centrare il Ricci alla guida. E un altro, da dietro al convoglio, quello che fece i 3 o 4 buchi nel parabrezza posteriore dell´alfetta di scorta, che dovettero ferire o uccidere Iozzino, Zizzi e Rivera, e che mancò il bersaglio col colpo nel cofano ( in realtà vi è anche un secondo foro nell´angolo di piegatura del cofano, che non può che provenire dall´alto ).

    Forse vi erano altri 2 cecchini appostati in alto, ai lati del convoglio. Questi 2 o 4 cecchini militari superprofessionali fecero il grosso della mattanza dall´alto. Poi, a un segnale convenuto, entrarono in azione i finti brigatisti, le cui divise da aviere, se è vera almeno questa parte della vulgata, servivano loro a rendersi ben riconoscibili ai cecchini per evitare friendly fire. A questo punto, a un segnale convenuto, magari tramite walkie-talkie coordinati da camillo guglielmi, i cecchini si eclissano, e i finti brigatisti ( li chiamo finti perché moretti, morucci, lojacono e casimirri almeno, sono tutti agenti di gladio/cia ) si avvicinano alle auto per dare il colpo di grazia ai 5 agenti.

    Mi fermo qui, sarei onorato di una Sua opinione critica, e vorrei chiederLe gentilmente se Lei è certa al 100% che la chiesa dove si fermò Moro quella mattina era San Francesco d’Assisi a Monte Mario, in piazza di Monte Gaudio.

    Ovvio che anche l´ultima commissione Moro non ha fatto che depistare, e la ricostruzione dell´agguato in 3D è una farsa, dato che omette di indicare le traiettorie dei proiettili dei parabrezza e finge di ignorare completamente il foro del cofano. Tuttavia, anche nella 3D vi sono traiettorie dall´alto verso il basso non spiegate, impossibili da attribuire agli ” avieri “.

    La teoria pseudoalternativa che si sia sparato anche da destra è priva di senso, perché gli sparatori da destra e da sinistra si sarebbero ammazzati tra loro.

    Soltanto 4 cecchini sparanti dall´alto in basso potevano sparare da 4 direzioni diverse senza correre questo rischio.

    La ringrazio dell´attenzione, dell´aiuto e della critica che riterrà di darmi,

    cordiali saluti e complimenti per il suo lavoro e le sue brillanti idee,

    Skep

    PS Se la mia linea di ricerca , che poi in parte coincide con la Sua, Le dovesse interessare, sarei felice , dato che io non ho queste conoscenze, se Lei, che è una giurista e quindi conoscerà periti balistici, potesse chiedere Loro da dove esattamente provennero i colpi sparati dall´alto e che forarono i parabrezza e il cofano. Infatti è estremamente probabile che i cecchini, muniti di fucili di grosso calibro con cannocchiale, siano entrati in azione dopo che la 130 e l´alfetta erano state bloccate allo stop, perché è più facile sparare a un bersaglio immobile che a uno mobile : dunque un balistico può in teoria calcolare il punto esatto dove si trovava il cecchino.

    Reply

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